Sgombero Tdn, Luciano sul tetto a oltranza: “Qui era la nostra vita ma ci rivedremo nelle piazze” - Genova 24
Il personaggio

Sgombero Tdn, Luciano sul tetto a oltranza: “Qui era la nostra vita ma ci rivedremo nelle piazze”

Bregoli, tra i fondatori del centro sociale: "La città si perde un grande pezzo di cultura e pensiero critico"

Sgombero terra di nessuno

Genova. “Credo che oggi la città si perda un gran pezzo di storia, di cultura, di pensiero critico”. A dirlo è Luciano Bregoli, l’uomo salito sul tetto del Terra di Nessuno questa mattina con l’intenzione di non lasciare il centro sociale fino all’ultimo momento possibile mentre è in corso l’intervento di sgombero da parte della polizia.

Di fatto l’unica forma di resistenza all’azione delle forze dell’ordine quella di Bregoli, tra i fondatori del centro sociale del Lagaccio, occupato per la prima volta nel 1994, poi sgomberato e rioccupato nel 1996. “Il Tdn è stato un centro sociale inizialmente attivo nel quartiere ma poi siamo diventati un punto di riferimento anche per tutta la città – dice a voce alta, per farsi sentire, dal tetto della struttura – durante il G8, ma non solo siamo stati attraversati da organizzazioni a livello nazionale”.

Come i capitani che abbandonano per ultimi la nave, Luciano Bregoli non ci sta a perdere quanto costruito in tanti anni e neppure strumenti come casse e amplificatori che nel tempo sono diventati l’attività lavorativa sua (gestisce un service) e di altri. Le sue parole sono rivolte ai vari soggetti che, oggi, hanno fatto scattare lo sgombero, ma anche al resto della cittadinanza.

Hanno le armi e le pistole dalla loro – afferma – noi abbiamo solo la fantasia, l’immaginario. Stiamo cercando di trattare l’uscita senza troppi danni. Probabilmente ci permetteranno di portare via noi le nostre attrezzature audio che sono un po’ il patrimonio più prezioso che abbiamo. Ci hanno anche detto che sorvoleranno sulla presenza di qualche pianta aromatica particolare”.

Ci rivedremo comunque nelle strade perché noi abbiamo perso casa nostra ma non finisce qua – sottolinea – il presidio rimane e ci stiamo organizzando per il futuro, probabilmente già da domani. Proveremo ad andare a trovare il sindaco, fargli una visita, se non ci arrestano prima… Prima mi domandavo ma perché non gli ho tirato un mattone, perché non si può perché tanto poi alla fine non vinciamo, loro hanno l’esercito noi abbiamo le bombolette spray e le casse”.

Quasi una riflessione, uno stream of consciousness il suo, parole in libertà e che rimandano a un pensiero anarchico spesso portato avanti tra le mura di quel centro sociale. “Ora poi con questa situazione pandemica è ancora peggio.. tutto il mondo è schiacciato tra vaccino, green pass… noi abbiamo invertito il meccanismo, che le persone preoccupate si preoccupino, che le persone si autodeterminino rispetto alle nostre pratiche, rispetto alle sostanze, rispetto al revisionismo, rispetto al covid, le persone sono in grado di autodeterminarsi e di fare le proprie scelte… “.

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