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Reddito di cittadinanza, in Liguria solo il 26% di chi poteva lavorare ha trovato un impiego

Circa 60mila beneficiari nel 2020, nemmeno 3mila hanno trovato un lavoro. Berrino e Toti: "Un fallimento"

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Genova. In Liguria circa il 26% dei percettori di reddito di cittadinanza che hanno stipulato il patto per il lavoro ha contratto almeno un rapporto successivo alla data della sottoscrizione. È quanto emerge dai dati dei centri per l’impiego su tutto il territorio regionale riferiti alle assunzioni avvenute tra il 30 maggio 2019 e il 30 giugno 2021.

Dopo più di due anni la misura introdotta dal primo governo Conte si avvia verso la riforma annunciata dal premier Mario Draghi, che tuttavia ha spiegato di “condividerne il concetto che ne è alla base”. Anche i dati nazionali certificano quello che dal punto di vista delle politiche dell’occupazione è stato un fallimento: solo una piccola parte dei percettori hanno effettivamente trovato un lavoro mentre incassavano l’assegno. E la Liguria non fa eccezione.

Capire quanti siano stati finora i beneficiari del reddito di cittadinanza in Liguria non è semplice perché i dati Inps tengono conto di chi lo ha percepito almeno una volta anno per anno. Così risulta che nel 2019 fossero 42.612 le persone coinvolte, salite a 62.090 nel 2020. Quest’anno sono già 60.168 e potrebbero aumentare ancora entro dicembre. Attualmente sono quasi 30mila i nuclei familiari interessati, di cui oltre la metà (15.457) composti da una sola persona. In questi due anni e mezzo si è alzato anche l’importo medio mensile: 490,58 euro nel 2019, 519,37 euro nel 2020, 532,23 euro nel 2021.

I numeri di chi poi è stato effettivamente inserito nel mercato del lavoro sono molto più risicati. A partire da maggio 2019 i centri per l’impiego hanno iniziato a convocare i beneficiari del reddito di cittadinanza assegnati da Anpal. Su un totale di 29.083 persone da convocare solo 11.041 hanno stipulato il patto per il lavoro (tutti gli altri si trovano in stato di esonero o esclusione dalla stipula oppure sono irreperibili, ancora da processare o rimandati ai servizi sociali). Tra chi non è stato nemmeno convocato ci sono coloro che hanno un reddito autonomo, i maggiorenni già occupati, ex detenuti e ricoverati di lunga degenza, beneficiari di pensione, over 65, disabili.

Tra coloro che hanno sottoscritto il patto, circa il 26% ha avuto almeno un rapporto di lavoro. A conti fatti si tratta di 2.895 persone, cioè all’incirca il 5% di coloro che hanno percepito almeno una mensilità nel 2020. In tutti sono 43 i navigator che operano affiancando i centri per l’impiego in Liguria: all’inizio erano 63 (avrebbero dovuto essere 66 ma in 3 avevano rinunciato).

“Nonostante questo la Liguria è una delle regioni più performanti – commenta l’assessore regionale al Lavoro Gianni Berrino -. Lo Stato ha il dovere di aiutare chi non è in condizione di mantenersi, ma non può permettersi di pagare persone che potrebbero lavorare per tenerle a casa, che è quello che è successo in molti casi. Le politiche attive del lavoro sono un’altra cosa, col reddito di cittadinanza hanno fallito e devono essere staccate da questo sistema. Bisogna incentivare le aziende ad assumere e chi può lavorare a farlo”.

“In Liguria neanche 3 mila contratti su 30 mila persone che prendono il reddito di cittadinanza. E tanti non provano neanche a cercare un lavoro per non perdere il sussidio. Che senso ha continuare a stipendiare cittadini per farli stare comodi sul divano anziché aiutarli a trovare un impiego? Il reddito di cittadinanza così come è, è un fallimento, senza se e senza ma”, aggiunge il governatore ligure Giovanni Toti.

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