Barriera sommersa di Bogliasco: via libera al primo lotto ma la 'laguna artificiale' deve sparire - Genova 24
Troppo impattante

Barriera sommersa di Bogliasco: via libera al primo lotto ma la ‘laguna artificiale’ deve sparire

La prescrizione degli uffici regionali è vincolante: la parte di levante deve essere riprogettata

Genova.  Procede rapidamente l’iter procedurale per il progetto della nuova barriera sommersa di Bogliasco, pensata per ridurre la forza delle onde e proteggere la falesia dall’erosione marina e quindi le case costruite su di essa: dopo l’avvio della procedura da parte del Comune di Bogliasco, gli uffici tecnici di Regione Liguria escluso che i lavori questi debbano essere assoggettati alla valutazione di impatto ambientale, dando di fatti il via libera all’intervento.

Ad una sola condizione, però: facendo seguito alla valutazione tecnica si compatibilità con il paesaggio, dovrà essere riprogettata la parte più a levante della struttura, vale a dire quella sorta di anello di scogli emersi che “agganciano” la barriera alla falesia. Secondo le prescrizioni, infatti, l’impatto ambientale sarebbe troppo pesante,”pare ricreare ed accentuare l’effetto “laguna” artificializzata con quota sommitale a più mt 1.50, non coerente con l’unicità del sito e con la sua conservazione/valorizzazione, di concerto con il Settore Tutela del paesaggio e Demanio Marittimo della Regione Liguria”.

In pratica nessun problema per la parte sommersa, mentre per la parte a vista la struttura per come è stata pensata non va bene, anche perchè nel cuore di un tratto di costa compresa nei vincoli di tutela del paesaggio, sorgerebbe una piattaforma artificiale alta 1,5 metri sul livello del mare e larga oltre 5 metri. Un molo più che una barriera.

La prescrizione è vincolante, e il comune di Bogliasco dovrà inviare a Regione e ad Arpal le modifiche progettuali e la documentazione “atta a dimostrare l’ottemperanza alle condizioni ambientali riportate nel provvedimento”: oltre alla riprogettazione dell’anello, dovranno essere specificate le procedure per la scelta dei massi “che dovranno rientrare nelle unità tettoniche di riferimento territoriale e dovranno essere coerenti per colorazione con i litotipi presenti in sito“, e sulle “adeguate soluzioni da adottare per evitare inquinamento del corpo recettore durante l’attività di lavaggio massi in area protetta nel porto”.

L’iter può quindi procedere, ed entro al massimo cinque anni dovrà essere completato, con tanto di verifiche, collaudi e la certificazione della regolare esecuzione dell’opera. Un intervento senza dubbio delicato come molti altri che in questi messi sono in fase di progettazione per provare proteggere le coste liguri dalla maggior potenza degli fenomeni naturali: un difficile equilibrio tra sicurezza e rispetto della bellezza di un paesaggio senza dubbio unico.

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