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Civiltà

La proposta della Lista Sansa: “Un medico di famiglia per gli italiani senza fissa dimora”

In Liguria circa un migliaio di italiani sono esclusi dall'assistenza sanitaria. In Emilia-Romagna lo stesso provvedimento è stato approvato all'unanimità due settimane fa

Poverrtà, clochard

Genova. Sembra un paradosso, ma è davvero così: in Liguria circa un migliaio di cittadini italiani senza fissa dimora sono esclusi di fatto dall’assistenza sanitaria. Significa che non hanno diritto ad avere un medico di base e sono costretti a recarsi al pronto soccorso per qualunque patologia. Perché non hanno una residenza e quindi, per la sanità pubblica, non esistono. Un limbo normativo che invece non riguarda gli stranieri, neppure quelli irregolari.

Per risolvere l’impasse la Lista Sansa ha presentato una proposta di legge regionale sulla scorta di un provvedimento analogo approvato all’unanimità in Emilia Romagna due settimane fa su proposta del consigliere Pd Antonio Mumolo, ideatore e presidente dell’organizzazione Avvocato di Strada che si occupa di fornire supporto legale gratuito a chi non ha una casa in cui vivere.

Il testo prevede che la Regione, “per assicurare l’esercizio del diritto all’assistenza sanitaria individuale e tutelare il diritto collettivo alla salute”, riconosca “ai cittadini italiani senza dimora e non residenti in Paesi diversi dall’Italia, priva di qualsiasi assistenza sanitaria, la facoltà di iscrizione nelle liste degli assistiti dalle aziende sanitarie del servizio sanitario regionale, la facoltà di effettuare la scelta dei medico di medicina generale, nonché di accedere alle prestazioni garantite dai Lea per i cittadini italiani residenti in Italia”.

“Gli italiani senza fissa dimora in Liguria sono un migliaio – spiega il consigliere Ferruccio Sansa, primo firmatario della proposta di legge -. L’unica assistenza sanitaria possibile per loro è al pronto soccorso. I vantaggi sarebbero molteplici. Anzitutto i senza dimora avrebbero una persona che si prende cura di loro, che li conosce e li chiama per nome. E poi ci sarebbe un vantaggio economico perché gli accessi al pronto soccorso, molte volte immotivati e non appropriati, costano più che garantire loro l’assistenza come a tutti i cittadini”.

L’iniziativa è nata sulla spinta di Emilio Robotti, coordinatore genovese dell’organizzazione Avvocato di Strada: “La cosa incredibile è che si tratti di una proposta assolutamente innovativa, approvata finora solo in Emilia-Romagna – commenta -. Se non hai una residenza, al di là che tu dorma per strada o in una comoda abitazione, perdi tutti i diritti: il voto, la pensione e anche il medico di base. Questa situazione riguarda solo gli italiani senza dimora: per vari motivi gli stranieri con permesso di soggiorno hanno il medico di base, i cittadini europei hanno un codice che permette di ricevere assistenza di base, e anche gli irregolari possono ricevere prestazioni diverse da quelle del pronto soccorso”.

Dal punto di vista delle risorse finanziarie, la legge rimanda alla programmazione del servizio sanitario la definizione delle somme necessarie. “In realtà – sottolinea Sansa – si tratterebbe di spostare soldi da una voce di spesa all’altra: ciò che si risparmia in accessi non appropriati al pronto soccorso si reinveste sui medici di base”. La stima di massima si aggira sui 50mila euro complessivi (una cifra irrilevante per il bilancio regionale), assumendo che ogni persona assegnata a un medico di medicina generale costi alla collettività circa 50 euro all’anno, mentre la spesa per le prestazioni in pronto soccorso è molto più elevata.

Spetterebbe poi alla giunta emanare entro tre mesi un provvedimento attuativo con le modalità per l’iscrizione nelle liste sanitarie. Un passaggio che sarà cruciale, anche perché il rischio concreto è che la legge, qualora fosse approvata, rimanga comunque lettera morta se le condizioni per accedere al servizio saranno difficoltose per gli stessi senzatetto. “Un ruolo centrale lo avrebbero le associazioni di volontariato e i servizi sociali che farebbero da intermediari”, precisa la consigliera Selena Candia.

La speranza dei proponenti è che la legge possa essere accolta e votata all’unanimità anche in Liguria come è accaduto in Emilia-Romagna, dove però a presentare il provvedimento è stata la maggioranza: “Spesso si dice a sproposito ‘prima gli italiani‘, questo è forse l’unico caso in cui gli italiani sono realmente discriminati. Speriamo che ci venga riconosciuto il merito, ma in ogni caso l’importante sarà il risultato”, conclude Sansa.

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