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Genova. Centinaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata in memoria di Giuseppe De Donno, medico suicida che aveva promosso la terapia anti-Covid col plasma iperimmune, organizzata nel centro di Genova dal collettivo Salute Consapevole con la partecipazione del sindacato Cub Sanità. Una manifestazione che in realtà è servita a rivendicare la libertà di scelta sulle vaccinazioni, in particolare per gli operatori sanitari, sottoposti all’obbligo dalla scorsa primavera.

“Cerchiamo di diffondere un’informazione sanitaria corretta che spesso non viene diffusa dai media. È una fiaccolata per una sanità etica, lontana da logiche di economie e di potere – spiega Cristina Dal Farra, referente del collettivo -. L’abbiamo dedicata al dottor Giuseppe De Donno proprio perché è l’esempio di un medico che ha agito secondo scienza e coscienza e che purtroppo ci ha lasciato tragicamente. Noi non siamo né contro né pro vaccino, siamo per la libera scelta e soprattutto ci interroghiamo. Chi di noi non vuole vaccinarsi non lo fa per ideologia ma perché si rende conto che ci sono tanti dubbi e tante perplessità su questa che di fatto è una vaccinazione sperimentale di massa”.

La fiaccolata è partita dal Porto Antico, ha percorso via San Lorenzo ed è terminata in piazza De Ferrari. Durante il percorso sono state lette ad alta voce alcune domande rimaste senza risposta, come: “Perché i vaccinati devono tenere la mascherina?”, “Perché dobbiamo firmare un consenso se siamo sottoposti a un obbligo?”, “Perché sono state negate le cure precoci?”.

In corteo anche alcuni operatori della sanità preoccupati dalle conseguenze delle sospensioni in arrivo per chi non si è conformato all’obbligo vaccinale. “Al di là delle motivazioni per cui uno decide di non vaccinarsi è inaccettabile il ricatto – spiega Maurizio Loschi, coordinatore ligure di Cub Sanità -. Contro le sospensioni i nostri legali sono attivi da tempo per aiutare le persone a fare ricorso”.

Ma ci si muoverà anche con un’altra iniziativa: “Abbiamo lanciato una campagna, Adotta un operatore sanitario sospeso, che ci consente di raccogliere fondi per una cassa di resistenza nelle piazze di tutta la Liguria perché questi lavoratori possano reggere a questo ignobile ricatto – conclude Loschi -. Per ora nessuno ci ha ancora chiesto supporto. I più fragili, i monoreddito, quelli con famiglie numerose potranno attingere. Il nostro lavoro continua e i banchetti saranno intensificati”.

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