Waterfront Levante, niente più studentati nelle case di vetro e Sansa: "Abbiamo delle domande" - Genova 24
Opposizione

Waterfront Levante, niente più studentati nelle case di vetro e Sansa: “Abbiamo delle domande”

"Non contestiamo la qualità estetica del progetto ma la fiera era uno spazio pubblico della città, e ora?"

Generico ottobre 2021

Genova. “Nelle premesse del Waterfront di Levante che sta nascendo alla Fiera del Mare di Genova, le residenze per gli studenti erano uno dei fiori all’occhiello del nuovo progetto, ma ecco che, a lavori avviati, si scopre che sarebbero cancellate. Addio“, così Ferruccio Sansa, consigliere regionale lista omonima, sulle ultime indiscrezioni sul progetto immobiliare relativo alla zona fiera.

“E qui allora tutto il progetto rischia di assumere una luce completamente diversa – aggiunge Sansa, ricordando che si tratta di un project financing pubblico privato – qui non si intende contestare la qualità dei palazzi e del progetto, ma qualcosa stona, e non parliamo della procedura di aggiudicazione con una sola proposta in gara, ma la fiera era uno spazio pubblico della città, il nuovo waterfront invece in sostanza consisterà di alberghi, uffici e soprattutto 300 appartamenti. Case ecologiche, tecnologicamente avanzate e di gran lusso”.

Ecco dunque le domande che la lista Sansa pone all’amministrazione, che riportiamo:

1. Certo, il pubblico ha poche risorse e per riqualificare le aree deve appoggiarsi spesso al privato, ma era proprio necessario destinare uno spazio della città quasi interamente a edifici privati? Che differenza c’è tra una riqualificazione e una cementificazione (pur di grande qualità)? D’accordo, arriveranno il mare e le solite palme, ma quegli spazi una volta erano una fiera al servizio di Genova.

2. Nella Genova meravigliosa promessa da Marco Bucci la popolazione per miracolo doveva di nuovo crescere: “Arriveremo a 700mila abitanti”, garantì il Sindaco. La realtà è un’altra: siamo scesi ben sotto i 600mila. Ecco, ci sono già più case che abitanti, il mercato immobiliare è sull’orlo del collasso. Non lontano dalla Foce ci sono interi grattacieli nuovi di pacca, ma semivuoti. L’arrivo di altri 300 appartamenti sul mercato rischia di far crollare il valore degli immobili in tutta la zona.

3. I palazzi progettati da Renzo Piano sono molto belli. Le pubblicità delle società realizzatrici non smettono di decantare la qualità e il lusso delle rifiniture. Benissimo. Ma oltre a essere privati, questi spazi rischiano di essere esclusivi. Anzi, escludenti.

4. Sul groppone del Comune restava un debito di 20 milioni per il faraonico progetto del padiglione Jean Nouvel (che, va detto, Bucci ha ereditato da scelte di quindici anni fa). Nel nuovo Waterfront 15 milioni sono arrivati dal Governo, ma il Comune deve metterci 40 milioni per gli scavi e solo 20 verranno dalla vendita del padiglione C. Insomma, come ha detto il consigliere comunale Stefano Bernini contrario al progetto, resta il debito che l’operazione doveva invece cancellare.

5. Dove arriverà il canale? Rischia di fermarsi alla Batteria Stella, dove finisce la proprietà comunale, poi comincia l’area demaniale del Porto che finora si è impegnato solo a realizzare una pista ciclabile. L’acqua non dovrebbe collegare città e porto.

6. In tutto questo la città ha già perso anche il palasport trasformato in uno spazio commerciale e in qualche campo sportivo (ma allora a cosa servirebbe il ciclopico Palabombrini che imprenditori vicini al centrodestra vorrebbero realizzare a Cornigliano?).

7. Gli interventi urbanistici durano decenni. A volte secoli. Cambiano il volto della città per sempre e non si può sbagliare, come purtroppo è stato fatto in un luogo prezioso e delicatissimo come il porticciolo di Nervi. Fare non significa niente, bisogna fare bene, pensiamoci prima di dare il via anche all’assurdo Palabombrini.

“Insomma, qui al Waterfront ci ritroviamo con condomini (belli d’accordo), un canale (bello pure questo, ma a rischio di restare incompleto). E la città rimane con il suo debito di 20 milioni. Non finirà, come successo tante altre volte, che i privati si tengono i palazzi e il pubblico le spese da coprire?”, conclude Sansa.

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