Bonsignore: "A Genova decine di medici minacciati per ottenere l'esenzione dal vaccino" - Genova 24
Intervista

Bonsignore: “A Genova decine di medici minacciati per ottenere l’esenzione dal vaccino”

Il presidente dell'ordine dei medici di Genova: "Da eroi siamo diventati assassini, questo ci fa male. Ma ci sono stati errori anche da parte nostra"

Genova. Decine di e-mail inviate da medici minacciati perché un loro paziente pretende a tutti i costi il certificato di esenzione dal vaccino anti-Covid a tutti i costi. Decine di richieste d’aiuto arrivate all’ordine di Genova, che da un lato sta avviando i primi procedimenti disciplinari nei confronti di iscritti vicini al mondo no-vax e negazionista, e dall’altro studia una strategia di difesa contro attacchi che riguardano quotidianamente anche chi non è mai stato sotto i riflettori.

A denunciarlo è Alessandro Bonsignore, presidente dell’ordine dei medici di Genova, intervistato da Genova24 per fare il punto della situazione. Il clima è cambiato radicalmente dopo la manifestazione (pacifica) delle scorse settimane in piazza della Vittoria a sostegno di Roberto Santi, medico di Sestri Levante nel mirino di numerosi esposti perché avrebbe rilasciato certificazioni “facili”. Tra i convocati in questi giorni c’è anche Stefano Gandus, pediatra genovese di 67 anni, già richiamato perché non vaccinato. Ma non si tratta degli unici casi sul territorio metropolitano.

Bonsignore, quanti procedimenti sono stati avviati finora?

Sono arrivati esposti nei confronti di pochi colleghi, meno di una decina, nei confronti dei quali sono arrivate centinaia di segnalazioni. In questi mesi sono arrivati moltissimi esposti ma l’azione disciplinare degli ordini era di fatto bloccata dallo stato emergenziale. Solo con settembre è stato possibile riattivare i procedimenti sospesi per legge. Ormai da più di un anno sono arrivati moltissimi esposti da parte di liberi cittadini, enti pubblici e privati, forze dell’ordine, Procura. Ci sono tantissimi enti che stanno indagando su una serie di fattispecie che configurano in molti casi dei reati e che avere aspetti di natura deontologica e disciplinare.

Di quali violazioni si tratta? È corretto parlare di medici no-vax o c’è dell’altro?

Si parla di certificati presuntivamente compiacenti, ci sono esposti legati a messaggi denigratori nei confronti della campagna vaccinale e dei dispositivi di sicurezza, esposti per campagne complottiste volte a evidenziare che l’epidemia in realtà non esiste, ma anche casi di presunta responsabilità professionale in cui si ipotizza che ai soggetti siano state date terapie non codificate dalla comunità scientifica che hanno determinato eventi avversi. Solo alcune di queste fattispecie attengono al mondo no-vax, altre sono problematiche che affrontavamo prima del 2020.

I movimenti no-vax e no green pass però invocano la libertà terapeutica a loro difesa. 

La libertà c’è ed è assoluta, è chiaro che le linee guida devono essere rispettate e quello è il confine. Laddove si decida di somministrare terapie alternative, non codificate, nel meccanismo cosiddetto off label, anzitutto è necessario il consenso del cittadino, che deve sapere che la terapia non è quella prevista dalla comunità scientifica internazionale ma è qualcosa di sperimentale, e in secondo luogo dev’esserci un’autorizzazione del comitato etico. In mancanza di questo c’è una criticità che non rende possibile l’autodeterminazione del medico perché esula dalle conoscenze scientifiche del momento.

Come state procedendo nei loro confronti?

Si possono accorpare in un unico procedimento tutti gli esposti sovrapponibili tra loro, con la stessa fattispecie di violazione, quindi a carico di questi pochi professionisti dovranno essere aperti molti procedimenti disciplinari. Si tratterà di un percorso per step che vedrà via via la valutazione di tutte le contestazioni.

Che cosa rischiano?

Le sanzioni previste dal codice di deontologia medica sono quattro, che si aggiungono alla possibile archiviazione senza nessuna sanzione: nello specifico un avvertimento verbale, una censura scritta che va a “sporcare” la fedina deontologica del professionista, una sospensione dall’esercizio professionale che può andare da un giorno a sei mesi, e poi c’è la radiazione che non è mai a vita ma è una sorta di sospensione quinquennale.

Userete il pugno duro?

La commissione disciplinare agisce sempre con grande serenità e pacatezza, è il compito più difficile quello di attuare un procedimento disciplinare nei confronti degli iscritti e quando lo si fa è perché ci sono violazioni che vanno a discapito della tutela della salute dei cittadini e anche a discapito dell’immagine della categoria.

A parte il caso di Matteo Bassetti che ha avuto molta ribalta mediatica, ci sono state minacce e intimidazioni anche ai danni di altri medici seppur lontani dai riflettori?

Stiamo vivendo forti pressioni e minacce nei confronti dei medici di famiglia per le esenzioni dal vaccino. È un percorso molto simile a quello cui abbiamo assistito un anno fa quando invece percepivamo una pressione da parte dei cittadini per essere inseriti nelle categorie ultrafragili ed essere vaccinati subito. Si è ribaltato completamente il mondo. Così come erano molto chiare e definite le poche e rare condizioni di ultrafragilità che consentivano di essere inseriti nella lista prioritaria, così oggi sono molto chiare e poche le condizioni previste dall’Iss per essere inseriti tra i soggetti esenti da vaccinazione. Quindi è piuttosto inutile fare pressioni nei confronti dei medici di medicina generale per ottenere esenzioni dalla pratica vaccinale perché il medico ha gli tutti strumenti per sapere se il paziente li rispetta o meno, e laddove dovesse redigere un certificato senza i requisiti il medico esporrebbe se stesso a un procedimento penale e disciplinare per violazione del codice deontologico. Sono pressioni cui non si può e non si deve dare ascolto.

Come vengono trattate queste situazioni?

Ci sono state segnalazioni arrivate da diversi medici di medicina generale che chiedevano aiuto e consiglio all’ordine. Parliamo di qualche decina di lettere. La risposta è stata quella di limitarsi a esporre ai cittadini i limiti certificativi e i rischi che il medico corre.

Non consigliate di denunciare?

Noi cerchiamo sempre di suggerire un dialogo sereno col paziente. Finché ci può essere un rapporto fiduciario deve essere mantenuto, se viene meno c’è una libertà reciproca di allontanarsi: il medico può rinunciare ad avere tra i suoi assistiti quel medico e il paziente può fare lo stesso. Comunque, questo è uno degli aspetti più tristi di questo momento storico. Abbiamo visto passare i medici da essere chiamati eroi, cosa che abbiamo sempre respinto perché sono professionisti che dedicano la loro vita ai pazienti e lo hanno scelto per professione, ad assassini, e quindi alle minacce, alla presunta “dittatura sanitaria” e questo fa male a chi ha messo a repentaglio la propria stessa vita per salvare gli altri. Certo, ci sono stati anche errori da parte della comunità scientifica.

Cioè?

Voler mettere in piazza anzitempo convinzioni che si sono rivelate fragili. Nel tempo si è dovuto fare marcia indietro perché le evidenze scientifiche erano diverse. Noi come ordine abbiamo sempre chiesto a tutti i colleghi di mantenere la calma e non lasciarsi andare a esternazioni finché non ci fossero conoscenze scientifiche certe.

C’è chi non si è comportato correttamente?

Non tutti si sono comportati così e sono arrivati esposti all’ordine anche nei confronti di questi colleghi che hanno mistificato il ruolo del medico rispetto a quello del politico decisore. Abbiamo sempre chiesto una netta separazione tra la divulgazione dei principi scientifici e le scelte di coloro che valutano anche aspetti economici e sociali. Sentir parlare medici sull’opportunità o meno del green pass è profondamente sbagliato, sentir parlare politici circa la sicurezza o meno di un vaccino è ugualmente sbagliato: ognuno deve fare il suo.

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