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Dura realtà

Covid, l’incertezza sull’aumento della capienza frena il Politeama Genovese: musical a rischio

Per un teatro privato i cui introiti derivano per il 96% dalla bigliettazione i 500 spettatori sono troppo pochi per stare in piedi economicamente

danilo staiti

Genova. I 600 mila euro di ristori hanno consentito al Politeama Genovese di ripartire, ma all’orizzonte non c’è al momento nessuna buona notizia sull’aumento della capienza ammessa in sala. Per un teatro privato i cui introiti derivano per il 96% dalla bigliettazione significa rinunciare ai musical e a spettacoli particolarmente costosi.

“Speravamo che con il green pass sarebbe stato possibile ammettere più spettatori, arrivando anche alla capienza intera come accade nel resto del mondo – afferma Danilo Staiti, direttore del Teatro – come Atip, Associazione teatri privati, abbiamo incontrato il ministro Franceschini e la settimana scorsa ci ha risposto che ha ben presente il problema. A noi basterebbe solo che venisse fissato un percorso per arrivare a un incremento della capienza, visto che il nostro lavoro e quello delle compagnie si basa sulla programmazione. Altrimenti molti teatri privati italiani decideranno di non ripartire”.

Il Covid è arrivato in un momento in cui il Politeama stava andando molto bene. Il fatto di essere ormai proprietario della sala di via Bacigalupo (il mutuo venticinquennale è stato estinto da un paio d’anni) ha contribuito parecchio alla resistenza di questi mesi, insieme ai ristori, appunto, al ricorso alla cassa integrazione e a iniziative estemporanee ma di successo in streaming con Bruciabaracche, Maurizio Lastrico, I Pirati dei Caruggi.

Per fare un esempio, un teatro come il Politeama sta in piedi se riesce ad attrarre una media di 800 spettatori a serata. Per musical tipo Mamma Mia, che costano anche 24 mila euro al giorno, serve il tutto esaurito.

“Siamo felici di ripartire e presenteremo comunque una stagione a fine settembre con spettacoli sino a gennaio in attesa di avere buone notizie – conferma Staiti – ma i costi per noi saranno gli stessi indipendentemente dal fatto che ci sia la metà di spettatori ammessa. Si fatica anche a immaginare nuovi spettacoli da produrre”.

Rispetto ai teatri pubblici i finanziamenti ministeriali sono ridotti: 70 mila euro all’anno per il Politeama, che racimola altri proventi da sponsor che però non sono del calibro di coloro che sostengono il teatro pubblico. Un paradosso, visto che il Politeama è di gran lunga il più frequentato.

Il Politeama ha comunque un confronto continuo con la Regione Liguria, che a sua volta, attraverso l’assessore Ilaria Cavo, si fa portavoce alla Conferenza delle Regioni delle istanze del teatro privato che è “l’ossatura del teatro italiano, guardando i numeri”.

“La speranza, in ogni caso, è che gli spettatori vengano comunque a teatro – auspica Staiti – il nostro impianto di condizionamento è stato realizzato 4 anni fa e consente il totale ricambio dell’aria in un’ora. Abbiamo inoltre fatto ulteriori lavori di adeguamento. Il rischio è minimo, tenendo conto che in sala si devono tenere le mascherine, non si parla ed è garantito il distanziamento”.

Ora, riconosce il direttore del Politeama, è il momento più delicato perché non c’è paracadute. C’è ancora troppa incertezza: chi proverebbe a scommettere su una produzione con un allestimento da 100 mila euro (andando al risparmio) senza la garanzia che in caso di dati epidemiologici rassicuranti la capienza aumenterà? E quale compagnia sarebbe così folle da pensare a uno spettacolo simile da proporre al mercato? Un circolo vizioso che rischia di affossare definitivamente il settore.