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La telefonata

Cambiamenti climatici, Mercalli: “La nostra Terra sta male, ma continuiamo a far finta di nulla”

Il celebre climatologo italiano ospite della decima puntata del podcast “La Telefonata” condotto dal giornalista di IVG.it Nicola Seppone

Generico settembre 2021

Mondo.

“Dottore, come sta la nostra Terra?”
“Malissimo”.

La decima puntata de “La Telefonata”, il podcast di IVG.it condotto dal giornalista Nicola Seppone, parte con una domanda diretta a cui segue una risposta altrettanto semplice. A replicare alle nostre curiosità – dall’altra parte della cornetta – c’è il climatologo Luca Mercalli, una delle voci italiane più autorevoli in materia di cambiamenti climatici.

Nel corso della chiacchierata con il noto divulgatore scientifico abbiamo cercato di capire come sta la nostra Terra, cosa possiamo fare per invertire la tendenza (quindi diminuire le emissioni di CO2) e quanto tempo ci resta ancora prima di raggiungere il punto di non ritorno. A patto che quest’ultimo, in qualche modo, non sia già stato raggiunto.

CODICE ROSSO PER L’UMANITÀ

Di surriscaldamento globale se ne parla da anni, decenni ormai. Mercalli lo sa bene, e quando gli poniamo una delle domande più scontate ma allo stesso preoccupanti dei nostri tempi ci risponde così: “Che la Terra stia male non sono io a dirlo – spiega il climatologo -, ma è tutta la scienza che studia i problemi ambientali sunteggiata dall’ultimo rapporto del comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sul clima del 9 di agosto scorso”.

E proprio all’interno di quel rapporto, spicca il tragico monito del segretario generale delle Nazioni Unite, il quale rappresenta 195 Paesi nel mondo. Poche, emblematiche parole: “Codice rosso per l’umanità”.

“DOTTORE, È VERO CHE HO UN CANCRO? SÌ, E TE LO STO DICENDO DA 30 ANNI”

Mercalli quasi si “scoccia” (e come biasimarlo) quando proviamo a domandargli se effettivamente gli eventi atmosferici eccezionali a cui stiamo assistendo negli ultimi anni abbiano una correlazione con il surriscaldamento globale: “Lo stiamo ripetendo da 30 anni – ci replica con tono deciso -. Siamo nella fase sbagliata del dibattito. Dovremmo convogliare tutti i nostri sforzi nella cura e invece siamo ancora qui a domandarci ‘ma dottore, è vero che ho un cancro?’, te lo sto dicendo da 30 anni e se non ti decidi a fare la cura, muori”.

Il noto divulgatore scientifico non poteva trovare una metafora più drammaticamente azzeccata per descrivere lo stato di salute in cui si trova il nostro pianeta: “I sintomi peggiori si sono accumulati negli ultimi 5 anni, ma non è che che 15 20 anni fa non si sapesse – spiega il dottore -. Ma noi abbiamo continuamente tergiversato, minimizzato e ostacolato qualsiasi azione per cominciare ad intervenire in modo incisivo sulla riduzione dell’impatto dell’umanità sull’ambiente. Il paziente rifiuta ancora di riconoscersi malato”.

ASCOLTA “LA TELEFONATA” CON LUCA MERCALLI

TERAPIE DRASTICHE O CONTO SALATO? LA SCELTA È NELLE NOSTRE MANI

Il tempo è poco, forse è già scaduto, e comunque le strade che possiamo percorrere sembrano essere poche. Due, a dire il vero, secondo Mercalli: “Quando uno aspetta molto a fare una cura e i sintomi peggiorano– continua lo scienziato -, poi questa cura diventa sempre più invasiva. Se invece la fai al momento giusto più che una cura è una prevenzione e allora potrebbe essere più moderata. Il tempo della prevenzione noi purtroppo lo abbiamo buttato via e oggi siamo nell’urgenza. E manca poco tempo perché la cura non sia più utile. Tra una decina d’anni al massimo l’umanità dovrebbe convertire completamente la tendenza all’aumento dei gas ad effetto serra, ma anche la distruzione della biodiversità e la cementificazione dei suoli”.

Altrimenti cosa succede? “Diversamente – prosegue Mercalli – si imbocca un cammino irreversibile, in cui non ci sarà più possibilità di correggere e questo colpirà le generazioni future, che sperimenteranno i danni peggiori. I processi ambientali sono giganteschi, planetari. Sono lenti da far partire, ma una volta in moto sono inarrestabili. Questi dieci anni sono in cruciali, ecco perché non c’è più tempo”.

Servono quindi scelte drastiche e grandi rinunce: “Da un lato la tecnologia ci potrà aiutare, ma ci dovrà essere anche un cambiamento etico, filosofico e del modello delle nostre aspettative sul futuro”.

L’ACCORDO DI PARIGI DEL 2015: TANTE PAROLE, POCHI FATTI

Gli impegni presi a Parigi nel 2015 da parte dagli Stati al fine di ridurre le emissioni nocive per il nostro Pianeta non sembrano aver avuto molto seguito nei fatti: “Sono passati altri sei anni – analizza Mercalli -, ma non abbiamo visto un solo passo avanti. Con le parole si fanno tante cose e tanti annunci, ma i problemi climatici sono problemi fisici che derivano da delle quantità ben misurabili”.

La CO2 è diminuita solo durante il lockdown del 2020, per colpa del Coronavirus, ma poi è di nuova risalita, già all’inizio del 2021, annullando quel brevissimo respiro che abbiamo dato al pianeta. Tutti si riempiono la bocca di verde, di sostenibile, di bio, tutto molto bello. Ma con i fatti purtroppo non ci siamo”.

IL SURRISCALDAMENTO? “UNA MANNA” PER GLI INCENDI

“Indipendentemente dalla causa dell’incendio – spiega il climatologo -, che solo nel caso dei fulmini non può essere ricondotta all’uomo, in tutti gli altri casi o siamo nel campo delle distrazioni o in quello del dolo, ma il fatto è che le foreste non sono sempre nelle condizioni di infiammabilità. Se piove, la foresta non è infiammabile. Perché il suolo è imbevuto d’acqua, le foglie sono umide. Se il clima cambia, abbiamo siccità per un tot di mesi, allora anche le piante stesse si disseccano e allora il bosco diventa una torcia pronta a prendere fuoco con la minima causa”.

Ecco come, secondo lo studioso, il clima influenza la maggior frequenza e vastità degli incendi. Roghi che, nel savonese in particolare, negli ultimi tempi abbiamo visto bruciare buona parte del nostro territorio mettendo in pericolo non solo persone e abitazioni, ma di fatto anche un intero ecosistema.

I NEGAZIONISTI DELLA CRISI CLIMATICA

Se è vero che da un lato la crisi climatica è ormai un dato pienamente supportato dalla scienza, dall’altro lato non tutti convergono nella stessa direzione: “Io, in generale, mi fido di quello che dicono i virologi – spiega Mercalli -. Hanno studiato e so che in quella materia sono competenti. Allo stesso modo esigo lo stesso rispetto da parte di chi climatologo non è, ma ancora oggi contrasta dei dati che sono sanciti da tutta la ricerca scientifica mondiale e certificati dal timbro delle Nazioni Unite”.

E poi Mercalli ha una convinzione: “Il negazionismo ha degli interessi – afferma lo scienziato italiano -, soprattutto economici. Sono tanti gli interessi legati al mercato e allo sfruttamento dell’energia fossile. C’è una non volontà perché vengono richiesti dei cambiamenti importanti nell’assetto economico e per chi detiene determinati interessi è una posizione scomoda”.

L’UMANITÀ NON VUOLE RINUNCIARE A NULLA

È questa, secondo Mercalli, la sfida più grande che abbiamo di fronte: “Il fatto che l’umanità non voglia rinunciare a nulla è il problema più importante – conclude -. Le società si oppongono ad una visione di cambiamento, di risparmio, di efficienza e talvolta anche di rinuncia”.

E lo scenario che abbiamo di fronte non sembra essere molto rassicurante: “Dobbiamo sperare di non raggiungere un aumento di cinque gradi. In quel caso l’umanità andrebbe incontro ad un pianeta assolutamente sconosciuto, di cui non abbiamo esperienza nella nostra storia evolutiva. Il messaggio da far passare oggi è molto semplice ed è un messaggio dell’intera comunità scientifica. Pochi giorni fa, duecento riviste biomediche mondiale hanno pubblicato un appello importante, che ci dice che dobbiamo fare in fretta, con scelte efficienti, di riduzione degli sprechi, di passaggio alle energie rinnovabili e ci vuole un impegno di sobrietà”.

A questo punto forse non sorprenderà nessuno sapere che il dottor Mercalli ha da poco deciso di trasferirsi in montagna. “Una risposta di adattamento”, è stato il suo commento a chi gli chiedeva il motivo di questa sua scelta. Un modo, il suo, per provare a resistere all’aumento delle temperature e, a quanto pare, anche a quell’innalzamento del livello del mare che sembra essere sempre di più una lenta ma inesorabile realtà.

Insomma, “non c’è più tempo”.