Classi pollaio e poca sicurezza, polemiche per lo sciopero che ha fatto chiudere due scuole - Genova 24
La replica

Classi pollaio e poca sicurezza, polemiche per lo sciopero che ha fatto chiudere due scuole

Anief il 14 agosto non ha firmato il protocollo ministeriale per l’avvio dell'anno scolastico in quanto "le misure adottate non rappresentano una garanzia per evitare il contagio"

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Genova. La notizia delle scuole, primaria Grillo e secondaria Bertani, in salita delle Battistine a Genova, rimaste chiuse ieri, nel primo giorno di scuola, inseguito all’adesione di due (su due) bidelli allo sciopero contro l’obbligo di green pass per gli operatori scolastici, indetto da Anief non è di certo passata inosservata.

Dal momento che situazione analoga si è verificata anche in due scuole di Savona la notizia ha destato grande attenzione, e in alcuni casi ha sollevato non poche polemiche.

Sulla questione si è espresso Claudio Croci segretario generale Flc Cgil che in una nota ha affermato che le “scuole sono rimaste chiuse per mancanza di personale, non per sciopero di Anief che vale appena l’1% del personale stesso. Solo a Genova mancano 160 collaboratori scolastici fondamentali per ripartire in sicurezza”.

Così non poteva di certo mancare la replica Anief con la quale smentisce le dichiarazioni rilasciate dalla Cgil per cui il motivo sia da addurre alla sola mancanza presa di servizio di collaboratori scolastici supplenti. E sottolinea che né tantomeno si possono già dare dati percentuali in quanto non ancora ufficializzati dal Ministero stesso: ad ora l’unico dato oggettivo è che lo sciopero ha creato disagi, alcune istituzioni hanno dovuto garantire i servizi minimi essenziali e in particolar modo, quattro scuole, due a Genova e due a Savona, non hanno proprio aperto i battenti per il primo giorno di scuola.

Anief, associazione sindacale insegnanti e formatori, lamenta inoltre tramite la sua portavoce regionale, Maria Guarino che tra i motivi dello sciopero c’è anche “l’assenza di provvedimenti tesi ad una significativa riduzione del numero di studenti per classe, necessaria non solo per il contrasto alla pandemia ma anche per garantire una didattica di qualità: in Liguria le classi cosiddette pollaio (oltre le 26 unità), da un ultimo censimento risultano essere 24 nella scuola primaria, 65 al primo grado e ben 253 al secondo grado”

Inoltre, prosegue Andrea Parenti coordinatore di Anief Genova, “non c’è traccia della stabilizzazione di tutto il personale precario attraverso il ripristino del doppio canale, anche con il coinvolgimento di tutte le fasce delle GPS, e unico modo per evitare che decine di migliaia di posti vacanti e disponibili rimangano senza titolare e vadano ancora una volta dati a supplenza come è avvenuto ancora quest’anno, in violazione delle norme comunitarie”.

Anief – emerge dalla  nota – ha scelto significativamente di indire lo sciopero per il primo giorno di scuola per creare oltre al disagio, una riflessione sulla sicurezza all’interno degli ambienti scolastici: per questo il 14 agosto non ha firmato lo specifico protocollo ministeriale per l’avvio di questo anno scolastico in quanto le misure adottate non rappresentano una garanzia per evitare il contagio: “possiamo definirci l’unico caso in Europa, che va contro un preciso regolamento comunitario contrario a questo genere di obblighi per lavoratori della scuola e dell’Università, oltre che per gli studenti degli atenei” proseguono i sindacalisti.

Anief conclude: “Durante il nostro presidio online, tra le decine di partecipanti sono state condivise considerazioni interessati in merito al rifiuto dell’obbligo del Green pass: si sta facendo passare il messaggio – distorto – che il personale scolastico non voglia vaccinarsi“.

“Ricordiamo che in Liguria la campagna vaccinale degli oltre 35mila dipendenti del mondo della scuola ligure, si attesta al 92,5% con almeno una dose: il personale scolastico, docente e ATA, non vaccinato, nel rispetto delle regole, ogni 48 ore esibisce il proprio Green pass per non vedersi infliggere la sanzione prevista dalla normativa ma, questo modo di procedere, a lungo andare farà inceppare il normale svolgimento delle attività didattiche a causa anche della mancata possibilità di fare tamponi salivari rapidi periodici”.