Bloccati a Genova per una lite tra aziende, l'odissea di 10 operai: "Non sappiamo dove dormire" - Genova 24
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Bloccati a Genova per una lite tra aziende, l’odissea di 10 operai: “Non sappiamo dove dormire”

Da un giorno all'altro rimasti senza lavoro e senza soldi, la maggior parte di loro vive in Sicilia: "È una guerra tra ricchi e ci andiamo di mezzo noi poveri"

Genova. Sbattuti fuori dal cantiere per un contenzioso tra aziende, improvvisamente rimasti senza vitto e alloggio a centinaia di chilometri dalle loro case e dalle loro famiglie. Dall’oggi al domani e senza troppe spiegazioni. È l’incredibile odissea vissuta da dieci operai trasfertisti della Tcr Impianti, ditta con sede a Siracusa che da settembre era impegnata in lavori di ristrutturazione su una centrale termica del Porto Antico di Genova da cui dipendono gli impianti di riscaldamento dell’edificio Mandraccio e delle palazzine del Porto Franco.

“Ieri ci è arrivata la comunicazione che non saremmo più potuti entrare in cantiere. Da un giorno all’altro ci siamo trovati senza lavoro e già da questa sera non sapremo dove andare a dormire – racconta Pasquale Brino, uno degli operai in presidio davanti all’entrata del cantiere in via alla Calata Marinetta -. Non abbiamo in tasca un euro per comprare i biglietti per tornare a casa, ma nemmeno per mangiare. Siamo completamente senza soldi. Abbiamo lavorato ininterrottamente per 25-26 giorni senza giornate di riposo, questo è il ringraziamento”.

La disputa di fatto è tra due aziende: la Engie di Roma, committente dei lavori insieme alla società Porto Antico, e la Logitec di Torino, che ha preso le opere in subappalto affidandole a sua volta alla Tcr di Siracusa. Con l’estromissione dei subappaltatori, gli operai della terza ditta si sono trovati completamente al verde e in mezzo alla strada. Ma la situazione è ancora più complicata: da quanto riportano i lavoratori, infatti, la Logitec avrebbe un debito con la Tcr di oltre 100mila euro che al momento ha bloccato pure il pagamento degli stipendi.

La maggior parte di loro vive in Sicilia, nella zona di Siracusa dove ha sede la loro ditta. Altri due sono di Salerno e un altro operaio è residente a Biella. Tutti lontanissimi dalle loro famiglie, senza nemmeno la possibilità di acquistare un biglietto del treno o del traghetto. “Non ho nemmeno voluto dare la cattiva notizia a casa. Vogliamo ringraziare Maurizio, il nostro ristoratore a Principe, che ci sta dando da mangiare”, racconta Riccardo De Angelis con le lacrime agli occhi. “Ho tre figli che aspettano lo stipendio e lo stipendio non arriva”, sottolinea Vincenzo Pericotti.

Generico novembre 2021

La situazione al momento appare senza via d’uscita. “Domani il nostro titolare verrà col legale per cercare di risolvere il fatto, ma non ci sono molte speranze. Vorremmo avere almeno i soldi per tornare a casa – aggiunge Ivan Lucanto -. È una guerra tra ricchi e di mezzo ci stiamo andando proprio noi poveri. L’appello è che la direzione del Porto Antico si faccia avanti per vedere cosa sta succedendo in questo stabile”.

Ed lo stesso titolare della Tcr, Angelo Listo, ad alzare la voce: “La Logitec da settembre a oggi non ci ha mai pagato nulla. Finora ho potuto anticipare i soldi per il ristorante e l’hotel perché le persone sono il cuore di un’azienda e io non le abbandono. Che non potevamo più entrare in cantiere me l’hanno detto gli operai mentre la Logitec non ci ha comunicato niente. Ho chiesto almeno il necessario per accontentare gli operai, loro dicono che non ne hanno più, ma perché non l’hanno detto prima?”.

Oggi gli operai si sono messi davanti all’accesso del cantiere bloccando di fatto le operazioni: “Se non lavoriamo noi non lavora nessuno“. I loro effetti personali, raccontano, sono ammassati in una stanza dell’hotel Bellevue di Principe dove risiedevano, in attesa di capire quale sarà il loro destino. C’è già chi si sta attrezzando per dormire in strada o nei pressi della stazione: “Nei prossimi giorni, se non risolveremo il problema, rimarremo qui a farci vedere perché è l’unico modo di ottenere qualcosa”. E anche Listo è pronto a dare supporto: “Possono venire anche i carabinieri, ma noi non ci muoviamo di lì“.

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