Green pass, nella ristorazione solo il 10% di non vaccinati. Fipe: "Il problema è la mancanza di personale" - Genova 24
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Green pass, nella ristorazione solo il 10% di non vaccinati. Fipe: “Il problema è la mancanza di personale”

"Lo shock dei lockdown che hanno visto decine di migliaia di dipendenti restare senza lavoro ha scatenato una reazione forte di auto protezione", dicono dall'associazione di categoria

Green pass ristoranti

Genova. Mentre tutti gli occhi sono puntati sul mondo della logistica e della portualità – dove le problematiche legate all’obbligo del green pass si preannunciano di un certo peso – c’è un settore dove la presenza di lavoratori senza vaccino è esiziale e dove, di fatto, è stata pienamente raggiunta l’immunità di gregge.

Parliamo di bar, ristoranti, catering. Fipe, federazione italiana dei pubblici esercizi, stima che a livello nazionale siano 35mila, massimo 40mila i lavoratori del settore che ancora non si sono sottoposti a vaccinazione.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei Pubblici esercizi, insomma, meno del 10% di chi lavora in bar e ristoranti sarebbe al momento senza green pass. Percentuale confermata a livello genovese dal presidente di Fipe Alessandro Cavo: “Confermo, no green pass sotto il 10%, nella nostra area sono davvero pochi, tuttavia permangono i problemi nel reperimento del personale in genere in tutto il comparto”.

Comunque una percentuale quasi dimezzata rispetto alla media nazionale che si registra in altri comparti. “Lo shock del primo e del secondo lockdown, che hanno visto decine di migliaia di dipendenti di bar e ristoranti restare senza lavoro per mesi, ha scatenato una reazione forte di auto protezione – spiega Roberto Calugi, Direttore generale di Fipe-Confcommercio – Il risultato è che la stragrande maggioranza dei nostri collaboratori è corsa a vaccinarsi appena possibile. Il desiderio di lavorare senza rischi e con continuità si è rivelato più forte di qualsiasi altra considerazione”.

“Rimane – aggiunge Calugi – la preoccupazione per i dipendenti non vaccinati che per accedere ai luoghi di lavoro dovranno effettuare ripetutamente il tampone. Dopo i chiari di luna del primo lockdown e i lunghi mesi di misure restrittive, abbiamo bisogno di ogni singolo lavoratore per poter offrire ai nostri clienti un servizio all’altezza e questa nuova complicazione, pur necessaria, non aiuta”.