Melina Riccio, la vita dell'artista "genovese" è diventata un documentario - Genova 24

Melina Riccio, la vita dell’artista “genovese” è diventata un documentario

Melina, artista singolare ed eccentrica, ha avuto tra l'altro la possibilità di avere una mostra dedicata al centre Pompidou di Parigi

Genova. Impossibile non conoscere Melina Riccio, l’artista che opera a Genova a partire ormai dai primi anni Duemila.  Melina è nota per aver scritto frasi di amore e pace su muri, cassonetti, semafori e angoli disparati di Genova e non solo. Almeno una volta è capitato a tutti di scovare e leggere alcune delle sue frasi, impresse con uno stile personale e ormai riconoscibile.

Melina, artista singolare ed eccentrica, ha avuto tra l’altro la possibilità di avere una mostra dedicata al centre Pompidou di Parigi.

Ha sempre amato spostarsi in treno lasciando lungo il suo percorso tracce del Melina-pensiero incise su muri, sulle macchinette da biglietti ed altri elementi di arredo metropolitano.

Melina è conosciuta anche per vagare scalza e regalare ai passanti fiori, pezzi di frutta e di focaccia e recitare stralci del suo pensiero esposto sotto forma di frasi in rima baciata, talvolta alternata.

Melina, presente anche sui social, si descrive come una “rigeneratrice di vita felice“, una definizione che emerge chiaramente dalle sue frasi sparse in città.

La vita di Melina, oggi è diventata un documentario, a cura di David Valolao, che ha vinto il premio all’Ortometraggi Film Festival, con la seguente motivazione:

«La donna, protagonista e motore del racconto, è straordinaria nella sua semplicità. Vera eroina ante-litteram della tematica ambientalista, emarginata per la sua scelta totale, fuori dagli stereotipi e dagli schemi sociali, Melina, con la sua sensibilità formidabile, è una vera artista, una poetessa.

Essa incarna di fatto l’eroe capace di aderire senza compromessi a una scelta che solo pochissimi riescono a seguire, dove l’ego annullandosi si ritrova a respirare in una luce pura. A convincere la Giuria una regia senza protagonismi, che segue con naturalezza il respiro del Melina soggetto, tanto leggero quanto profondo e toccante.

Il film riesce così a esprimere il paradosso di una semplicità che non è mai banalità e che ci libera per un momento dalle competizioni dell’ego e dalla logica del consumo.»

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