La consigliera Pd porta gli haters in tribunale, il caso che imbarazza il sindaco Bucci - Genova 24
Tre anni dopo

La consigliera Pd porta gli haters in tribunale, il caso che imbarazza il sindaco Bucci

Si apre il processo che vede imputati sette sostenitori del sindaco per diffamazione nei confronti di Cristina Lodi

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Genova. Ci sono voluti tre anni perché alcune frasi pubblicate su Facebook, nel corso di un battibecco tra l’allora capogruppo del Pd Cristina Lodi e alcuni supporter del sindaco Marco Bucci, finissero in tribunale. Domani, giovedì 18 novembre, la citazione diretta a giudizio nel processo in cui sono imputate otto persone, tutti uomini, denunciati per diffamazione aggravata dall’uso dei social network.

Il post dal quale erano scaturiti gli insulti e le frasi screditanti nei confronti dell’esponente politica, alcuni dei quali a sfondo sessista, era comparso sulla pagina-profilo Facebook “Marco Bucci per Genova”. Erano i giorni in cui il primo cittadino era in Cina per impegni istituzionali. Lodi aveva commentato: “…sta progettando la fuga…”. Ne erano scaturite oltre 300 reazioni e se Bucci aveva mantenuto toni civili altrettanto non avevano fatto alcuni dei suoi sostenitori. I messaggi più pesanti erano stati subito cancellati ma anche quelli rimasti sono bastati a far scattare l’indagine da parte della polizia postale alla quale, appunto, si era rivolta per una denuncia la consigliera del Pd.

In attesa dell’udienza di domani al tribunale di Genova – l’esito del processo è tutto da immaginare e comunque domani non ci sarà sentenza – oggi sono arrivati numerosi messaggi di solidarietà a Cristina Lodi, il primo dei quali, in ordine strettamente cronologico, è stato quello dell’esponente della Lega e presidente del consiglio comunale Federico Bertorello.

“Vorrei censurare le gravissime condotte diffamatorie perpetrate via Facebook nei confronti della collega consigliera comunale a cui va tutta la mia solidarietà – si legge nella nota – anche a nome di tutto il consiglio comunale tengo a condannare fermamente questi episodi, e auspico che la magistratura punisca una volta per tutte chi compie tali atti di violenza verbale a mezzo social”.

Un atto nobile ma che qualcuno legge come una polpetta avvelenata nei confronti proprio del sindaco e della sua lista, in un momento in cui i rapporti tra i partiti di destra e i movimenti civici e centristi sembrano essere meno idilliaci del solito. Il comunicato di Bertorello, dicono i malpensanti, dovrebbe avere l’effetto di far uscire allo scoperto lo stesso Bucci e di fargli attaccare alcuni suoi sostenitori. Anche perché, proprio domenica scorsa, gli insulti a Cristina Lodi da parte di un noto esponente di Vince Genova si sono ripetuti, ancora una volta sui social.

Il sindaco, ad ogni modo, non è ancora voluto intervenire sulla questione. Ma c’è chi ricorda ancora l’episodio simbolico della rosa bianca, da lui donata nel luglio 2020 a Lodi durante un consiglio comunale come gesto di distensione dopo alcune discussioni molto accese tra i due.

Nel frattempo altri messaggi di solidarietà arrivano dal centrosinistra: “Esprimiamo solidarietà a Cristina Lodi, vittima di pesanti attacchi sui social. La violenza, anche verbale, non va mai tollerata. Bene ha fatto la consigliera comunale del Pd a denunciare quanto accaduto. Siamo accanto a lei nel condividere la linea di fermezza: la dialettica politica, lo scontro anche aspro nelle aule consiliari, non puoi mai degradare in attacchi personali e in insulti”, scrivono dal Pd di Genova.

“A distanza di tre anni, dai gravi episodi, le rinnoviamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza
con l’auspicio che i cosiddetti leoni da tastiera non restino impuniti. Non è un caso che
i commenti offensivi partano in particolare da uomini e vengano indirizzati a una donna
fortemente impegnata in politica e nel sociale. Ribadiamo che non si può e non si deve
sorvolare su veri atti diffamatori e sulle relative conseguenze, anche se alcuni, in maniera
superficiale, tendono a sottovalutare tali episodi, considerati parte di un mondo virtuale.
Non dobbiamo scordare infatti che queste azioni superano la soglia del reato di
diffamazione e devono essere adeguatamente condannate. Affermiamo che imparare a
chiedere scusa sinceramente, anche da parte di chi non è direttamente coinvolto,
rappresenti una scelta di buon senso e di civiltà, finalizzata altresì a migliorare i rapporti
istituzionali e politici nella nostra città”, si legge in una nota della lista Crivello.

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