Caos traffico in porto, trasportatori contro il terminal Sech: "Siamo pronti alla protesta" - Genova 24
Tensione

Caos traffico in porto, trasportatori contro il terminal Sech: “Siamo pronti alla protesta”

Il terminal non riesce ad assorbire i flussi e la viabilità va in tilt. Lettera di fuoco alle istituzioni: "Danni per 1,5 milioni, chi pagherà adesso?"

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Genova. In autostrada i disagi continui per i cantieri e le code infinite, fuori dall’autostrada gli ingorghi per entrare in porto e scaricare la merce. L’incubo dei camionisti che gravitano sul porto di Genova non finisce mai e adesso le aziende sono pronte a organizzare atti di protesta. Nel mirino finisce ancora una volta il terminal Sech, punto di arrivo e partenza dei container nel bacino storico, all’origine – in questi giorni, ma era successo già la scorsa estate – dei blocchi che generano pesanti ripercussioni sul traffico in città, sul casello di Genova Ovest e quindi, a cascata, sui tratti urbani di A7 e A10.

“La situazione in porto si è aggravata e sta bruciando centinaia di migliaia di euro, siamo arrivati al limite – tuona Giuseppe Tagnochetti di Trasportounito -. Lunedì prossimo avremo un incontro con l’Autorità portuale ma se non avremo risposte reali e concrete la categoria vuole andare verso la protesta. È una situazione insostenibile perché in questo momento il traffico è fortissimo, abbiamo già il grande problema della mancanza di autisti e le attese per entrare in porto sono inaccettabili, fuori dal mondo”.

I danni stimati sono ingenti. Per ogni giornata di disagi all’ingresso del terminal le associazioni calcolano una perdita di 300mila euro al giorno su una media quotidiana di 1.500 viaggi verso il bacino di Sampierdarena, che subisce le conseguenze indirette del blocco del Sech. “Alla perdita della giornata di lavoro consegue anche una perdita di produzione che si va a misurare a cascata nell’arco del mese di fatturato. Possiamo dire che negli ultimi 10 giorni abbiamo perso 1,5 milioni solo per queste code”, osserva Tagnochetti.

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Dall’associazione di categoria tre giorni fa è partita una lettera di fuoco indirizzata a Signorini, Bucci e Toti. “Le aziende – si legge – ci chiedono di sollevare con forza il problema di chi pagherà questi danni e chi si farà carico di queste responsabilità. L’autotrasporto già decimato dai danni dei cantieri autostradali (non ristorati dal 2021) e dalla cronica carenza di autisti e debolezza contrattuale e tariffaria, non è assolutamente più in grado di assorbire anche le inefficienze del porto”.

Trasportounito sollecita “immediati interventi regolatori verso i terminal, verificato che sono rimasti disattesi gli impegni assunti da questi ultimi negli incontri effettuati tra le parti nel mese di luglio a Palazzo San Giorgio. Chiediamo con la massima urgenza all’Autorità portuale di intervenire sui rapporti di concessione, assumendo un provvedimento regolatorio che garantisca agli operatori del trasporto di poter operare nei terminal con livelli di servizio adeguati, ovvero con numeri di accessi ai varchi, operazioni di carico/scarico e gate out dei mezzi pesanti coerente con i flussi in arrivo e quindi tali da garantire l’eliminazione di ogni accumulo di mezzi ai varchi portuali”.

Dal canto suo il terminal Sech ha sempre spiegato che vengono messe in campo tutte le risorse possibili e che gran parte dei disagi dipende dal fatto che i camion arrivano tutti insieme nel periodo di chiusura delle navi, generando così un effetto imbuto che si ripercuote su tutta la viabilità, interna ed esterna al porto.

“Ma i volumi commerciali della merce destinata o in partenza dai terminal non li decidiamo certamente noi, così come non abbiamo competenza sull’organizzazione logistica e sugli orari di carico e scarico negli stabilimenti – replica Tagnochetti nella lettera -. L’autotrasporto riceve ordini di trasporto e per servire correttamente la merce e produrre la giusta economia, deve operare senza soluzione di continuità ed in tempi utili e funzionali al rispetto della sicurezza stradale. Ogni progetto contrario a questi elementi è irreale e insostenibile”.

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