Coronavirus, perché la Liguria non rischia la zona gialla anche se i contagi continuano a salire - Genova 24
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Coronavirus, perché la Liguria non rischia la zona gialla anche se i contagi continuano a salire

Superata la soglia critica dei 50 casi ogni 100mila abitanti ma i tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri sono ancora bassi

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Genova. Continua la risalita dei contagi in Liguria, come certificano non solo gli ultimi bollettini giornalieri emessi dalla Regione ma anche il report pubblicato oggi dalla fondazione Gimbe che rileva una crescita settimanale del 14% dei nuovi casi nel periodo 3-9 novembre. Una tendenza che in realtà riguarda tutto il Paese e che in ogni caso non avvicina la nostra regione alla temuta zona gialla che vedrebbe tornare alcune limitazioni e obblighi come quello di indossare la mascherina anche all’aperto.

L’incidenza settimanale dei nuovi casi in Liguria ha ormai superato la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, ma gli altri parametri che determinano l’abbandono della zona bianca sono ben lontani: i posti letto occupati da pazienti Covid in area medica sono il 6% (soglia 15%), in terapia intensiva il 3% (soglia 10%). Per finire in zona gialla bisognerebbe sforare entrambi i limiti. È vero tuttavia che il primo valore è in crescita rispetto alle scorse settimane. Ci sono solo due regioni che presentano valori “critici”: il Friuli-Venezia Giulia e le Marche, con terapie intensive occupate all’11%. Ma nessuna delle due rischia il cambio di colore per la prossima settimana.

Generico novembre 2021

In tre province si contano oltre 150 casi per 100mila abitanti: Trieste (479), Bolzano (260) e Gorizia (221). “Numeri – commenta Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe – che dovrebbero indurre gli amministratori locali a considerare restrizioni su base comunale o provinciale, per evitare che la diffusione del contagio trascini l’intera regione in zona gialla”. Per rendere l’idea, nel report la provincia ligure col numero più alto è Imperia, che si ferma a 83 casi.

“Sul fronte ospedaliero – afferma Renata Gili, responsabile della ricerca sui servizi sanitari della fondazione Gimbe – si registra un ulteriore incremento dei posti letto occupati da pazienti Covid: rispetto alla settimana precedente +14,8% in area medica e +9,4% in terapia intensiva”.  A livello nazionale il tasso di occupazione rimane molto basso (6% in area medica e 5% in terapia intensiva), ma con notevoli differenze regionali.

Sul fronte dei vaccini, la Liguria resta indietro rispetto alla media nazionale: gli immunizzati a ciclo completo sono il 78,4% della popolazione totale (l’Italia nel complesso è arrivata all’80%), mentre ha ricevuto una sola dose il 76,1% (media nazionale 76,4%). Va meglio per le terze dosi aggiuntive (quelle per immunodepressi), col 75,6% della platea coperta rispetto al 43,1% nazionale, ma non per le dosi booster, che vedono un tasso di copertura del 29% a fronte del 39,5% italiano.

Come ricorda la fondazione, ogni settimana a questa platea si aggiungono in tutta Italia 800mila over 60 che hanno completato il ciclo vaccinale nei sei mesi precedenti. Entro fine anno “complessivamente, si tratta di oltre 11 milioni di dosi booster che impongono alle Regioni un deciso cambio di passo sia in termini di comunicazione e persuasione, sia di organizzazione, visto che entro fine dicembre bisognerebbe somministrare circa 1,4 milioni di dosi settimanali”.

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