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Genova. “Chi ha gestito incautamente le nostre infrastrutture oggi dovrebbe essere con le spalle al muro, dal 14 agosto di tre anni fa il vaso di Pandora si è aperto su un sistema senza dignità e umanità, ma la sensazione è che man mano c’è chi cerca di richiudere quel vaso, per dimenticare quanto accaduto e crearne nuovi vasi di Pandora”. Sono amare le parole di Egle Possetti, presidente del comitato Ricordo vittime ponte Morandi, intervenuta dal palco allestito sotto il nuovo viadotto San Giorgio nel terzo anniversario del crollo.

Con la voce rotta dal piano e dopo aver ricordato e ringraziato “il dottor Gino Strada, che è sempre stato dalla parte delle vittime”, Possetti ha sottolineato la delusione dei familiari delle vittime per il processo di acquisizione di Autostrade da parte di Cassa depositi e prestiti.

“Sono passati tre anni da quel giorno, le urla, la pioggia, le lacrime, la polvere, sono ancora nel nostro cuore, questa vergogna resterà incisa indelebilmente nella nostra anima, stiamo aspettando segnali tangibili di giustizia ma sono ancora troppo pochi” e ancora “le indagini certosine della guardia di finanza e il lavoro strenuo della procura ci hanno fatto sentire forte la presenza dello Stato, purtroppo però non vediamo adeguate penalizzazione per chi gestiva le infrastrutture, il contratto di acquisizione in itinere anzi ha previsto ulteriori risposte alle pretese del concessionario”.

Egle Possetti ha anche risposto alle rassicurazioni della ministra Cartabia sulla riforma della giustizia e sul fatto che non avrà ricadute negativa sul processo per ponte Morandi: “Siamo preoccupati per le riforme penali – ha affermato – non abbiamo timori solo per il nostro caso specifico ma anche per il futuro, per la possibilità che altre famiglie vedano sfumare il loro bisogno di giustizia, non vogliamo processi eterni ma vogliamo giustizia vera”.

Oltre a ricordare la proposta di legge che equipari le famiglie delle vittime di tragedie legate alle infrastrutture alle famiglie delle vittime di mafia, Possetti ha fatto un appello alle istituzioni: “Come cittadini di uno stato democratico speriamo di vedere riposare i padri costituenti in pace, che resti in atto una netta separazione dei poteri, che i deboli possano essere protetti dalle prevaricazioni dei forti, perché nulla potrà ridarci ciò che abbiamo perduto ma vorremmo sentire il calore della democrazia, non bastano le medaglie dei nostri atleti alle olimpiadi per risollevare la dignità della nostra nazione”.

E ha poi concluso citando un personaggio della serie Criminal Minds: “La speranza è riuscire a vedere che c’è luce nonostante tutta l’oscurità, questa tragedia non sarà chiusa in un armadio, fino a quando avremo la forza cercheremo di tenerla a galla”.

Un pensiero alle vittime e ai familiari, alla città e alla rigenerazione del “sottoponte” quello del sindaco di Genova Marco Bucci nel terzo anniversario del crollo del Morandi. Il sindaco parlando dal palco ha detto “il primo pensiero, come sindaco e cittadino, è per le 43 vittime, che non dovevano esserci e ci sono state, Genova non le dimenticherà mai – ha affermato – anche alle famiglie delle vittime con cui continueremo a collaborare per fare quello che è il nostro dovere”. Il secondo pensiero di Bucci va “alla città di Genova, che ha sofferto tantissimo per il crollo del ponte, ma si è risollevata e ha lavorato, ne è venuta fuori dimostrando che si può e si deve fare le cose bene e nei tempi giusti. Alla città di Genova dobbiamo dire grazie e dobbiamo continuare a supportarla e quindi abbiamo bisogno di infrastrutture che la rendano una grande città europea”.

Marco Bucci, che fino al 4 ottobre è ancora commissario straordinario per la ricostruzione ha aggiunto: “Il terzo pensiero va al grande progetto di rigenerazione urbana di quest’area, al cerchio rosso e al memoriale ideati dall’architetto Boeri, un progetto che darà a quest’area una grande ricaduta economica e professionale – le sue parole – per questo progetto devo dire grazie al ministro Enrico Giovannini che ha accettato la nostra richiesta di poter utilizzare i soldi per il nuovo ponte, continueremo a lavorare per far sorgere qui un quartiere modello, con una grande qualità di vita, servizi, e un’industria 4.0”.

Infine, sul memoriale: “Voglio ricordare che è un importante per le famiglie delle vittime, che avranno un posto dove riunirsi ma lo sarà soprattutto per i genovesi e tutti coloro che verranno a visitarlo, che penseranno a quello che è successo, agli errori del passato e a come costruire un futuro migliore per noi e i nostri figli”.

“Sono stati tre anni complicatissimi e lunghissimi, se pensiamo anche al Covid, ma visitando oggi il capannone con le rovine del ponte conservate dalla magistratura mi è parso siano passati pochi istanti da quel 14 agosto 2018” ha detto il governatore ligure Giovanni Toti – Spesso i memoriali servono a sublimare i brutti ricordi del passato per ricominciare a vivere, ma quel memoriale no, quel memoriale dovrà ricordare sempre quello che è successo e quali sono i doveri di ciascuno di noi, innanzitutto quelli di giustizia nei confronti dei familiari”.

“E dobbiamo ricordarci, anche ogni volta che stiamo in coda in autostrada, di quella mattina e di chi c’era, perché mettere in sicurezza le nostre autostrade è un dovere che abbiamo nei confronti du quelle 43 persone ed è un dovere per chi passerà su queste strade in futuro – ha aggiunto – L’anno scorso avevo concluso dicendo che questa giornata mi richiamava due frasi: “mai più” e “sempre così”, per la tragedia e la rinascita del nuovo viadotto, oggi dico che quel memoriale deve aiutarci a restare sempre con gli occhi bene aperti, spalancati, non archiviando il nostro dolore ma per ricordarci quali sono i nostri doveri”.

“Non c’è mai stato alcun rischio prescrizione per il processo sul crollo di ponte Morandi” ha detto il ministro della Giustizia Marta Cartabia che si è commossa all’inizio del suo intervento. “Da madre, ho incontrato madri che hanno perso i loro figli e ho sentito tutto il loro strazio” ha detto senza riuscire a trattenere le lacrime per qualche istante”.

“Oggi si ricordano vite spezzate e si rinnova il dolore – ha ricordato il ministro alle Infrastrutture Enrico Giovannini – Il 14 agosto riporta tutti noi a un ricordo straziante, a un disastro incomprensibile. Quel ricordo è impresso in modo indelebile nelle menti dei familiari e di tutti gli italiani. Ricordo di avere appreso la notizia mentre guidavo nel centro di Roma e ricordo perfettamente il profondo turbamento che provai guardando le immagini terribili del ponte crollato sul quale io stesso ero passato tante volte. Ma fu l’Italia intera a rimanere senza parole con lo sguardo fisso su quel vuoto lasciato dal ponte crollato, chiedendosi come fosse possibile – ha aggiunto il ministro – . Guardando la lista dei nomi delle vittime che scorreva oggi nel video del ricordo ci si rende conto della entità del dramma”.

La commemorazione si è conclusa alle 11.36 con un minuto di silenzio dedicato alle 43 vittime. Intanto in porto, ancora una volta. è risuonato l’urlo delle sirene a tre anni dalla tragedia.

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