Verso Italia-Belgio: ecco come vivranno la partita quattro genovesi trapiantati nella terra dei diavoli rossi - Genova 24
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Verso Italia-Belgio: ecco come vivranno la partita quattro genovesi trapiantati nella terra dei diavoli rossi

Differenze nell'attesa tra belgi e italiani, dove e con chi assisteranno al match e i pronostici di chi vive a cavallo tra due culture

Generico giugno 2021

POCA SCARAMANZIA PAGATA CARA

“Les Italiens parlent avec les mains. Nous, avec les pieds”. Questo lo slogan lanciato da un noto marchio di birra belga pochi giorni prima della partita tra l’Italia “operaia” di Conte e il Belgio delle super star valida per il girone di Euro 2016. Lo stereotipo dell’italiano che gesticola mentre parla affiancato alla capacità di “parlare con i piedi” dei belgi, a sottolineare il divario tecnico tra le due compagini. Come tutti sanno, la partita si concluse 2 a 0 per gli Azzurri. Ah la scaramanzia!

Un episodio che testimonia bene la differenza di approccio alla grande manifestazione tra i tifosi di una nazionale “parvenue” con merito e quelli di una delle storiche big del calcio mondiale. L’entusiasmo delle prime volte che sfocia in sfottò prima delle partite comunica un atteggiamento spensierato e un po’ ingenuo che mai si sarebbe sognato un tifoso di una nazionale più scafata, che sa bene come l’essere forti e favoriti significhi ben poco in queste competizioni. Questa volta, infatti, anche nella terra delle patatine fritte e della birra sono stati più cauti.

Tuttavia, permangono differenze nell’attesa della partita di domani, come testimoniano quattro genovesi che per motivi di lavoro si sono trasferiti in Belgio e che stanno vivendo il countdown “in mezzo al nemico”, sportivamente parlando, ça va sans dire.

BELGIO E ITALIA A CONFRONTO

Teresa Jurilli, genovese di 46 anni, vive a Bruxelles da quasi dieci anni e lavora per le istituzioni europee. “Differenze tra belgi e italiani? Noi siamo abituati a questo tipo di partite, mentre per i belgi è ancora una un po’ una novità, sebbene siano consapevoli di avere una squadra molto forte. Si aspettano di andare avanti e hanno quell’innocenza che noi non abbiamo più. C’è un entusiasmo impressionante per la Nazionale già da mesi, tipico di un Paese che compete ad alti livelli da pochi anni”, afferma.

Il genovese, dalla zona “foce”, Simone Casadei Pastorino ha 35 anni e da dieci lavora nella capitale belga. E’ un blucerchiato doc, visto che è membro del “Sampdoria club di Bruxelles”, gruppo che “segue la Samp con amore nonostante il suo presidente”, tiene a precisare.   “Sono abbastanza tormentato per due motivi – racconta – il primo è personale, visto che ho iniziato il percorso per acquisire la cittadinanza belga, anche per questo il Belgio è un po’ la mia seconda squadra. Il secondo motivo è la forza della squadra del ct Martinez. Avendo molti colleghi belgi sono già sotto pressione”. L’Italia e il Belgio hanno due storie molto diverse per quanto concerne le nazionali di calcio e ciò è evidente per chi vive a cavallo tra i due mondi. Il fattore trasversale è la forza unificatrice che solo il tifo per la squadra del proprio Paese può dare: “Per gli italiani tifare la nazionale è un sentimento consolidato. In questi dieci anni, ho visto crescere nei belgi un sentimento di appartenenza che non avevo percepito prima. Spariscono le differenze tra fiamminghi e valloni e celebrano ogni partita con tanto ardore, forse di più di quanto facciamo noi. Inoltre, penso che Italia-Belgio sia molto sentita anche perché la comunità italiana in Belgio è una delle più grandi e soprattutto perché ci sono molti italiani di vecchia immigrazione con figli e nipoti che saranno molto combattuti su chi tifare. Italia e Belgio condividono una storia comune, penso a Marcinelle ma anche alle tante storie di immigrati italiani in Belgio che ormai fanno parte di questo Paese. E trovo tutto ciò molto bello”.

Andrea Nazario Ferrando, da Arenzano, ha 27 anni e lavora a Bruxelles in un’agenzia che cura le relazioni tra le aziende e le istituzioni europee. “I belgi – afferma in accordo con Teresa – sono a questi livelli nel calcio da poco tempo. Ora sentono le partite come noi, facendo caroselli nelle strade”. In effetti, girando per le numerose brasserie di Bruxelles è notevole la quantità di persone che seguono i diavoli rossi con tanto di sciarpa al collo anche durante le partite di qualificazione, gare di cui noi ci accorgiamo spesso soltanto quando vanno male. Oppure malissimo come nel novembre 2017. Di fede opposta rispetto a Simone, tifa Genoa e fa parte dei “Grifoni” di Bruxelles, un gruppo che, alla stregua dei cugini blucerchiati, “segue il Genoa nonostante il suo presidente”.

Jacopo Guagliardo è partito dalla città della Lanterna direzione Gand, dove ha vissuto per cinque anni e dove di tanto in tanto fa ritorno. Lavora come pilota di linea e ha 28 anni. “Guardare gli Azzurri – commenta – ti fa sentire un po’ più a casa e vicino alla famiglia”. Come Simone, parte da una premessa sulla composizione del Belgio, dal punto di vista della popolazione, per prendere in considerazione analogie e differenze tra italiani e belgi. Il Regno del Belgio – sì si tratta di una monarchia parlamentare anche se meno al centro del gossip rispetto a quella britannica – è diviso, per farla semplice, in due macrogruppi, fiamminghi e valloni, diversi per cultura, abitudini e lingua. Inoltre, varie ondate migratorie e la presenza delle istituzioni europee hanno reso ancora più eterogenea la popolazione belga. “I diavoli rossi – spiega – hanno il potere di azzerare completamente le divisioni. Penso che per loro vedere la nazionale abbia un potere ‘unificatore’ ancora più forte rispetto a quanto accade in Italia, dove le differenze culturali esistono ma non sono così marcate come in Belgio”. Poi, un paragone interessante tra i fiamminghi e i liguri: “Soprattutto nelle Fiandre la gente è estremamente discreta e diffidente per abitudine e per cultura, un po’ come noi genovesi, e quando ci sono questi eventi (nazionale di calcio, le classiche del ciclismo) tutti hanno una scusa per transigere, per fare quello che di solito non fanno”.

DOVE GUARDA LA PARTITA UN GENOVESE IN BELGIO? E CON CHI?

“Non so dove la guarderò – commenta Teresa – ma cerco sempre di mantenere il posto della partita precedente quando va bene. Potrei guardarla o con una coppia italo-spagnola di amici oppure a casa con le mie figlie. Non la guarderò con dei belgi.

Per Andrea, invece, un eventuale successo di Chiellini e compagni farebbe raddoppiare la festa: “La partita cade nel giorno del mio compleanno. La guarderò a casa con la mia fidanzata, preferisco vederla tranquillo e non immerso in orde di belgi, che saranno davvero tanti nelle strade”. Nella foto, Andrea insieme a un gruppo di amici assiste a una partita dell’Italia. Sulla scelta del menu si era puntato sulla classica pizza anche perché – diciamocelo – il fatto che le patatine fritte (due volte nel grasso e non nell’olio) sono uno dei piatti simbolo del Belgio qualcosa vorrà pur dire. “La pizza – commenta Andrea – non è male qui a Bruxelles”.

Simone segue la stessa filosofia di Teresa: “location che vince non si cambia”. “La guarderò a casa con mia moglie, un caro amico – ahimè juventino, nessuno è perfetto –  e la nostra gatta sempre molto interessata alle partite. Abbiamo visto la partita contro l’Austria con questa formazione ed è meglio non scombinare le carte”.

Scelta controcorrente per Jacopo, che assisterà al match a stretto contatto con il nemico: “Sarò in giro per lavoro, ma la vedrò con un collega belga dall’estero”.

PRONOSTICI E SENSAZIONI

Jacopo, probabilmente per scaramanzia, elude la domanda con una battuta, che in ogni caso sottolinea un qualcosa che accomuna belgi e italiani viste le arcinote rivalità: “Chi vincerà non lo so, ma poco importa. L’importante sia per il Belgio sia per l’Italia era che la Francia uscisse dal torneo”.

Simone ha piena fiducia nei gemelli del goal della Samp e diffida delle lusinghe degli avversari: “I Belgi hanno molta paura, anche perché gli infortuni di De Bruyne e Hazard nella partita con il Portogallo li stanno facendo tremare. In molti tra gli amici belgi mi stanno dicendo che ritengono l’Italia favorita perché è una bella squadra, con una proposta di gioco diversa dai soliti schemi e abbastanza giovane. Non mi fido di tutta questa gentilezza e per un misto tra scaramanzia e verità rispondo che il Belgio è squadra più matura e che ha maggiori possibilità. Detto ciò il mio sangue è orgogliosamente blucerchiato quindi non posso che credere ciecamente in quella panchina e in quella forza che sicuramente Mancio e Vialli stanno passando ai giocatori”.

Andrea crede nelle chance dell’Italia (“penso che vincerà”), anche in virtù dei possibili assenti illustri tra le fila avversarie. Sicurezza nella propria nazionale riscontrata anche dall’altra parte, in parte condita dalla poca conoscenza di chi non vive di “pane e calcio”: “I miei colleghi belgi sono convinti di vincere perché hanno campioni che giocano in grandi squadre ma anche perché molto spesso non conoscono bene i giovani giocatori italiani”.

Teresa preferisce non sbilanciarsi: “Sarà un match molto equilibrato. Il Belgio è una grande squadra, ma è anche vero che noi diamo il meglio contro gli squadroni. Secondo me abbiamo il cinquanta per cento di possibilità di passare. L’Italia gioca molto bene rispetto ad altre edizioni dei campionati europei. Cosa dicono i belgi? Purtroppo non ho molti scambi con loro, perché per via della pandemia lavoro ancora da casa. Detto questo, so che ci temono perché siamo una squadra storica, considerata un po’ come una ‘vera grande’”.

L’ITALIA È SEMPRE L’ITALIA

In effetti, la nazionale italiana gode spesso di un grande rispetto all’estero e viene vista come una candidata alla vittoria finale indipendentemente dal valore della squadra, in particolar modo da chi non segue in modo assiduo il calcio internazionale. Proprio come sostiene Teresa, l’Italia viene ammirata da tifoserie come quella belga, che vive un momento d’oro ma che non ha ancora potuto riempire la bacheca di trofei. Esemplificativi di ciò, i commenti sotto alcuni post del quotidiano belga Le Soir dopo l’andata dell’infausta doppia sfida contro la Svezia del novembre 2017. Non era difficile trovare frasi del tipo: “Sempre la stessa storia, fanno fatica ma quando conta loro ci sono, mentre noi…”. In realtà andò malissimo all’Italia in quell’occasione. Speriamo che dopodomani questo sentire belga, loro malgrado, si riveli esatto.

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