Palazzo acquistato in blocco e destinato a ospitare migranti: il quartiere del Campasso insorge - Genova 24
Il caso

Palazzo acquistato in blocco e destinato a ospitare migranti: il quartiere del Campasso insorge

"Non siamo razzisti ma - dicono dal comitato di quartiere - ma non si possono alterare così gli equilibri". Il proprietario: "Tutto regolare, contro di me odio e falsità". Chiesto un incontro al prefetto

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Genova. Il civico 14 di via del Campasso è un edificio anni Sessanta. Quattordici interni più alcuni “bassi” trasformati in abitazione. Nei mesi scorsi è stato acquistato in blocco da un privato che lo ha ristrutturato e ha affittato gran parte degli appartamenti a una cooperativa che, a sua volta, li utilizza per accogliere migranti nell’ambito del piano coordinato dalla prefettura. Tutto regolare ma la novità, emersa – come spesso accade con le cose scomode – nel corso dell’estate, non è piaciuta ai cittadini del quartiere. Tutto il contrario. Tanto che l’amministrazione locale e i comitati hanno chiesto un incontro al prefetto.

Il Campasso è un’enclave tra Sampierdarena e Cornigliano dove difficilmente si passa se non ci si abita. E’ quasi nascosta tra la collina e la massicciata ferroviaria di via Fillak. Spesso dimenticato, il Campasso ultimamente è alle prese con un progetto di riqualificazione atteso da decenni (quello dell’ex mercato ovovicolo, dove sono in azione ruspe e operai). Si trova nel perimetro di quello che sarà il futuro parco del Polcevera.

“Tante promesse ma quello a cui dobbiamo assistere oggi è l’ennesimo processo di ghettizzazione – afferma Matilde Gazzo, storica portavoce del comitato del quartiere del Campasso – non si tratta di essere razzisti, come qualcuno ci accusa di essere, ma di preservare equilibri che sono già delicati”.

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Qualche giorno fa al Campasso si è svolta un’assemblea pubblica infuocata tra i cittadini del comitato, il municipio – rappresentato dall’esponente Pd Amedeo Lucia, residente del Campasso – e il privato cittadino che ha acquistato e fatto ristrutturare l’edificio. Si chiama Giovanni Iannoni, ha 58 anni, non è un immobiliarista né il titolare di una società ma un imprenditore che – racconta – ha voluto “fare un investimento per la propria famiglia”.

L’assemblea, convocata per fare chiarezza sull’operazione, si è trasformata ben presto in un ring. I residenti hanno accusato Iannoni di aver agito nell’ombra, nei mesi estivi, senza comunicare le sue intenzioni al municipio, al Comune o ai comitati. Hanno parlato di atti osceni sui terrazzi da parte di alcuni neo-inquilini (un presunto caso di masturbazione). Hanno espresso il timore che in quelle case venissero stipate decine di persone senza alcun tipo di controllo. Hanno chiesto rassicurazioni sulla volontà, da parte del proprietario, di acquistare anche un altro palazzo, il numero 8. I toni si sono scaldati e l’accusa più “gentile” a Iannoni è stata quella di essere uno speculatore senza remore.

Dal canto suo, il diretto interessato, raggiunto telefonicamente da Genova24, respinge ogni accusa e sostiene di “non avere nulla da nascondere e di averci sempre messo la faccia”. In effetti, sui muri di via Del Campasso è facile imbattersi in alcuni fogli di carta con sopra il suo nome e cognome, numero di telefono e email. “Capisco le problematiche del quartiere ma mi sono reso conto di essermi trasformato in una sorta di capro espiatorio e non lo accetto – racconta Giovanni Iannoni – sono state dette molte cose false sul mio conto e su quanto accaduto, l’accusa di riempire le abitazioni con decine di immigrati è senza alcun senso, le case sono affittate a una cooperativa molto seria (la Lanza del Vasto, ndr) perché sono il primo a volere che non ci siano problemi. Invece mi trovo a subire di continuo angherie e cattiverie”.

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Secondo Iannoni la realtà è stata distorta. “Anche l’episodio della presunta masturbazione da parte di un inquilino… siamo sicuri che sia andata veramente così? Io capisco che si possa avere timore da chi proviene da altre realtà ma vi assicuro che in quell’edificio c’erano problemi di degrado già precedentemente e non riguardavano solo gli stranieri. Questa situazione mi ricorda le guerre contro i meridionali negli anni Sessanta e settanta e mi provoca molta tristezza. Il giorno in cui sono arrivato al Campasso per la prima volta ho incontrato due anziani al bar che, parlando genovese, mi mi dicevano che qui è tutto cambiato rispetto a un tempo ma io credo che sia normale, è la realtà”.

Anche Matilde Gazzo sostiene, come quegli anziani al bar, che il Campasso non sia più quello di una volta. “Si è fatta un giro nel quartiere? – chiede – vedrà che ormai non c’è quasi più nessuno degli abitanti storici, sono quasi tutti di nazionalità non italiana, persone con stili di vita diversi dai nostri, e questa ultima operazione immobiliare, che ci è stata calata sulla testa senza alcun avvertimento, rende ancora più fragile la tenuta sociale”.

Mi hanno chiesto perché non ho affittato a italiani – ribatte Iannoni – ma non sono io a decidere, è il mercato che funziona così. E sul contratto che ho fatto firmare ho scritto che al primo sgarro le persone saranno sbattute fuori. Quello che al momento non mi interessa più è sprecare energie con chi è intenzionato solo ad attaccare”.

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All’assemblea pubblica dell’altra sera c’era anche Amedeo Lucia, capogruppo Pd al municipio Centro Ovest, che ha fatto le veci del presidente Colnaghi. “Comprendiamo i timori dei cittadini – dice – il caso del civico 14 è stato un fulmine a ciel sereno e qualcosa di cui né noi né il Comune erano stati messi al corrente. Per questo abbiamo chiesto al prefetto un incontro“.

Anche l’assessore comunale alla Sicurezza Giorgio Viale nutre qualche perplessità sull’operazione che, ribadiamo, ha avuto al momento l’ok della prefettura che ne ha totale competenza. “In sede di comitato per l’ordine e la sicurezza ho già fatto presente al prefetto la criticità dell’area in questione – afferma – e che non ritengo opportuno aumentare presenze nella zona”.

Si vedrà, nei prossimi giorni, se ci saranno ulteriori sviluppi. La vicenda ricorda, in parte, quella dell’accoglienza dei migranti nel’ex asilo Govone a Multedo, o quella degli abitanti di Struppa nei confronti dei migranti ospitati a Villa Rosa, in Val Bisagno. O ancora prima il caso di Casa Bozzo, in via Edera. Anche in quell’occasione c’erano state mobilitazioni piuttosto accese ma, con il passare del tempo erano stati ritrovati gli equilibri necessari.

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