Quantcast
L'analisi

“Fare i pattuglioni in centro non serve, bisogna tornare a parlare di criminalità organizzata”. Il sindacato di polizia vuole il rilancio

"La pandemia sta risucchiando ogni cosa come un maligno "buco nero" e sta favorendo chi organizza la malavita e specula sui frutti dei reati consumati a partire dallo spaccio di stupefacenti"

pattuglione polizia

Genova. La battaglia contro lo spaccio è davanti ad un bivio: continuare con la politica dei pattuglioni in centro o provare a tornare a cercare le radici nei quartieri periferici, dove i grandi flussi di sostanze vengono gestiti e sfruttati.

Questa in sintesi l’analisi di Roberto Traverso, segretario del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia, che nel cuore dell’estate prova a rilanciare il servizio e l’organizzazione legati alla sicurezza.

“In questa estate davvero difficile per chi deve garantire sicurezza in Liguria, la carenza di personale fa emergere inesorabilmente le criticità che la Polizia di Stato deve affrontare sul territorio dove il fenomeno dello spaccio di stupefacenti continua a dilagare in modo preoccupante – scrive Traverso – A Genova, capoluogo Ligure, per esempio, mentre sul fronte della lotta a chi fornisce la droga a chi spaccia sul territorio, invece di rafforzare il controllo del territorio e l’attività investigativa, si continua ostinatamente a concentrare le forze a disposizione praticamente solo ed esclusivamente nel Centro Storico con i “soliti” e purtroppo inefficaci, pattuglioni”.

Ma secondo Traverso, la realtà sarebbe un’altra, e sarebbe nota a tutto il reparto investigativo della polizia genovese: “La droga arriva da fuori del Centro Storico, dalle zone socialmente più degradate dove anche lì lo spaccio dilaga ma fuori dai riflettori della politica locale. Per esempio, gli spacciatori che piazzano droga proliferano a Sampierdarena, Cornigliano, Bolzaneto – sottolinea il segrretario del Siap – e sono di varie etnie a seconda dello stupefacente: Nigeria, Senegal e dominicani per la cocaina, tunisini ed ecuadoriani per l’eroina e Marocchini e albanesi hashish marijuana e cocaina”.

La soluzione? “Occorre investire e rafforzare l’attività investigativa e concentrarsi anche sul controllo del territorio, invece le politiche sulla sicurezza locale continuano a ad impegnarsi sul iniziative spesso demagogiche: una su tutte quella che ha previsto l’esborso di 40 mila euro per chiudere dentro una cancellata piazza Settembrini a Sampierdarena. Dopo l’incontro soddisfacente avuto circa un mese e mezzo fa con il Prefetto di Genova, ci auguriamo che si riesca ad accelerare al più presto sulla rimodulazione di una cabina di regia efficace in grado di mettere in campo un concreto coordinamento istituzionale prima di tutto sul territorio genovese, in modo da creare un modello di riferimento per tutta la Liguria”.

E poi arriva l’appello, rivolto alla classe dirigente e a tutta la società genovese e ligure: “Bisogna che al più presto a Genova ed in Liguria si ricominci a parlare di criminalità organizzata ed infiltrazioni mafiose rafforzando e coordinando le squadre di polizia giudiziaria sul territorio – conclude Traverso – La pandemia sta risucchiando ogni cosa come un maligno “buco nero” e sul fronte della sicurezza questa situazione sta favorendo chi organizza la malavita e specula sui frutti dei reati consumati a partire dallo spaccio di stupefacenti”.