"Comunismo come fascismo e nazismo", la minoranza in Regione non sottoscrive il documento - Genova 24
Totalitarismi

“Comunismo come fascismo e nazismo”, la minoranza in Regione non sottoscrive il documento

Il centrodestra: "È mancata l'occasione per condannare unanimemente, da destra e da sinistra, gesti di violenza e di odio che fanno certamente male alla nostra democrazia"

Generico ottobre 2021

Genova. Niente unanimità sull’ordine del giorno fuori sacco in Regione dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Stefano Balleari, che equipara fascismo e nazismo sulla base della risoluzione europea contro ogni totalitarismo. Il documento non è stato sottoscritto dalla minoranza e quindi sarà portato in aula durante le prossime sedute del Consiglio regionale.

Il provvedimento avrebbe impegnato la giunta “a esprimere la sua totale adesione ai principi contenuti nella Risoluzione europea contro ogni totalitarismo, a celebrare il 23 agosto come la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari coinvolgendo le scuole sul territorio, a promuovere la documentazione del tragico passato totalitario per le vicende che hanno interessato la Liguria e ad affermare la cultura di una memoria condivisa che respinga i crimini dei regimi nazisti, comunisti, fascisti e stalinisti e di altri regimi totalitari e autoritari del passato come ribadito dal Parlamento europeo”.

“Ora più che mai è necessario contrastare odio e violenza in tutte le loro manifestazioni – commentano in una nota congiunta i capigruppo Stefano Mai (Lega), Stefano Balleari (Fratelli d’Italia), Angelo Vaccarezza (Cambiamo con Toti) e Claudio Muzio (Fratelli d’Italia ” – È mancata l’occasione per condannare unanimemente, da destra e da sinistra, gesti di violenza e di odio che fanno certamente male alla nostra democrazia”.

Un documento simile nei concetti era stato approvato dal Consiglio comunale di Genova nello scorso febbraio: si trattava di istituire un’anagrafe delle associazioni che si rifanno a idee “nazionalfasciste, comuniste, eversive e loro relativi simboli inneggianti al totalitarismo, al nazismo, al fascismo, al comunismo, all’antidemocrazia, alla violenza di ogni genere” per evitare di concedere loro spazi pubblici. Il provvedimento era passato con l’astensione del Pd, aprendo una querelle che portò alle dimissioni della capogruppo Cristina Lodi.

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