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La class action contro Poste Italiane arriva anche a Genova

"Alcuni degli aderenti hanno già fatto sapere che una percentuale delle somme ricavate dall'azione legale andrà in beneficenza per la distribuzione del vaccino covid"

poste italiane generica

Genova. La class action contro Poste Italiane arriva anche davanti al Tribunale di Genova, appuntamento in programma intorno alla metà di ottobre.

“La procedura, fattivamente voluta da parte di alcuni sottoscrittori di Buoni fruttiferi postali (Bfp) emessi negli anni ’80, alla quale hanno già aderito centinaia di risparmiatori, riguarderebbe, in astratto, almeno mezzo milione di italiani” secondo quanto afferma l’Associazione Giustitalia, promotore dell’iniziativa.

“Al momento – spiega l’Associazione – si sono raccolte le adesioni di tanti piccoli risparmiatori di quasi tutte le regioni d’Italia, ma la platea dei potenziali ricorrenti è molto più ampia. Si calcola infatti che i sottoscrittori dei buoni emessi negli anni ’80 siano, come detto sopra, oltre mezzo milione sparsi su tutta la penisola”.

“Una cifra da capogiro trattenuta indebitamente da Poste italiane. Basti pensare, a titolo di esempio, che un buono postale del 1984 da un milione di lire viene pagato dalle Poste circa 9 mila euro (18 volte la “posta”) mentre in realtà vale almeno il doppio.

Come noto il varco per questo nuovo fronte di contenzioso sui Buoni postali è stato aperto dalla sentenza n.1390/2020 del Tribunale di Bergamo che ha sancito che la capitalizzazione degli interessi che maturano sui Bfp della “Serie Q” deve avvenire al lordo della ritenuta fiscale.

L’Associazione inoltre spiega che “La capitalizzazione al netto della ritenuta fiscale, per ciascuno dei primi 20 anni di durata dei Buoni, è illegittima in quanto in tale caso verrebbe anticipato il momento impositivo previsto dalla normativa primaria. L’articolo 26 del Dpr 600 del 1973, prevede infatti l’applicazione della ritenuta in base al principio di “cassa” e non a quello della maturazione. E i Bfp a differenza dei BTp non distribuiscono cedole nel corso della loro durata.

Gli interessi maturano ogni bimestre e vengono incassati dal sottoscrittore solo quando si presenta all’ufficio postale per riscuotere il montante. Non è quindi equo anticipare l’applicazione dell’imposta, anche perché la ritenuta fiscale viene girata dalle Poste allo Stato solo quando il sottoscrittore presenta il Bfp all’incasso.

E infine conclude: L’azione rispetta il requisito dell’omogeneità dei diritti in quanto Poste Italiane commetterebbe errori sistematici: la stessa, infatti, calcola i rendimenti dovuti ai risparmiatori, di anno in anno, capitalizzandoli al netto della ritenuta fiscale, erodendo così il montante per ciascun anno di maturazione del titolo, senza che a tale erosione del montante corrisponda un versamento su base annuale della ritenuta all’Erario. Poste ritiene di applicare tale metodologia di calcolo sulla base dell’articolo 7 comma 3 del Dm 23 giugno 1997, ma tale norma precisa semplicemente che sul montante dei Buoni Serie Q gli interessi “continueranno” a essere applicati annualmente al netto della ritenuta fiscale. Alcuni degli aderenti alla class action hanno già fatto sapere, tramite l’Associazione, che una percentuale delle somme ricavate dall’azione legale andrà in beneficenza per la distribuzione del vaccino covid”.