Autostrade, Crucioli e Morra: "Lo Stato nasconde le carte, rischio patteggiamento per ponte Morandi" - Genova 24
Denuncia

Autostrade, Crucioli e Morra: “Lo Stato nasconde le carte, rischio patteggiamento per ponte Morandi”

La denuncia del senatore genovese e del presidente dell'Antimafia: "Negato l'accesso agli atti sull'accordo Atlantia-Cdp. Vogliono arrivare a un accordicchio, sulla vicenda c'è una cappa di omertà"

Crollo Ponte Morandi

Genova. L’avvocatura dello Stato nega l’accesso agli atti sull’accordo per l’acquisizione di Autostrade da parte del consorzio guidato da Cdp. A denunciarlo a Genova è Mattia Crucioli, senatore di L’alternativa c’è ex M5s, insieme al compagno di partito Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia. Una “cappa di omertà“, la definisce Crucioli, che si legherebbe direttamente al processo per il crollo di ponte Morandi con l’obiettivo di arrivare a un patteggiamento, cioè “un accordicchio per non ledere gli accordi del contratto”.

“Il ministero delle Infrastrutture, tra fine agosto e inizio settembre, dopo che sono stati fatti diversi esposti, chiede un parere all’avvocatura dello Stato sulla legittimità dell’acquisizione delle quote di Aspi da parte del consorzio guidato da Cdp – spiega Crucioli -. Io faccio istanza di richiesta di accesso agli atti all’avvocatura per sapere che cosa è stato chiesto dal ministero e che cosa gli è stato risposto. L’avvocatura mi risponde il 15 settembre, secretando il parere stesso e dicendo che gli atti sono sottratti all’accesso in virtù del segreto professionale e al fine di salvaguardare la riservatezza nei rapporti tra l’avvocatura e il ministero. In sostanza dicono che non ci danno niente. Stiamo valutando se ricorrere contro questo diniego”.

“Nel frattempo – aggiunge il senatore genovese – il ministero delle Infrastrutture ha scritto a noi e al ministero delle Finanze sostenendo che questo parere non è mai stato richiesto. Noi pensiamo che questa mancanza di trasparenza sia dovuta al fatto ch ela partita si sta giocando su tavoli riservati. Lo Stato sta togliendo le castagne dal fuoco ai vecchi soci che potrebbero veder diminuire il valore delle azioni. È un’operazione strampalata e iniqua”.

Per questo, continua Crucioli che è titolare di uno studio legale in città, esiste un rischio concreto che il processo si concluda con un patteggiamento per evitare quella che altrimenti sarebbe una conseguenza paradossale. “Se quel ponte è caduto, come si ipotizza, per la mancata manutenzione con l’obiettivo di risparmiare e dare utili ai soci, per noi dev’esserci una sanzione esemplare. Per il tipo di reato, in caso di condanna, la società Aspi potrebbe essere sottoposta a revoca o sospensione della concessione“.

Cosa succederebbe però a quel punto? “In pratica lo Stato sanzionerebbe sé stesso perché le trattativa nel frattempo sarebbe già stata perfezionata e Autostrade sarebbe già in mano pubblica. A pagare saremmo noi cittadini“. Ecco perché “uno dei modi che Aspi potrebbe avere per ridurre il rischio di sanzioni interdittive è la riparazione alle conseguenze del reato oppure ottenere il patteggiamento, che è l’obiettivo caldeggiato da Atlantia”.

crucioli morra

Un altro grande interrogativo riguarda i risarcimenti. Secondo la bozza di contratto resa nota da Atlantia, i risarcimenti per il crollo del Ponte Morandi “saranno divisi tra vecchi e nuovi proprietari: fino a 150 milioni paga Atlantia, 150 a 459 paga il 75% Atlantia e il 25% Cdp, da 459 in poi paga solo lo Stato – riporta Crucioli -. Per questo motivo sarebbe importante conoscere le richieste risarcitorie da parte del Comune di Genova e della Regione Liguria. Ma c’è una cappa totale di omertà, una mancanza di trasparenza da parte del Comune di Genova e della Regione Liguria e anche da parte del ministero”.

Crucioli e Morra puntano il dito anche sul merito dell’operazione Atlantia-Cdp. Per portarla a termine il consorzio – che per il 51% è partecipato da un soggetto pubblico – dovrà sborsare in tutto 21 miliardi di euro, mentre, secondo quanto ipotizzano i due senatori, sfruttando la possibilità di recesso la cifra a carico dello Stato sarebbe stata di 13,8 miliardi. La cifra comprenderebbe il prezzo di acquisto (9,1 miliardi), il debito di Autostrade (8,8 miliardi), oltre 3,4 miliardi di investimenti che spettavano ad Aspi e che invece dovranno sostenere i nuovi soci, senza contare la quota degli indennizzi per il crollo di ponte Morandi di cui non si conosce l’ammontare.

Calcoli che tuttavia sono frutto di ricostruzioni, visto che il Governo, interpellato sul tema, non avrebbe mai fornito dettagli. “Il 3 settembre ho chiesto al presidente della commissione Finanze di convocare il capo di gabinetto per riferire sulla vicenda, abbiamo fatto un’istanza formale al ministero del Tesoro per sapere se la scelta dei fondi di investimento che acquistano con Cdp è avvenuta con procedure di evidenza pubblica. Non abbiamo avuto risposte”.

“Questi tabù sono del tutto inaccettabili – attacca Nicola Morra -. Devono essere tutelati i diritti dei cittadini, a partire dai 43 di cui onoriamo la memoria ogni anno senza che però arrivino atti conseguenti. Abbiamo saputo che l’accordo prevede un esborso di 21 miliardi di euro: perché si sopporta un costo superiore a quello del recesso? Evidentemente ai privati è stata prospettata una possibilità di profitto ancora più lauta di quella in essere. Il nuovo piano economico-finanziario sarà oro, incenso e mirra per il concessionario, lacrime e sangue per gli utenti del servizio”.

“Deve finire l’epoca in cui lo Stato, in qualità di concedente, senza tutelare cittadini e contribuenti, offre condizioni di massima redditività ai concessionari per poi scoprire, a seguito di drammi come quelli di ponte Morandi, che i beni pubblici sono stati quasi regalati – prosegue il presidente della commissione Antimafia -. Il discorso vale anche per le concessioni balneari, se è vero che per 21.000 concessioni si pagano allo Stato meno di 2.500 euro all’anno di canone. Ciò che è di tutti va tutelato, invece si ragiona di certi temi solo dopo che ci sono state vittime. Non voglio intestarmi la battaglia, voglio che vinca Il Paese. Ci sono 43 morti e le loro famiglie che pretendono giustizia. Ci sono altre potenziali vittime che possiamo evitare solo se facciamo capire che bisogna prevenire piuttosto che piangere e, poi, eventualmente curare”.

“Io chiedo all’opinione pubblica di mantenere alta l’attenzione su questa vicenda, a tutti gli enti pubblici interessati uno sforzo di trasparenza, alla Regione Liguria di rompere gli indugi e costituirsi parte civile, al ministero di venire in audizione in commissione e alla magistratura di andare fino in fondo nell’accertamento delle responsabilità e che arrivi a una sanzione esemplare, la sospensione o la revoca della concessione”, conclude Crucioli.

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