Quantcast
Le indagini

“Sei stato uno stupido, ti abbiamo raggirato”: così i truffatori delle auto d’epoca sbeffeggiavano i collezionisti

La gang era fatta in parte da tossicodipendenti, quasi tutti percettori del reddito di cittadinanza. Il 'capo' viveva invece abusivamente in un appartamento di Arte che è stato murato stamattina.

Genova. Il principio era semplice: chiedere pochi soldi di caparra a più persone possibile e quando il truffato si accorgeva del raggiro, se il truffatore non aveva ancora disattivato il cellulare non esitava anche a dileggiarlo e a prenderlo a male parole.

Gli investigatori dei carabinieri coordinati dal maggiore Francesco Filippo e dal comandante del nucleo operativo Michele Lastella ipotizzano che siano un centinaio i casi riconducibili agli indagati cui la procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa.

La mente della gang, secondo gli inquirenti, era L. G., genovese di 41 anni, insieme al fratello P., 50 anni. Arrestato anche C. C., 57 anni, e R. P. 46 anni, tutti residenti nel quartiere di Molassana.

Il modus operandi era sempre lo stesso: veniva inserito un annuncio di vendita sui siti, da subito.it ad autoscout24 volta raggiunto l’accordo sul prezzo veniva fatta versare una piccola caparra su una posta pay per poi sparire.

Per mettere in piedi il raggiro, il gruppo contattava conoscenti tossicodipendenti e con difficoltà economiche che per 100 euro si intestavano le carte ricaricabili che però venivano gestite dal gruppo. In totale sono 23 mila euro i soldi raccolti con il raggiro. Una volta ricevuta la caparra, il numero veniva disattivato.

In alcuni casi le vittime sono riuscite a ricontattare i truffatori dai quali sono stati sbeffeggiati al telefono. “Sei stato stupido, ti abbiamo raggirato”, dicevano. I colpi sono stati messi a segno in Liguria, Piemonte, Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia, Calabria, Campania e Abbruzzo. Le auto messe in vendita andavano dalle 500 alle Porche 911, dalle Alfa Romeo ai Maggioloni alla vecchia Uno a iniezione elettronica.

I carabinieri sono risaliti a L.G. analizzando il flusso di una posta pay intestata a un uomo che percepiva l’assegno sociale e hanno scoperto che tutta la gang, ad eccezione del ‘capo’, percepiva il reddito di cittadinanza. Gli investigatori hanno notato un’entrata di 10 mila euro e diverse uscite verso un’altra poste pay intestata appunto a Giannico che comunque non faceva certo la bella vita: stamattina i carabinieri, dopo averlo arrestato, hanno murato l’appartamento abusivo dove viveva a Molassana, di proprietà di Arte. La maggior parte dei truffatori fra l’altro è tossicodipendente e reinvestiva i guadagni delle truffe nell’acquisto di droga.

“Purtroppo dall’inizio del lockdown – ha spiegato questa mattina in conferenza stampa il comandante provinciale Gianluca Feroce – sono diminuiti i reati di strada ma sono aumentati esponenzialmente i reati di truffa di vario tipo da quelle agli anziani a quelle informatiche. Noi abbiamo da tempo avviato una campagna di prevenzione ma è necessario che i cittadini si muovano con cautela perché ci sono dei campanelli d’allarme a cui fare attenzione per capire se si tratta di una truffa, a a partire dal fatto di ritrovare magari lo stesso numero di telefono come contatto per più offerte dello stesso tipo”.

Più informazioni
leggi anche
Auto storiche
Presi
Auto d’epoca, incassavano i soldi ma gli annunci erano finti: 5 persone in manette per truffa