Infrastrutture, da Genova l'appello ai grandi del G20: "Basta inquinamento dalle navi in porto" - Genova 24
Lettera aperta

Infrastrutture, da Genova l’appello ai grandi del G20: “Basta inquinamento dalle navi in porto”

Da lunedì a mercoledì Genova diventa "capitale mondiale" delle infrastrutture. Attesi al Porto Antico i ministri Franco e Cingolani

fumo nave porto genova

Genova. Dal crollo di un ponte in mondovisione, costato la vita a 43 persone, al “miracolo” del San Giorgio costruito in meno di un anno. Dal disastro quotidiano delle autostrade, paralizzate da decenni di incuria, alla corsa per tornare un terminale europeo delle merci. Dalla fallimentare convivenza tra porto e città alla sfida green sulle banchine. Genova per tre giorni sarà capitale mondiale delle infrastrutture nell’ambito dell’agenda G20 che quest’anno si svolge sotto la presidenza italiana.

Ai Magazzini del Cotone alcuni grandi della Terra si confronteranno su “politiche e soluzioni mirate alla realizzazione di infrastrutture più sostenibili e inclusive”. L’evento si apre alle 12.30 con la conferenza di alto livello che vedrà presenti il ministro dell’Economia Daniele Franco e il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, col ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini collegato in modalità virtuale. Ci saranno rappresentanti delle amministrazioni locali dei Paesi G20, membri di organizzazioni internazionali e banche multilaterali di sviluppo, oltre a esponenti del settore privato tra cui i costruttori del nuovo ponte sul Polcevera. Qui tutti i dettagli sul programma.

Ma da Genova parte anche un appello da parte dei “cittadini inquinati”, coloro che fino ad oggi hanno vissuto sulla propria pelle le ricadute negative delle infrastrutture al servizio dell’economia. A firmarlo è l’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova insieme al coordinamento Rinascimento Genova che riunisce diverse associazioni ambientaliste attive in città. È una lettera aperta ai rappresentanti dei 19 Paesi e dell’Unione Europea che si riuniranno nel capoluogo ligure per definire le strategie mondiali.

“Gli abitanti di Genova, come quelli di tutte le città portuali del mondo, subiscono l’impatto chimico e fisico del fumo e del rumore, emessi da navi sempre più grandi, ospitate nei loro porti – spiegano -. Anni di lotta e resistenza a queste situazione, da parte dei cittadini inquinati di questa città, per spingere, tutti i responsabili, al doveroso riconoscimento della tutela della salute e degli ambienti di vita e di lavoro, ci hanno permesso di individuare cinque punti che dovrebbero essere portati all’attenzione dei governi dei 20 Paesi che in questi giorni si riuniscono a Genova per individuare i modi migliori per trasportare, via mare, merci e persone”.

Tra le proposte: l’approvazione di un metodo innovativo di misura delle concentrazioni di inquinanti presenti nelle emissioni navali realizzato con droni equipaggiati con sensori che analizzano i fumi, un accordo internazionale per far diventare il Mediterraneo una “area con controllo delle emissioni navali” come avviene in alcune zone del mondo quali i mari del Nord, accelerare e potenziare l’elettrificazione delle banchine garantendo uniformità di prezzi tra un porto e l’altro e competitività rispetto all’energia generata con gruppi termici, obbligare le navi a impiegare combustibili puliti con contenuto di zolfo massimo di 0,1% entro 12 miglia dal porto di attracco, e infine vietare l’accesso ai porti delle navi che abbiano superato la “vita utile” (25 o 30 anni).

I problemi di Genova sono certamente problemi presenti in tutti i vostri Paesi, il Gruppo dei 20, ma anche negli altri Paesi che aspirano a condizioni di vita migliori – si legge ancora nella lettera -. L’incombente catastrofe climatica, che coinvolge indistintamente tutta l’umanità e tutti i viventi, richiede, da parte vostra, scelte coraggiose, lungimiranti e altruistiche. La sfida è epocale, mai prima d’ora affrontata e non può essere persa. Non è possibile che tutto cambi per non cambiare nulla, come qualcuno ancora pensa”.

Non si può più dare priorità alla crescita, deve iniziare l’era della rivoluzione ecologica, sottolineano i promotori. Le infrastrutture del futuro dovranno “facilitare il rapido abbandono dei combustibili fossili; produrre e usare, in modo più sobrio e più giusto, solo energia rinnovabile, in grado di durare nei millenni a venire; individuare modi più efficienti e meno impattanti per trasportare persone e merci. Sarà di vitale importanza riconoscere il valore dei materiali contenuti nelle merci che, dopo un tempo adeguatamente lungo del loro uso, e con le necessarie infrastrutture, possano essere estratti, recuperati e riciclati. Infine, dovremo curare le infrastrutture che ci ospitano: le case e le città che, a tutte le latitudini, dovranno essere piacevoli da vivere, oasi verdi capaci di rispondere agli eventi climatici estremi”.

I promotori dell’appello genovese, a nome di tutti i “popoli inquinati”, chiedono soprattutto un cambio radicale nei processi decisionali: “Sono necessarie modalità di scelte trasparenti, partecipate e rispettose di norme e leggi stabilite per la tutela della salute e dell’ambiente, come quelle adottate dall’ Unione Europea. Ai rappresentanti dei paesi della Ue chiediamo che siano istituiti osservatori indipendenti che valutino l’impatto ambientale dei progetti approvati nell’ambito di Next Generation EU e, in particolare, verifichino che questi progetti non arrechino danni alla biodiversità, agli ecosistemi, alle matrici ambientali e alla popolazione”.

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