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Dibattito

Reddito di cittadinanza, Toti a Draghi: “Serve una riforma, così funziona davvero poco”

"Un unico tipo di ammortizzatore sociale, obbligo di stage aziendali e corsi e se uno lavora quattro mesi si sospende l'rdc, se resta a casa riparte il reddito dello Stato"

giovanni toti treno

Genova. “Da strumento di equità sociale, voluto per aiutare chi è in difficoltà, si è trasformato in un vero e proprio sussidio per molti che il lavoro neppure fingono di cercarlo, serve una riforma e chiediamo che il governo Draghi la porti avanti”. Anche il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti interviene sul tema del reddito di cittadinanza, riaperto dopo le parole del premier che si è detto d’accordo sull’istituzione di questa forza di sostegno al cittadino ma ha lasciato intendere che c’è molto da migliorare.

Il governatore ligure fa riferimento alla situazione attuale: “Per fortuna il lavoro crescerà nei prossimi anni come non accadeva da molti lustri e uno dei primi problemi sarà la manodopera – dice – già oggi se ne intravedono i primi guai: basta andare in giro per le località turistiche, come la mia Liguria, per raccogliere la difficoltà di molti imprenditori a trovare manodopera stagionale: camerieri, baristi, personale di hotel, cuochi, altre professionalità. E d’altra parte, senza voler fare del populismo, sembra a molti più conveniente continuare a recepire tutto l’anno il sussidio, piuttosto che lavorare alcuni mesi e rischiare di perderlo“.

Stessa cosa vale per altre professioni che scarseggiano. “Nei prossimi mesi, visti gli investimenti sulla digitalizzazione, sulla transizione ecologica, sui carburanti green, sul turismo, sulla rigenerazione delle nostre città, avremo bisogno di tante persone esperte in lavori che già oggi scarseggiano. Basti pensare agli esperti informatici e ai programmatori – afferma – questa è la seconda stortura del reddito di cittadinanza: riceverlo non è collegato obbligatoriamente alla frequentazione di corsi di formazione nelle specialità che più serviranno al Paese“.

Frequentare lezioni e magari stage aziendali collegati deve essere un obbligo per chi viene aiutato con soldi pubblici, secondo Toti. “Non può accadere che chi percepisce il reddito di cittadinanza se la cavi con qualche saltuaria visita al centro per l’impiego, nella speranza che un lavoro non glielo abbiano trovato. Come del resto accade spesso”.

Terzo punto strettamente connesso: in Italia esistono molti modi per aiutare chi perde il lavoro o chi deve trovarlo. “Solo di casse integrazioni ne abbiamo una manciata di tipologie: ordinaria, straordinaria, in deroga. E abbiamo lavoratori con diritti diversi: se lavori in una grande azienda con contratto a tempo determinato, in caso di crisi, scatta la cassa integrazione. Se lavori come commesso in un negozio, più o meno te la puoi scordare. Se lavori a partita Iva oppure come collaboratore, se la attività chiude, ciaone, te la devi cavare da solo – continua il presidente della Regione – Se poi sei un artigiano o un piccolissimo imprenditore, se le cose vanno male, non ti aiuta proprio nessuno”.

“Allora riformiamo davvero il reddito di cittadinanza, cambiando questo sistema che crea diritti diversi e uguale ingiustizia: un unico tipo di ammortizzatore sociale per ogni cittadino italiano, quale che sia l’impresa per cui lavora e il suo ruolo. Quale che sia il suo contratto. E per prendere questo sussidio, frequenza obbligatoria a corsi di formazione e stage aziendali. E sospensione dello stesso anche per lavori stagionali: se uno lavora quattro mesi, per quei quattro mesi prende lo stipendio, poi, quando resterà a casa, ripartirà il reddito dello stato e allo stesso tempo la formazione per un nuovo lavoro. Questo è uno strumento degno di una Repubblica fondata sul lavoro. Questo vorremmo che facesse il Governo Draghi”, conclude.

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