La Diga di Begato oggi non esiste più: il nuovo quartiere green sarà pronto a fine 2023 - Genova 24
Com'è e come sarà

La Diga di Begato oggi non esiste più: il nuovo quartiere green sarà pronto a fine 2023 fotogallery

Completata la demolizione, Bucci e Toti: "Una giornata storica". Oltre alle nuove palazzine ci saranno un parco, impianti sportivi e una piazza alberata

Genova. Finito di demolire, si ricomincia a costruire. L’obiettivo adesso è vedere realizzato il nuovo Quartiere Diamante a fine 2023: non più mostri di cemento abbandonati al degrado, ma tre palazzine da 20 alloggi ciascuna con spazi verdi, un campetto sportivo polivalente, servizi per la cittadinanza, una nuova piazza alberata. Nel frattempo oggi la pala meccanica ha polverizzato ciò che restava delle vecchie Dighe di Begato, con un paio di mesi di anticipo rispetto al cronoprogramma iniziale. Una “giornata storica”, la definiscono in coro il governatore Giovanni Toti e il sindaco Marco Bucci.

“Un concetto di edilizia che non deve più esistere e che, con oggi, cancelliamo del tutto – commenta Bucci – Diciamo quindi addio all’idea di ghetto, andando a sanare una ferita sociale oltre che estetica e urbanistica. Un taglio netto con il passato che ci permette di ridare dignità non solo al territorio ma anche, e soprattutto, alle persone. Si tratta di un vero e proprio cambio di rotta nell’ambito dell’edilizia sociale, verso un nuovo quartiere con più servizi e una maggiore qualità di vita. Non ci fermiamo qui: vogliamo che in ogni zona di Genova coesistano abitazioni, uffici, servizi e negozi. La data di oggi resterà scritta nei libri di storia dell’urbanistica della nostra città”.

In tutto sono 175mila i metri cubi abbattuti sotto i colpi delle tre gru impegnate a partire dal 1° agosto 2020, circa tre volte il ponte Morandi. I due fabbricati comprendevano in tutto 523 alloggi. I detriti prodotti dall’abbattimento sono complessivamente 30mila metri cubi, più mille tonnellate di ferro estratte. Sono state smaltite 2.700 tonnellate di materiale, tra cui 240 di ferro e acciaio, 11 di elettrodomestici, 300 di legno, 9 di materassi. Trasferiti altrove 776 cittadini, di cui il 45% circa è rimasto in Valpolcevera.

Al posto dei due edifici, costruiti nel 1980 e progettati dall’architetto Pietro Gambacciani, sorgerà qualcosa di completamente diverso. “Le persone rimarranno a bocca aperta – assicura l’assessore regionale Marco Scajola -. La volontà è prenderci tutto il 2023, è ovvio che i cantieri subiscono variabili importanti. Qui la ditta ha lavorato benissimo ma anche il tempo è stato dalla nostra parte. Il nostro obiettivo sarebbe la fine del 2023″.

L’operazione sarà portata avanti da Arte Genova su mandato di Regione Liguria grazie ai 15 milioni del bando nazionale Pinqua. Per ora c’è solo uno studio di fattibilità: nei prossimi mesi verranno pubblicate le gare per la progettazione e i lavori. In tutto verranno edificati 60 appartamenti, 20 di edilizia residenziale sociale e 40 di edilizia residenziale pubblica con una superficie media di 60 metri quadrati, distribuiti su edifici di 6 piani ciascuno. Inoltre è previsto il recupero di una parte della Diga Bianca con 57 appartamenti, per un totale di 107 alloggi (i nuclei ricollocati per l’abbattimento delle Dighe erano 374). Un progetto che prevede un investimento complessivo di circa 37 milioni di euro.

Le tre nuove palazzine saranno costruite con tecniche innovative, con largo utilizzo di materiali riciclabili e con impianti dalle alte prestazioni energetiche alimentati da fonti rinnovabili. “Saranno progettati per consumare poca energia e secondo il concetto della smart home – spiega Paolo Gallo, amministratore unico facente funzione di Arte -. Dovranno mettere diversi servizi disposizione degli inquilini che vorranno abitare qui”. Ma chi saranno i nuovi abitanti? “Verranno scelti con procedura a evidenza pubblica per quanto riguarda l’edilizia residenziale pubblica, mentre sul social housing potrebbero esserci procedure di Arte o del Comune”, La proprietà rimarrà pubblica: “In base alla normativa vigente i nuovi palazzi saranno vincolati alla destinazione d’uso per cui vengono costruiti, quindi escludo totalmente l’ipotesi di venderli”, assicura Galo.

Il progetto Restart Begato prevede anche la realizzazione di un grande parco urbano con attività sportive, il recupero dei campi esistenti, attività ricreative, aree gioco e didattiche legate alle attività e al quartiere. C’è anche il recupero delle antiche creuse e percorsi nel verde per riscoprire luoghi e punti di vista panoramici, come l’antico percorso alla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. E poi servizi e spazi aggregativi per circa 500 metri quadrati per associazioni e enti, la realizzazione di un centro per la cultura di circa 500 metri quadrati, il recupero della casetta ambientale con nuovi spazi all’aperto. Fulcro del progetto di rigenerazione urbana la realizzazione della nuova piazza alberata chiamata piazza del Diamante. Il progetto prevede un investimento complessivo di circa 37 milioni di euro.

“Grazie all’appalto da 170 milioni sull’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica legato al superbonus 110%, saranno ristrutturate anche tutte le facciate dei palazzi intorno – spiega l’assessore ai Lavori pubblici del Comune di Genova Pietro Piciocchi -. Questo progetto è una rivoluzione copernicana nella visione dell’edilizia pubblica. Insieme a Regione ed Arte, abbiamo avviato un percorso di condivisione con i cittadini e Municipio per arrivare a un progetto di rigenerazione urbana che trasformerà radicalmente il quartiere: dal degrado a fiore all’occhiello dell’urbanistica”.

“L’iniziativa la cui prima fase è stata conclusa in anticipo sui tempi è nata non appena ci siamo insediati e faceva parte del nostro programma di governo – aggiunge il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti – Un progetto molto significativo a cui ci siamo dedicati con grande impegno, insieme al Comune di Genova, nella convinzione della necessità di ‘bonificare’ un quartiere e recuperarlo alla piena vivibilità. Oggi possiamo dire che abbiamo concluso la prima fase e che possiamo partire con la seconda. Un nuovo modello di green city che prevede la costruzione sulle fondamenta di quanto già esistente, riconvertendo ad area verde una buona parte della zona”.

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