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Genova. Sospiro di sollievo per gli esercenti, almeno finché durerà l’estate. È il clima che si respira in città dopo la circolare del Viminale che ha fatto chiarezza sui controlli per i clienti che entrano nei locali: obbligatorio scansionare il green pass con l’apposita app, mentre rimarrà “discrezionale” la verifica del documento d’identità. Con una precisazione cruciale: eventuali sanzioni per certificazioni contraffatte o appartenenti ad altre persone saranno esclusivamente a carico degli avventori, salvo responsabilità chiare da parte di chi doveva controllare.

Finora gli effetti del green pass obbligatorio non sembrano così pesanti. “Il bilancio finora è positivo dal punto di vista del turismo, in città ci sono tante persone e stiamo lavorando. Il problema sul green pass finora non è stato palese, abbiamo usufruito soprattutto dei nostri spazi all’esterno – spiega Marina Porotto, esercente di piazza delle Erbe e presidente dei giovani di Fipe Liguria -. Nel weekend, tra i pochi tra i che hanno chiesto di sedersi all’interno, coloro che hanno fatto problemi per il green pass non sono una percentuale molto alta”.

Ma le vere ripercussioni potrebbero vedersi nei prossimi mesi, quando la vita si sposterà all’interno dei locali. “C’è la stessa preoccupazione che avevamo a maggio quando potevamo usufruire solo degli spazi all’aperto: era stato un mese disastroso perché ha piovuto. Per ottobre temiamo che il green pass possa essere un ostacolo alla presenza di persone. La vaccinazione sta andando veloce ma non tutti hanno ancora accesso, speriamo ci sia una spinta positiva nelle persone”, aggiunge Porotto.

Ma in sostanza quand’è che i ristoratori chiederanno il documento? Nella circolare si parla di “manifesta incongruenza” tra i dati anagrafici visualizzati dall’app dopo la scansione del QR Code (nome e cognome, data di nascita) e quelli della persona: “Ad esempio se appare il nome di un uomo e la persona che lo mostra è una donna, oppure se compare due volte lo stesso nome, o ancora se la data di nascita è chiaramente sbagliata”, precisa Porotto. In questo caso il cliente è tenuto a esibire un documento, anche se il verificatore non è un pubblico ufficiale. Altrimenti “non siamo tenuti a sapere se il nome è corretto”, e quindi il rischio di prendersi una multa da 400 a mille euro riguarda solo i clienti.

Per gli esercenti che non controlleranno il green pass, oltre alle sanzioni pecuniarie, sono previste la chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni. Dopo due violazioni commesse in giornate diverse si applica la chiusura da 1 a 10 giorni.

“Abbiamo apprezzato la linea accolta dal Governo che conferma quanto sostenuto dalla Federazione circa la disponibilità degli operatori a fare prontamente la loro parte, anche per scongiurare ulteriori future chiusure che sarebbero fatali per il comparto, sempre che questo senso di responsabilità non si trasformi nella richiesta di un’insostenibile surroga di funzioni delle forze di polizia”, si legge in una circolare interna inviata oggi dalla Fipe ai propri associati.

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