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Fake pass

Falsi green pass venduti attraverso 32 canali telegram: perquisizioni e sequestri della polizia postale

Gli utenti dei canali convinti a pagare e a fornire i loro dati per ottenere un finto certificato vaccinale

Generico luglio 2021

La Polizia di Stato sta eseguendo una vasta operazione, denominata ‘Fake Pass’, di contrasto al commercio online di falsi Green pass Covid-19.

Gli utenti – spiega un comunicato – venivano attratti con messaggi come “ciao, ti spiego brevemente come funziona: attraverso i dati che ci fornisci (nome e cognome, residenza, codice fiscale e data di nascita) una dottoressa nostra collaboratrice compila un certificato vaccinale e (quindi sì, risulti realmente vaccinato per lo Stato) e da lì il Green pass”.

Gli investigatori del Servizio Polizia postale e delle comunicazioni di Roma, Milano e Bari, con il coordinamento delle procure della Repubblica presso i tribunali di Roma, Milano e dei minorenni di Bari, stanno eseguendo perquisizioni e sequestri nei confronti degli amministratori di 32 canali Telegram responsabili della vendita di Green pass falsi.

Erano migliaia gli utenti iscritti ai canali di note piattaforme di comunicazione dove veniva proposta, con garanzia assoluta di anonimato, la vendita dei green pass falsi, da pagare in criptovaluta o buoni acquisto per lo shopping on-line, ad un prezzo compreso tra i 150 ed i 500 euro.

E’ quanto accertato nell’indagine che vede indagate quattro persone, tra cui due minorenni, accusati di truffa e falso.

Per gli inquirenti i quattro, gestivano diversi canali Telegram specializzati nell’offerta illegale certificati verde. Sono in totale trentadue i canali Telegram posti sotto sequestrato in esecuzione del decreto emesso dal gip di Roma.

“L’indagine nasce dall’attività di monitoraggio del dark web -spiega Ivano Gabrielli direttore del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic) -. L’offerta vede purtroppo la partecipazione di migliaia di cittadini italiana in cerca del Green Pass falso. Si tratta di documenti falsi che non possono essere validati dall’applicazione VerificaC19. Si rischia, quindi, di essere denunciati per il concorso in falso in atto pubblico e di consegnare i propri dati sensibili a criminali informatici”.

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