Bankitalia: "In Liguria economia in ripresa grazie ai vaccini". Ma il lavoro è sempre più precario - Genova 24
Luci e ombre

Bankitalia: “In Liguria economia in ripresa grazie ai vaccini”. Ma il lavoro è sempre più precario

In crescita fatturato e vendite nell'industria e nei servizi, ma pesano le incognite pandemia e caro materie prime. Turismo e commercio ancora sotto i livelli del 2019

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Genova. La Liguria rialza la testa dopo la pandemia: i dati dell’aggiornamento congiunturale della Banca d’Italia sui primi nove mesi del 2021 evidenziano un aumento del fatturato e delle vendite sia nell’industria sia nei servizi, con una crescita del 30% delle presenze turistiche su base annua che tuttavia non riesce a compensare il gap rispetto al 2019. Segnali positivi che si manifestano anche sull’occupazione, con un dato che tuttavia appare significativo: i contratti a tempo determinato rappresentano il 90% delle assunzioni nette a fronte di un’ulteriore diminuzione di quelli a tempo indeterminato.

“I servizi sono ripartiti in primavera, quando si è avuto un allentamento delle misure limitative della mobilità grazie alla campagna vaccinale – spiega Daniela Palumbo, direttrice della sede genovese della Banca d’Italia -. La crescita ha interessato tutti i settori, sia pure in maniera limitata. Il trasporto mercantile marittimo nella componente containerizzata è tornato ai livelli del 2019. Questo ci fa capire che il potenziamento infrastrutturale va realizzato per gli effetti positivi sui settori trainanti dell’economia ligure. Il commercio tuttavia risente ancora della prudenza nelle decisioni di spesa delle famiglie. In generale in Liguria la domanda interna continua a sostenere la ripresa”.

Nei primi otto mesi del 2021 le assunzioni nette (cioè il saldo tra aperture e chiusure di rapporti di lavoro) nel settore privato non agricolo sono state più di 30mila, oltre il doppio di quelle del 2020 e un quinto in più rispetto al 2019, ma sono consistite per la quasi totalità in contratti a tempo determinato. Allo stesso tempo sono diminuiti ulteriormente i rapporti di lavoro stabili. I maggiori contributi alla creazione di posti di lavoro sono provenuti dai comparti dei servizi, in particolare dal turismo. Le donne, che in termini occupazionali avevano risentito di più della crisi sanitaria rispetto agli uomini, hanno recuperato in misura relativamente superiore. Sia pure in diminuzione di circa il 25%, si è mantenuto ampio il ricorso alle forme di integrazione salariale, ancora 8 volte superiore a quello del 2019.

Tante luci e qualche ombra anche per l’industria. Il sondaggio congiunturale su un campione di 114 imprese dell’industria in senso stretto con almeno 20 addetti ha evidenziato che quasi il 60% delle imprese ha registrato un aumento di fatturato rispetto allo stesso periodo del 2020, mentre un quinto ha segnalato un incremento pari ad almeno il 10% delle vendite. L’export risulta in diminuzione (ma dipende da una grossa commessa cantieristica che l’anno scorso aveva fatto schizzare il valore) e per l’edilizia si confermano le previsioni positive nonostante il ricorso al superbonus in Liguria sia minore rispetto ad altre regioni italiane.

Ma c’è una spada di Damocle che incombe: “Un nuovo peggioramento della situazione sanitaria o il protrarsi delle difficoltà di approvvigionamento di materie prime riscontrate nel corso del 2021 rappresentano significativi rischi al ribasso – si legge nel rapporto -. In particolare, circa la metà delle imprese sta registrando problemi collegati principalmente all’aumento dei costi e all’indisponibilità dei materiali“. Stessa situazione che avevamo portato all’attenzione pochi giorni fa con riferimento al settore delle costruzioni.

“Al momento però il fenomeno è considerato di tipo temporaneo e transitorio perché le componenti di fondo, inflazione e dinamica salariale, non mostrano variazioni di rilevo – spiega la direttrice Palumbo -. Tuttavia il rientro dei prezzi richiederà tempi più lunghi”. Si tratta di “una condizione comune, uno shock che non lascia le imprese svantaggiate rispetto alla concorrenza italiana ed europea – aggiunge Alessandro Fabbrini, coordinatore dello studio -. Le imprese ci hanno comunicato che i prezzi stanno aumentando e la manodopera è difficile da trovare, ma in questo momento positivo riescono comunque a gestire l’equilibrio dei prezzi di output“.

Per il turismo l’incremento c’è stato, ma il livello non è ancora quello del 2019 e mancano all’appello soprattutto gli stranieri. “Ma se consideriamo solo giugno, luglio e agosto, le presenze italiane sono superiori allo stesso periodo del 2019”, segnala Fabbrini. Nel primo trimestre del 2021 la spesa dei turisti stranieri è stata inferiore del 25% a quella del 2020 e del 75% a quella del 2019 considerando lo stesso periodo.

Nella prima metà dell’anno il traffico commerciale marittimo ha segnato una ripresa di quasi il 10%, riportando nella componente containerizzata un pieno recupero della movimentazione precedente la pandemi. Anche i transiti autostradali si sono riportati sui livelli del 2019. Le compravendite immobiliari hanno conseguito un considerevole aumento, pari a circa il 60%, anche se la stessa tendenza non si osserva sul livello dei prezzi che sono rimasti stabili nei primi sei mesi del 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020.

Grazie all’espansione dei fatturati, la redditività delle aziende liguri è migliorata: la quota di aziende industriali e dei servizi che prevede di chiudere l’esercizio in utile è salita a quasi l’80%, riportandosi in linea con quanto registrato nella media del triennio precedente la pandemia. La liquidità delle imprese, in parte detenuta a fini precauzionali, si è mantenuta elevata, sostenuta – oltre che dalla positiva dinamica dei flussi di cassa – dalla possibilità di ricorrere a moratorie e garanzie pubbliche sul debito.

A fronte di criteri di offerta rimasti distesi, i prestiti al settore produttivo, principalmente destinati al finanziamento del capitale circolante, sono aumentati del 5,2% nei dodici mesi terminanti a giugno. La dinamica è stata più intensa per le aziende di piccole dimensioni (7,0%). La rischiosità dei prestiti alle imprese si è mantenuta su livelli analoghi a quelli osservati alla fine del 2020.

Il credito alle famiglie consumatrici ha accelerato dallo 0,9% di dicembre 2020 al 3,3%, in connessione con l’andamento delle compravendite immobiliari e con un incremento della domanda a fini di consumo, specie per l’acquisto di autoveicoli. Le scelte di impiego del risparmio sono rimaste caratterizzate da una preferenza per i prodotti più liquidi e per quelli maggiormente diversificati, quali i conti correnti e le quote di fondi comuni di investimento.

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