Operatori Amiu in sciopero, presidio sotto palazzo Tursi: oggi possibili disservizi - Genova 24
Protesta

Operatori Amiu in sciopero, presidio sotto palazzo Tursi: oggi possibili disservizi

Si tratta di una vertenza nazionale per il mancato rinnovo del contratto. L'astensione dal lavoro proseguirà per tutta la giornata

Generico novembre 2021

Genova. Sciopero e presidio davanti a palazzo Tursi, sede del Comune, oggi – lunedì 8 novembre – per i lavoratori di Amiu. La protesta tuttavia è nazionale, legata al mancato rinnovo del contratto di lavoro dei servizi ambientali. Gli operatori hanno anche incontrato il sindaco Marco Bucci: “Ci hanno chiesto aiuto e noi li aiuteremo, alcuni problemi contrattuali sono abbastanza importanti e soprattutto è inaccettabile che da due anni non ci sia il rinnovo del contratto, con i dipendenti Amiu il clima è ottimo, lavoriamo bene insieme, loro sanno che abbiamo salvato l’azienda e investiamo costantemente in raccolta e impiantistica”.

L’astensione interessa l’intera giornata e tutti i turni di lavoro. “Saranno garantite – precisa Amiu – secondo quanto previsto dalla normativa le prestazioni indispensabili. Al termine dello sciopero poi, le erogazioni dei servizi torneranno alla normale fruibilità”.

Ma l’assessore all’Ambiente Matteo Campora ha avvertito: “Trattandosi di un lunedì, e quindi dell’inizio della settimana, saranno possibili disservizi e rallentamenti nella raccolta dei rifiuti“. E ancora “Siamo consapevoli che potranno esserci problemi ma questi non dipenderanno dalla volontà del Comune. Lo sciopero è legato a vertenze che non riguardano la sola città di Genova”.

Il contratto dei servizi ambientali in Italia interessa oltre centomila lavoratori, tra pubblico e privato. La protesta è stata decisa da Fp-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Fiadel. I sindacati attaccano le associazioni datoriali – Utilitalia per la parte pubblica, Confindustria Cisambiente e Fise/Assoambiente per quella privata (insieme alle tre centrali cooperative, Agci, Confcooperative e Legacoop) – “responsabili della rottura delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di settore”.

“Dopo aver perso tempo, lasciando che 27 mesi trascorressero dalla scadenza del contratto, hanno poi posto condizioni inaccettabili mettendoci nella situazione di non poter proseguire” si legge in una nota unitaria: “Ci hanno chiesto flessibilità sull’organizzazione del lavoro attraverso il sistema degli orari, il ridimensionamento delle relazioni industriali per privare i lavoratori della rappresentanza e della partecipazione in azienda, la precarizzazione dei rapporti di lavoro soprattutto per i part-time, l’eliminazione del limite massimo dei lavoratori part-time presenti in azienda; una parte economica legata solo all’inflazione, con un generalizzato mancato riconoscimento delle professionalità dei lavoratori addetti agli impianti”.

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