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Emergenza

Profughi afghani, al seminario del Righi pronti 70 posti per accogliere famiglie con bambini

Appello social per trovare lettini per i più piccoli: forniti in poche ore. La Regione mette a disposizione anche una struttura Covid in Albaro

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Foto Jacopo Gugliotta - Riviera24

Genova. Al seminario arcivescovile del Righi sono pronti circa 70 posti per accogliere famiglie di profughi provenienti dall’Afghanistan, compresi 20-30 letti riservati ai bambini. A confermarlo è don Giacomo Martino, responsabile genovese della fondazione Migrantes: “Siamo in attesa di indicazioni precise dalla Prefettura – spiega a Genova24 – ma immaginiamo che la struttura andrà a riempimento. Non sappiamo ancora quando arriveranno, ma dovrebbe essere questione di giorni“.

Dunque anche il capoluogo ligure, dopo la disponibilità dichiarata subito dal sindaco Marco Bucci, si prepara a mettere in moto concretamente la macchina dell’accoglienza a seguito dell’avanzata dei talebani che ha provocato l’esodo di migliaia di afghani in cerca di un luogo sicuro. I primi 85 profughi, parte di un contingente di 206 persone destinate alla Liguria, sono arrivati ieri mattina al soggiorno militare di Sanremo, dove sono assistititi dagli operatori della Croce Rossa. In tutto nella nostra regione dovrebbero sbarcare 85 minori di cui moltissimi bambini e anche neonati. Nella cittadina dell’estremo Ponente trascorreranno il periodo di quarantena in attesa di essere trasferiti in altri centri, tra cui probabilmente il seminario di Genova.

In realtà i primi profughi potrebbero arrivare a Genova ancora prima. La protezione civile regionale, infatti, ha offerto la disponibilità di una struttura ad Albaro già attrezzata come residenza Covid per persone in quarantena e per gestire eventuali malati che richiedono cure a bassa intensità. A riportarlo oggi è Il Secolo XIX. Al momento si parla di una decina di persone, anche se l’edificio potrebbe ospitarne una quarantina, e comunque si esclude una permanenza per lunghi periodi.

Nei giorni scorsi era partita una catena online con l’appello a fornire lettini per ospitare i piccoli profughi afghani al seminario del Righi. In pochissimo tempo, grazie al tam-tam su social e chat, tutte le necessità sono già state soddisfatte: “Molti privati hanno risposto alla chiamata – conferma don Martino – e questa è la prova che i genovesi hanno un grande cuore, soprattutto quando si tratta di bambini”. Ulteriori novità si attendono nelle prossime ore. “Di sicuro si tratterà di famiglie, anche famiglie molto numerose da quanto ci hanno riferito”, prosegue il sacerdote.

Ringraziamo davvero tutti costoro per la capacità di condivisione – commenta monsignor Parodi -. In questo momento però la situazione è ancora molto fluida ed è difficile precisare quali siano i beni materiali di cui c’è maggiormente bisogno. Come sempre nelle prime fasi di un’emergenza, è bene avere un quadro più preciso perché ogni aiuto sia ben calibrato e davvero utile. Quanto alle offerte di accoglienza in appartamenti, in una nota indirizzata ieri alle Caritas diocesane, Caritas Italiana sottolinea che in questa fase l’accoglienza delle persone evacuate avverrà in modo congruo all’interno dei sistemi Sai (ex Sprar) e Cas tramite il ministero dell’Interno”.

Il pallino resta in mano alla Prefettura di Genova, che in queste ore si sta coordinando con Comune, Regione e associazioni del terzo settore. Al capoluogo in genere spetta una quota del 50% del totale degli arrivi in Liguria. In prima linea la Curia genovese col vicario alla carità Andrea Parodi, nominato di recente dall’arcivescovo Marco Tasca. Il nodo da sciogliere è anche quello del tipo di percorso di accoglienza verso il quale saranno indirizzati i profughi: “I Cas, centri di accoglienza straordinaria, sono già a tappo e soprattutto non sono pronti per accogliere famiglie – spiega don Martino -. Secondo noi la vera soluzione è quella del Sai (Sistema di accoglienza e integrazione), che ha raccolto l’eredità dello Sprar”.

Si tratta di un punto cruciale, non tanto per l’accoglienza immediata quanto per il loro futuro: “Il vantaggio dei corridoi umanitari è che queste persone potrebbero arrivare già in qualità di titolari di protezione internazionale senza dover attraversare tutte le peripezie per mettersi in regola coi documenti – prosegue il responsabile della Migrantes -. A quel punto, dopo sei mesi di affiancamento, diventerebbero autonomi. Se invece arrivassero con una logica emergenziale, tutto si complicherebbe. Per ottenere un permesso ci metterebbero anche 3-5 anni e diventerebbero un peso”.

Al momento si tratta di collaboratori della missione di pace italiana che stanno raggiungendo il nostro Paese grazie al ponte aereo organizzato dal ministero della Difesa. Per questo si stima che non avrebbero alcuna difficoltà a integrarsi: sono perlopiù medici, infermieri, ingegneri e professionisti fuggiti coi loro bambini. Una buona parte di loro probabilmente è già in grado di parlare italiano. Insomma, il contorno dell’operazione è ben diverso rispetto agli arrivi in massa di migranti dalle coste del Nord Africa.

In una nota emessa nel pomeriggio diocesi fa sapere di essere pronta ad accogliere famiglie afghane mettendo a disposizione, in una prima fase, circa 20 posti letto presso il seminario arcivescovile Benedetto XV, che potrebbero ampliarsi in caso di maggiore necessità “Si tratta di una prima disponibilità – spiega Andrea Parodi, vicario episcopale per il servizio della carità e direttore della Caritas diocesana – a cui stiamo lavorando in costante confronto con il Comune di Genova e la Prefettura, tenuto conto della continua evoluzione di questi giorni così drammatici. Sono posti destinati in primo luogo alle famiglie, con tutta probabilità una parte di quelle attualmente accolte a Sanremo”.

È bene quindi attendere prima di effettuare raccolte di beni materiali, precisa la diocesi. Le donazioni economiche restano al momento l’espressione più appropriata e duttile per farsi prossimi a queste famiglie nel primo periodo e chi volesse rendersi partecipe può donare tramite i conti correnti di Caritas Diocesana* o direttamente sul sito www.caritasgenova.it, con la causale “Accoglienza Afghanistan 2021”. Di seguito i riferimenti per chi volesse contribuire.

Conti correnti di Caritas Diocesana

Conto corrente postale n° 14108161
Intestato Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana
Conto corrente bancario
IBAN: IT69U0306909606100000113059
Banca Intesa San Paolo
Intestato Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana

Conto corrente bancario
IBAN: IT81F0617501400000003364480
BIC: CRGEITGG040
Banca Carige – Sede di Genova
Intestato Arcidiocesi di Genova Caritas Diocesana

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