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Obbligo green pass, scuola in allarme: “È una discriminazione”. I presidi: “Non siamo sceriffi”

I sindacati liguri: "C'è anche chi non può vaccinarsi, impensabile pagare un tampone ogni due giorni". Capizzi (Anp): "Necessarie indicazioni chiare a livello nazionale"

green pass scuola

Genova. Alla fine il green pass sarà obbligatorio anche per il personale scolastico: la decisione non è ancora stata messa nero su bianco – e si discute ancora sulla possibilità di estendere la misura agli studenti over 16 – ma è arrivata durante la cabina di regia del premier Mario Draghi. E ha schiodato i sindacati dall’attendismo in cui erano rimasti finora: “Se chi non lo avrà sarà considerato assente non giustificato, sarà una discriminazione“, è la posizione di sintesi tra le tre sigle confederali. Mentre i presidi, che erano i principali fautori dell’obbligo vaccinale, ora avvertono: “Non possiamo essere noi a controllare“.

Uno degli interrogativi, infatti, riguarda anzitutto questo tema: chi verificherà se il personale scolastico sarà in regola col green pass? Ci sarà un check all’entrata dell’istituto? Sono immaginabili controlli a campione? O si tratterà di una semplice autocertificazione? “Aspettiamo maggiori dettagli, ma è chiaro che il dirigente scolastico non potrà fare come un vigilante o un controllore sul treno, altrimenti cadiamo nella ridicolaggine – interviene Angelo Capizzi, presidente genovese dell’Associazione nazionale presidi -. Devono esserci indicazioni chiare di carattere nazionale, ma non possiamo tornare al preside che fa lo sceriffo“.

Chi non avrà il green pass e non potrà recarsi sul posto di lavoro sarà considerato assente ingiustificato, secondo quanto riportano le agenzie di stampa. E quindi ne subirà tutte le conseguenze del caso. “Vogliamo capire meglio cosa verrà deciso, ma non possono esserci discriminazioni e penalizzazioni per i lavoratori – controbatte Claudio Croci, segretario ligure della Cgil Scuola -. E poi, se chi sarà vaccinato verrà allontanato, avremo un altro problema: chi farà lezione al suo posto? Crediamo che per garantire sicurezza nelle scuole occorrano altre cose, a cominciare dai trasporti”.

“Ricordiamo che tante persone si trovano in una situazione particolare che non viene contemplata, quella in cui il medico della mutua suggerisce di non vaccinarsi per problemi di salute. Ma se uno non può vaccinarsi non può essere costretto“, rimarca Monica Capra, segretaria della Cisl Scuola Liguria. Ci sarebbe sempre l’alternativa del tampone, poco praticabile e comunque onerosa, anche se è al vaglio un prezzo calmierato intorno a 6-7 euro: “Non possiamo pensare che i lavoratori spendano soldi per fare un test ogni due giorni – continua Capra -. Piuttosto abbiano il coraggio di stabilire l’obbligo vaccinale a prescindere”.

“Sarà un bel problema – ribadisce Ferdinando Agostino, segretario ligure della Uil Scuola -. Ci dovranno anche dire, visto che non esiste  l’obbligo di vaccinazione, come faranno ad applicare una misura del genere. Poco fa ho ricevuto la telefonata di una docente che non vuole vaccinarsi. Prevediamo che ci saranno ricorsi e proteste. Noi non le cavalcheremo: se il legislatore legifera dobbiamo adeguarci, ma è chiaro che sia una forzatura per fare in modo che il 20% dei docenti che non si sono vaccinati lo facciano nei prossimi giorni”.

Ad oggi, secondo gli ultimi dati della Regione incrociati con quelli del ministero dell’Istruzione, il 65% del personale scolastico ligure ha effettuato il ciclo completo di vaccinazione anti Covid-19 mentre l’80% ha effettuato almeno una dose di vaccino. I numeri non concordano con quelli ufficiali perché, come ha ricordato più volte il presidente Giovanni Toti, “una parte dei soggetti appartenenti alla categoria, infatti, ha aderito alla campagna vaccinale anti Covid-19 prenotando la propria vaccinazione per fascia di età o come soggetto ultra vulnerabile oppure attraverso gli open day organizzati su tutto il territorio per la vaccinazione ad accesso libero (senza prenotazione) senza quindi dichiarare la propria appartenenza alla categoria degli operatori scolastici”.

Resta al fatto che al momento un quinto del personale scolastico non si è vaccinato. Una quota che, a prescindere dalle considerazioni sanitarie, avrebbe una ricaduta non indifferente sulle attività in presenza. Per questo i presidi sperano che si riduca: “Auspico che ci sia un grado di sensibilità importante da parte del personale scolastico e dei ragazzi stessi. È una condizione importante per la ripresa dell’attività in presenza. Ma i dirigenti – conclude Capizzi – non possono essere lasciati solo a prendere iniziative di tipo punitivo o di indagine, anche perché sarebbero legate al tema della privacy“.

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