Smarino del nodo ferroviario in Val Bisagno, i municipi sulle barricate: "Subito un'assemblea pubblica" - Genova 24
La reazione

Smarino del nodo ferroviario in Val Bisagno, i municipi sulle barricate: “Subito un’assemblea pubblica”

Roberto D'Avolio e Massimo Ferrante si preparano per la battaglia: "Nessun coinvolgimento, ora servono chiarimenti immediati"

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Genova. Monitoraggi, concertazione sugli orari, compensazioni, verifiche e incontri con la popolazione. Queste sono alcune delle richieste che arrivano dai municipi della Val Bisagno a seguito della variante approvata da Regione Liguria per lo smaltimento di 70 mila metri cubi di smarino proveniente dagli scavi del nodo ferroviario di Genova che saranno conferiti nella cava di Montanasco a Molassana.

La notizia, anticipata da Genova24, è arrivata infatti come un fulmine a ciel sereno per i territori che saranno interessati dal via vai di circa una cinquantina di mezzi pesanti al giorno che dal cantiere di Brignole attraverseranno Marassi, Staglieno e Molassana carichi di materiali di scavo, cosa per la quale gli stessi presidenti dei municipio Bassa Valbisano e Media Valbisagno non erano stati messi al corrente.

“Ancora una volta il Municipio IV Media Valbisagno, che ho il compito di rappresentare, si trova a subire una gravosa servitù senza che la questione sia stata illustrata ai cittadini attraverso gli strumenti della comunicazione istituzionale – scrive Roberto D’Avolio, presidente del Municipio IV in una lettera indirizzata al presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, al sindaco di Genova Marco Bucci e al prefetto Renato Franceschelli – Stiamo parlando di centinaia di mezzi pesanti che viaggeranno lungo una vallata già critica dal punto di vista della viabilità e della fragilità delle strade e dei sottoservizi. A tutto questo va ad aggiungersi la fase di lavorazione del materiale, che ne prevede la macinazione e trasformazione in malte cementizie e bituminose, lavorazioni rumorose e a forte impatto ambientale”.

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Dello stesso tenore la reazione del presidente del municipio III Bassa Valbisagno Massimo Ferrante: “Da questa giunta oramai non ci aspettiamo più un dialogo ma almeno ci si aspetterebbe una comunicazione tra istituzioni, visto che fino a prova contraria sono i municipi poi a metterci la faccia con i cittadini – sottolinea – siamo ovviamente preoccupati, perchè se è vero che nessuno è contrario alla realizzazione di queste opere strategiche per la città, le modalità dovrebbero essere condivise con i territori e tutti i cittadini, come democrazia richiede”.

Sono tanti gli interrogativi che questa variante ha sollevato, in primis sulla gestione della viabilità, che in tutta la vallata è sicuramente complessa e già critica da molti punti di vista: “Tutta la Val Bisagno ha seri problemi di traffico, essendo l’unica parte della città servita esclusivamente da trasporto pubblico su gomma – evidenzia Ferrante – ricordo che i due municipi insieme contano oltre 130 mila residenti, un quarto della città, e un progetto del genere, che durerà almeno altri due anni deve tener conto di dove fa passare queste migliaia di mezzi pesanti. Qua abbiamo lo stadio, i mercati, le scuole e quesi camion rischiano di far collassare una viabilità già difficilissima”.

Ma non solo: “La cava Montanasco – ricorda D’Avolio – presenta visibili criticità di captazione delle acque piovane le quali, durante l’ultimo evento alluvionale, hanno causato importanti allagamenti su via Adamoli, trasportando materiale inerte sulla carreggiata.E non è certo finita qui: negli ultimi anni le segnalazioni legate ai rumori e ai miasmi sono aumentate e tutto questo ha destato molta preoccupazione nel quartiere; a tal proposito, il Municipio ha incontrato più volte le aziende operanti in cava con l’obiettivo di approfondire la tematica e di trovare soluzioni condivise ai vari problemi riscontrati ma, prima che le soluzioni siano state individuate, si aumentano i problemi“.

cava montanasco
La cava Montanasco a Molassana

Da qui le richieste urgenti da parte dei presidenti di municipio che chiedono a gran voce che l’amministrazione civica si confronti urgentemente con i territori sul tema: “Viste le condizioni in cui si trovano la cava e la viabilità della valle, e alla luce anche dei lavori dello scolmatore – scrive D’Avolio – chiediamo che venga rivalutato il piano di conferimento dello smarino; venga reso pubblico immediatamente il piano di mitigazione di tutte le esternalità negative prodotte dal sito dando per scontato che esista; venga istituito un monitoraggio ambientale costante su tutta la Valbisagno e, in particolar modo, sulla zona delle Gavette e di Molassana – Cava Montanasco”.

E in aggiunta la richiesta è quella di una commissione urgente in comune e “che venga convocata l’Assemblea Pubblica degli interessati prima dell’avvio delle lavorazioni”, conclude D’Avolio. Richieste a cui si accoda anche Ferrante che aggiunge una stoccata politica: “Questo centrodestra, a chiara trazione leghista, sta dimostrando la grave incoerenza di un approccio federalista quando si tratta di interessi nazionali, ma con una tendenza incredibilmente centralista quando invece c’è da preoccuparsi della gestione dei territori“.

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