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Previsione

Covid, l’epidemiologo Icardi: “Con questo ritmo di vaccinazioni non ci sarà una nuova ondata”

Il direttore di igiene del San Martino: "Il green pass obbligatorio? Sarebbe meglio il dialogo, ma è utile per convincere le persone a vaccinarsi"

Generico settembre 2021

Genova. “Al momento non ci sono elementi sufficienti per dire che ci sarà una nuova ondata. Se le nuove vaccinazioni procedono col ritmo attuale non dovremmo avere una risalita importante dei casi”. A delineare la previsione è Giancarlo Icardi, epidemiologo e direttore dell’unità operativa di igiene del policlinico San Martino di Genova. Niente quinta ondata, quindi, ma solo grazie alla copertura vaccinale che sta raggiungendo livelli vicini alla cosiddetta “immunità di gregge”.

“Nessuno ha la sfera cristallo – spiega Icardi – ma valutiamo gli indicatori epidemiologici a disposizione. Pur non avendo lo zero assoluto, che probabilmente non raggiungeremo mai a breve termine, con un vaccino che ha dimostrato di funzionare, anche se non protegge al 100% dall’infezione e anche se ci sono soggetti vaccinati che si possono contagiare, aumentando il numero dei vaccinati il virus ha meno possibilità di circolare e di mutare. E quindi non abbiamo elementi per dire che ci potrà essere un’ulteriore ondata“.

“È chiaro che tra 15 giorni potremo essere smentiti – avverte l’epidemiologo – ma la campagna sta proseguendo su ritmi accettabili. Pensare di raggiungere il 100% della popolazione target è difficile, non abbiamo mai avuto questa copertura nemmeno per malattie molto gravi. Ma proprio perché siamo abituati a sapere che, quando si raggiungono coperture superiori al 90-95%, il virus ha difficoltà a circolare, è chiaro che non avremo i numeri della prima e della seconda ondata”.

Sul green pass, che presto sarà obbligatorio per accedere a tutti i posti di lavoro, Icardi ribadisce che non si tratta tanto di uno strumento di sicurezza ma di un incentivo alla vaccinazione: “È uno strumento di politica sanitaria, e come tutti gli strumenti viene utilizzato per raggiungere diversi obiettivi. L’obiettivo del green pass è aumentare la copertura vaccinale”.

Ma è effettivamente uno strumento utile? “La mia personale opinione è che il dialogo e il confronto siano preferibili, soprattutto con persone che hanno paura – risponde Icardi -. La storia delle vaccinazioni ci insegna che ci sono sempre state persone ideologicamente contrarie, anche ai tempi del vaiolo: oggi sono circa il 3-5%, poi abbiamo gli esitanti e al loro interno ci sono tante sfaccettature. Tra questi, almeno uno su due, quando si parla serenamente, capisce che il rapporto rischi-benefici è positivo ed è peggio aspettare di beccarsi il Covid. È chiaro che questa è un’attività dispendiosa in termini di risorse umane. Una strategia di questo tipo, quando abbiamo una platea di qualche milione di non vaccinati, non è facile. Ecco perché si usano strumenti come il green pass, che forse possono sembrare coercitivi ma hanno un loro valore”.

La situazione epidemiologica in Liguria al momento non desta particolare preoccupazione. Anzitutto finora non è stato riscontrato alcun caso di variante Mu, quella che preoccupa di più i virologi: “Dai vari studi che abbiamo fatto non abbiamo mai trovato nulla. Si può dire che in questo momento in Liguria circoli quasi esclusivamente la variante Delta”, spiega l’epidemiologo del San Martino. I ricoverati nell’ultima settimana sono aumentati del 10-15% “ma questo rientra nella dinamica del virus, basta un cluster familiare in una comunità dove si contagiano 5-6 persone e di queste un paio vanno in ospedale in bassa identità, in questo modo il numero dei ricoverati può fluttuare verso l’alto o verso il basso. Rispetto alle prime ondate è cambiata la tipologia, sono quasi tutte persone non vaccinate”.

Se il trend rimarrà questo, insomma, la Liguria dovrebbe restare al riparo da nuove chiusure. “Dobbiamo intenderci: se il concetto di immunità di gregge lo intendiamo come controllo della malattia ha un valore, se invece lo decliniamo come capacità di eliminare la circolazione del virus allora no. Per la poliomielite ci sono voluti sessant’anni per arrivare a un’immunità tale da eradicare il virus. Nel caso del coronavirus, un’immunità dell’85% della popolazione target ci fa ipotizzare una drastica riduzione della circolazione del virus visto che si abbassa la probabilità di contagio. Questo non significa liberi tutti e via le mascherine: ci vorrà una certa gradualità”, conclude Icardi.

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