Piani terapeutici per i bambini disabili, "Mio figlio è in lista d'attesa da 8 mesi e ha 50 bimbi davanti" - Genova 24
Il caso

Piani terapeutici per i bambini disabili, “Mio figlio è in lista d’attesa da 8 mesi e ha 50 bimbi davanti”

Lo sfogo di un genitore porta alla luce un problema che riguarda moltissime famiglie strozzate da tempi infiniti, pratiche complicate e la necessità di pagare per avere cure private

famiglia bambini

Genova. “Martedì mattina sarò in piazza De Ferrari, a Genova, sotto il palazzo della Regione, perché non ce la faccio più“. A raccontare la sua storia all’agenzia Dire è Marco Macrì, vigile del fuoco genovese, padre di due figli. Uno dei due è disabile.

Macrì è uno dei tanti genitori di bambini diversamente abili residenti in Liguria a doversi mettere in fila, una fila infinita, per accedere alle terapie. E poi tempi lunghi per il riconoscimento formale della disabilità e la necessità di ricorrere a prestazioni private per garantire i livelli essenziali di assistenza ai propri figli. Livelli di assistenza che dovrebbero essere gratuiti e costituire un diritto.

“Sono in contatto anche con l’Anffas, il Cepim e la Consulta regionale per i disabili – dice il genitore, che al momento si sta muovendo individualmente – ma chiedo a tutte le famiglie che sono in questa situazione di unirsi perché quella che viviamo è una cosa ignobile. Mio figlio ha tre anni e alcune disabilità non gravi, è da otto mesi che è in lista d’attesa per le terapie, ma ha cinquanta bambini davanti“.

Secondo l’agenzia Dire, si stimano 1.200 bambini diversamente abili in attesa delle prestazioni pubbliche previste dal piano terapeutico e teoricamente garantite dai Lea. “Il presidente di Anffas – prosegue Macrì – mi ha detto che prima dei 14 o 15 anni mio figlio non potrà andare a fare terapia di motricità e logopedia perché le graduatorie non scorrono. Ma a quel punto, probabilmente, quelle prestazioni saranno inutili e gliene serviranno altre”.

Sono tanti i colli di bottiglia che si intrecciano in questa vicenda, ma tutti sembrano poter essere ricondotti a un problema originale: la mancanza di personale nelle Asl. E poi la pandemia, che non ha sicuramente facilitato le cose. Prima del Covid, per ottenere la visita che certificasse la disabilità servivano mediamente 30 giorni: con lo scoppio della pandemia, la visita non è più necessaria e basta un passaggio di carte interno al sistema sanitario pubblico, ma invece che snellirsi i tempi sono di fatto raddoppiati.

Così come si sono allungate le tempistiche per il riconoscimento degli aiuti previsti dalla legge 104, passate da quattro a sei mesi. Altro problema, spiega ancora il genitore, è stato il cambiamento di impostazione nella fornitura delle prestazioni pubbliche. “Prima i bambini nella fascia da zero a tre anni avevano una priorità, ora la lista è unica e viene data priorità solo a chi ha disabilità più gravi e aspetta da più tempo”.

E in attesa che scorrano le graduatorie, che cosa succede agli altri bambini? “Chi ha i soldi si paga le terapie private – spiega Macrì – ma tante famiglie non possono permetterselo, non si può più andare avanti così. Sono stufo di vedere il presidente della Regione che dà pacche sulle spalle ai vigili del fuoco sotto il ponte Morandi o quando facciamo servizio a Natale, ma poi da assessore alla Sanità non fa nulla per risolvere questi problemi e se chiamiamo la sua segreteria veniamo rimbalzati. Ne va della qualità della vita dei nostri bambini e di tutte le nostre famiglie”.

Il genitore ha due richieste precise per Toti, che è anche assessore regionale alla Sanità: “Ripristini la lista doppia, con una graduatoria riservata ai bambini più piccoli e più fragili, e aumenti il personale delle Asl per recuperare i ritardi delle pratiche, garantendo la presa in carico di più bambini dai servizi sociosanitari pubblici, in modo da accorciare e sfoltire le liste d’attesa”.

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