Quarto giorno di proteste no green pass in porto a Genova: presidi e blocchi ma prevale il buon senso - Genova 24

Genova. Il questore di Genova Vincenzo Ciarambino, nel suo ultimo giorno in servizio sotto la Lanterna lo ha citato stamattina come esempio di ottimo lavoro della questura e dei suoi uomini, a cominciare dalla Digos: “Siamo riusciti a far sì che il porto ricominciasse a lavorare garantendo nel contempo il diritto a manifestare” ha detto facendo riferimento al blitz pacifico dell’alba che ha consentito di liberare due varchi su quattro garantendo anche la chiusura solo parziale del varco Albertazzi.

E così mentre a Trieste il presidio in porto è stato sgomberato a suon di idranti, lacrimogeni e manganelli e ha portato i disordini fino in città, a Genova anche il quarto giorno di proteste è scivolato via abbastanza tranquillamente.

Anche il blocco improvviso del varco Albertazzi, messo in atto da un gruppo di no green pass intorno alle 13.30 e che ha portato, unica volta nella giornata, a veder schierato il reparto mobile in assetto antisommossa (ma solo per pochi minuti) è stato saggiamente ‘temporizzato’. Poco dopo le 15 è stato tolto e i manifestanti si sono pian piano spostati sul varco Etiopia dove per tutto il pomeriggio il presidio, più che una veemente protesta sembrava assomigliare a un happening, tra applausi, cibo e caffè distribuiti ai camionisti a cercarne la solidarietà e capannelli fitti di chiacchiericcio tra i manifestanti.

ll varco è diventato punto di ritrovo molto attrezzato per conoscersi e incontrarsi e far dialogare persone con le storie più diverse: il portuale ex lotta comunista con la maestra di yoga, l’alpino in pensione con l’intellettuale di sinistra, il lavoratore di Amt con il disoccupato o la casalinga e via così.

Finora chi ha tentato di alzare il livello di tensione è stato rapidamente zittito dalla stessa variegata piazza, su cui vegliano una ventina di portuali della Culmv in grado di tenere un minimo le redini della protesta entro binari gestibili. Ma la domanda che tutti si fanno alla fine della quarta giornata è: ma quanto durerà ancora? Da giorni circolano date e scadenze: la più gettonata era quella del 20 ottobre, ma c’è chi parla del 21 chi addirittura del 31 ottobre. I più duri e puri si limitano a dire che non c’è scadenza e che si andrà avanti fino all’abolizione del green pass.

Difficile dire cosa accadrà: se la protesta, che oggi in tutto avrà mobilitato non più di 500 persone, si autoestinguerà naturalmente visto che appare altamente improbabile un passo indietro del governo sul certificato verde o se ad un certo punto le esigenze di ordine pubblico imporranno uno stop con l’uso della forza, opzione che tutti in via Diaz sperano di poter escludere ma al momento l’incertezza regna sovrana.

L’unica certezza intanto, mentre al varco va avanti il pellegrinaggio quasi continuo di genovesi e ‘foresti’ con gli ultimi camionisti della giornata, stretti tra cordoni di manifestanti si fermano un attimo e scendono dal mezzo per un caffè veloce, è che domani, per tutti, si ricomincia.

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