Ponte Morandi, esclusi dalle parti civili anche i colleghi di Vicini e Casagrande, un dipendente dell'obitorio e tre poliziotti in servizio - Genova 24
L'ordinanza

Ponte Morandi, esclusi dalle parti civili anche i colleghi di Vicini e Casagrande, un dipendente dell’obitorio e tre poliziotti in servizio

Hanno provato, insieme a diversi cittadini che hanno visto il crollo in diretta, a costituirsi a causa dello shock subito

il dolore all'obitorio per le vittime di ponte morandi

Genova. C’è anche un dipendente dell’obitorio del San Martino e 3 poliziotti che quel giorno hanno prestato servizio a vario titolo nei soccorsi, tra coloro che hanno cercato di costituirsi parte civile nel processo per il crollo di ponte Morandi ma che il Gup Paola Faggioni ha escluso.

Esclusa anche una famiglia di Coronata che ha visto il crollo del ponte dalla finestra e molti dipendenti Amiu, colleghi Mirko Vicini e Bruno Casagrande deceduti la mattina del 14 agosto 2018 nel deposito che si trovava sotto il viadotto e che non hanno in alcuni casi nemmeno assistito al crollo perché erano al lavoro dalla parte opposta della città.

“Senza escludere lo sconvolgimento e la sofferenza provati in quei momenti drammatici, peraltro vissuti da tutti coloro che hanno partecipato attivamente alle operazioni di soccorso” scrive il giudice nell’ordinanza con riferimento in particolare al dipendente dell’obitorio e agli agenti gli effetti dannosi lamentati sono “occasionati dall’esercizio delle funzioni svolte e strettamente collegati alle stesse” e quindi non legittimano la costituzione di parte civile.

Il cup ha escluso anche tutti coloro che hanno cercato di chiedere di costituirsi per aver assistito direttamente al crollo.

Tra le aziende ha ammesso il terminal Sech perché ha motivato con le carte la perdita economica subita ma non il ‘cugino’ Psa di Pra’ che non ha portato documenti a comprovare un danno diretto negli affari ma ha lamentato di aver dovuto pagare gli abbonamenti a treni ai dipendenti. Troppo poco, secondo il gup, per entrare nel processo.
Via libera invece a una palestra di via Renata Bianchi a Campi che ha dimostrato grazie all’avvocato Raffaele Caruso i danni subiti dalla difficoltà degli utenti a raggiungere la struttura ed è stata ammessa nel processo.

Più informazioni