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Amarezza

Sanitari ‘no vax’: lettera di richiamo per un oss, ma la donna è deceduta da tre mesi

Asl3: "Procedura informatica iniziata con l'entrata in vigore del decreto, siamo dispiaciuti"

vaccino covid

Genova. Una lettera di richiamo per annunciare eventuali sanzioni e sospensioni a causa della mancata vaccinazione, ma la destinataria è deceduta: questa l’amara vicenda di cui è stata protagonista la famiglia di una Oss dipendente di una struttura sanitaria del savonese ma residente nel genovese, venuta a mancare a maggio scorso. Una lettera che quindi non troverà alcun tipo di risposta: la donna è deceduta da ben tre mesi a causa di una grave malattia.

Nei mesi scorsi, infatti, la donna era stata colpita da una patologia che nel mese di marzo 2021 l’aveva costretta a smettere di lavorare ed andare “in malattia”. Purtroppo, nel giro di poche settimane le sue condizioni si sono aggravate ulteriormente e, a maggio, è deceduta.

In questi giorni il marito ha ricevuto dal dipartimento di prevenzione dell’Asl3 genovese una lettera nella quale viene sottolineata la sua “inosservanza dell’obbligo vaccinale di cui al decreto legge numero 44 del 1 aprile 2021, convertito con legge numero 76 del 28 maggio 2021”. Nella missiva si ricorda che tale decreto “prevede l’obbligo vaccinale per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali”. Si rileva che “Alisa ha segnalato il nominativo [della Oss] al dipartimento in quanto soggetto non vaccinato”.

Nella lettera, il direttore del dipartimento ricorda di aver sollecitato l’operatrice a presentare tutta la documentazione attestante la vaccinazione entro 5 giorni dalla formulazione dell’invito e che “in mancanza, veniva formulato l’invito formale a sottoporsi alla somministrazione del vaccino”. In ultimo, si dava atto che la donna “non ha presentato alcuna documentazione né aderito all’invito formale a sottoporsi alla somministrazione del vaccino” e perciò si trovava in una condizione di inadempienza che potrebbe essere soggetta a sanzioni.

Ovviamente, nessuno di questi inviti aveva trovato risposta a causa delle gravi condizioni della donna, alle prese con la disperata battaglia per la sua sopravvivenza. Una battaglia che, come detto,  purtroppo l’ha vista soccombere.

La lettera è datata 12 agosto 2021 e quindi è stata inviata alla destinataria ben tre mesi dopo il suo decesso. Viene da chiedersi come sia possibile che, a distanza di così tanto tempo, lo stato una persona prima “in malattia” e quindi presa in carico dal sistema sanitario regionale per le necessarie terapie e poi deceduta non sia ancora stato aggiornato ed i database possano ritenerla ancora in vita e quindi soggetta agli obblighi della sua professione.

Una domanda che si è fatto anche il marito della donna, che quando ieri ha ritirato la lettera non ha potuto evitare di provare una certa amarezza: “Le ultime settimane sono state un calvario – spiega – Chiedeva solo di porre fine alle sue sofferenze, ma ciò non era possibile. Oggi, da deceduta, viene sanzionata. Da mesi era chiaramente in malattia, magari poter lavorare…”.

Il marito ritiene “inutile attendersi scuse da parte di chiunque. E’ tutto di cattivo gusto, ma vero. Non c’è che dire. Questa è la dimostrazione che qualcosa non funziona. Non siamo più umani. Siamo solo un nome e un cognome inserito in un database”.

Asl3, da parte sua, prova a fare chiarezza: “Si tratta di una procedura informatica iniziata con l’entrata in vigore della legge, cosa avvenuto prima del decesso della Oss – spiegano dall’ufficio stampa – siamo ovviamente dispiaciuti per l’episodio e ci scusiamo con i familiari della donna che in queste ore hanno visto rinnovare il dolore per la scomparsa del proprio caro”

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