Idee di città, da Helsinki a Genova l'esempio della biblioteca Oodi: un polo per i cittadini (senza neppure un negozio) - Genova 24
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Idee di città, da Helsinki a Genova l’esempio della biblioteca Oodi: un polo per i cittadini (senza neppure un negozio) fotogallery

Non solo informazione ma anche urbanistica nel progetto che ha coinvolto i giornalisti liguri. Dalla Finlandia un esempio soprattutto per il capoluogo ligure che oggi si trova a ripensare molti spazi

Genova. E’ quasi volta al termine la prima fase dell’esperienza finlandese che ha visto alcuni giornalisti liguri – tra cui noi di Genova24 – partecipare al programma Erasmus+ Stop Fake News.

Sotto l’egida dell’Ordine ligure dei giornalisti, il progetto ha l’obbiettivo di trasferire sul nostro territorio (scuole, associazioni, politica e professioni) le competenze acquisite a Helsinki nell’ambito del contrasto alla disinformazione e dell’alfabetizzazione ai media.

Ma in questi giorni scandinavi il gruppo di studio ha avuto anche la possibilità di toccare con mano quella che è la cultura di un Paese, la Finlandia, molto attento a dare strumenti e stimoli alla crescita personale dei suoi cittadini. Investendo una buona fetta dei soldi pubblici in istruzione, formazione continua e spazi polifunzionali come Oodi, la biblioteca centrale di Helsinki.

oodi library

“Se pensate a una biblioteca come quelle a cui siamo abituati, siete fuori strada – dice Antonella Perna, del Circolo degli italiani a Helsinki e che da 15 anni vive nella capitale finlandese – alla Oodi potete prendere in prestito strumenti musicali e registrare un disco in una sala professionale, utilizzare postazioni di videogame di ultima generazione e macchine da cucire, stampare in 3d, cucinare, fare riunioni, seguire corsi, guardare film e, naturalmente, anche prendere libri in prestito”.

La biblioteca Oodi, un gioiello d’architettura realizzato dallo studio Ala Architets (vincitore di un bando pubblico lanciato nel 2013 dal municipio di Helsinki, è costata quasi 100 milioni di euro (messi a disposizione quasi esclusivamente da Comune e in parte dallo Stato) ed è stata inaugurata nel 2018, il 5 dicembre, alla vigilia del centenario dell’indipendenza della Finlandia. “Si sono voluti fare questo regalo di compleanno”, sottolinea Perna. A regime accoglie circa 2,5 milioni di visitatori all’anno.

E’ stata costruita in un distretto culturale molto ampio e vario e si trova esattamente di fronte al parlamento finlandese, in una sorta di dialogo ideale e costante tra la pubblica amministrazione, la cultura e i cittadini. La biblioteca si sviluppa su tre piani. Il livello stradale è un open space aperto a eventi, sale, infopoint dedicati anche alle opportunità fornite dall’Ue e alle persone che non parlano finlandese. Qui si trova inoltre il punto di riconsegna dei libri e una caffetteria.

oodi library

Il secondo piano comprende uffici, aree giochi, sale riunioni, un laboratorio urbano con macchine da cucire, stampanti in 3d, sale registrazione, sale riunioni e aule studio, e spazi per corsi e altre attività. Tutto è gratuito salvo i materiali utilizzati, ad esempio, per stampare un poster o degli adesivi.

Il terzo piano ospita il Book Heaven: un luogo dove rilassarsi con i libri, le riviste, i quotidiani di tutto il mondo e magari prendere un caffè. Qua e là potrete osservare dei piccoli bibliotecari robot che si occupano di riporre i libri al loro posto. Un tocco di ipertecnologia in uno spazio già ipertecnologico. Ma soprattutto potrete osservare, studenti, giovani e anziani, famiglie, bambini da soli, turisti, donne e uomini d’affari, sfruttare tutte le possibilità di questa struttura multifunzionale, aperta, accessibile, viva.

Come quello del modello di contrasto alla disinformazione, la biblioteca Oodi è un esempio da seguire. Tenendo conto delle differenze abissali economiche, culturali, di contesto sociale e territoriale tra un Paese di 5,5 milioni di abitanti come la Finlandia e la “nostra” Italia, l’idea della necessità di uno spazio come la biblioteca Oodi potrebbe costituire uno spunto davvero interessante e rivoluzionario nel ripensamento di alcuni spazi urbani. Soprattutto a Genova, dove i progetti di rigenerazione non mancano ma difficilmente sono legati esclusivamente a obbiettivi culturali e sociali.

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