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Prevenzione

Problemi per il ponte San Giorgio: l’incendio ha ‘cotto’ i pluviali. Migliorino: “Serve nuovo piano antincendio”

L'ispezione ha fatto luce sui danni provocati dalle vernici incendiate percolate nella struttura lo scorso 26 agosto

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Genova. Parti da sostituire perché pesantemente danneggiate e un nuovo piano di emergenza antincendio calibrato sulla resistenza dei materiali. Queste le prescrizioni urgenti che l’ispettore del Mims Placido Migliorino ha formulato al termine dall’ispezione fatta questo pomeriggio all’interno dell’impalcato del ponte San Giorgio, resasi necessaria dopo l’incendio avvenuto lo scorso 26 agosto sul nuovo viadotto della A10.

L’episodio era stato procurato dallo sversamento di un carico di vernici trasportate da un piccolo furgone, che, incendiate, sono percolate nel sistema di raccolta dell’acqua piovana compromettendo diversi metri, almeno una quarantina, dei pluviali interni all’impalcato. Pluviali che sono stati letteralmente ‘cotti’ nei pochi minuti in cui le fiamme hanno preso il sopravvento, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco. E le fiamme, come è noto, si sono quindi propagate anche in una seppur piccola area sottostante, bruciando una zona per fortuna adibita a ‘prato’.

“La sostituzione di queste parti deve essere effettuata urgentemente perchè oramai questi materiali sono compromessi – ha sottolineato Migliorino a Genova24 – e in caso di un evento simile avrebbero una resistenza decisamente minore, con il rischio di danneggiamenti ad altre parti della struttura o di elementi esterni“. Ma non solo: quest’episodio ha messo in luce la necessità di calibrare un piano di gestione dell’emergenze ai fini antincendio in modo da scongiurare situazioni di pericolo.

Furgone in fiamme sul viadotto San Giorgio

Se, infatti, un carico contenuto di materiale infiammabile ha provocato determinati danni, dentro e fuori la struttura, la prevenzione va fatta pensando a situazioni più estreme: “In questi casi bisogna valutare scenari più pesanti, come per esempio l’incendio di autocisterna, che non possono essere esclusi- chiarisce l’ispettore – per poter garantire la sicurezza della struttura, avvenieristica ma con le sue peculiarità”.

Peculiarità che riguardano soprattutto l’incanalatura interna delle acque meteoriche, che vengono raccolte dai pluviali per essere poi scaricate ai lati degli impalcati. In caso di materiale liquido incendiato, quindi, le fiamme potrebbero essere ‘portate’ direttamente dentro la struttura, danneggiandola anche pesantemente: “Bisogna lavorare sulla prevenzione – ha ricordato Migliorino – soprattutto per una struttura del genere, nuova e dotata di sistemi avveniristici, e che va conservata”, senza fare, aggiungiamo noi, gli errori del passato che, se guardiamo alla rete autostradale ligure, pesano enormemente sul nostro presente e il nostro futuro.

Per questo motivo, oltre alla sostituzione dei materiali danneggiati (di cui non è ancora chiara le modalità di intervento essendo stati inseriti a struttura ‘aperta’) Migliorino ha prescritto la strutturazione di un piano di emergenza antincendio, sulla base della resistenza dei materiali in opera: in altre parole un team composto dagli esperti del politecnico di Torino, insieme ai Vigili del Fuoco, dovrà calcolare il tempo a disposizione per salvare la struttura in caso di incendio, e su questo predisporre un piano di intervento capace di precedere i danni strutturali. Nel caso si evidenziasse che la capacità di resistenza dei materiali utilizzati non permette ‘di arrivare in tempo’, allora si dovrà intervenire sostituendo gli impianti.

Nei prossimi giorni, dunque, si aprirà un tavolo tecnico sull’argomento, insieme ai vigili del fuoco: una volta messi a sistema tutti i dati si produrrà il piano d’emergenza dedicato. Ove non fosse possibile, però, si dovrà rimettere mano alle strutture del viadotto.

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