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Ventennale G8, Fratoianni (Sinistra Italiana): “Ogni volta che ci ripenso è come una frustata”

"La violenza inaudita di quei giorni, l'assassinio di Carlo Giuliani, la macelleria messicana della Diaz e la mattanza di Bolzaneto, furono scatenate con l'obbiettivo preciso di porre fine ad un movimento che continuava a crescere"

Nicola Fratoianni

Genova. “Un amico ieri mi ha mandato una foto. Ci sono anche io, e insieme a me compagni e compagni con cui oggi, a 20 anni da quei giorni di luglio a Genova, faccio politica in Sinistra Italiana, altri con cui ho costruito altre esperienze straordinarie, con un significato politico altrettanto importante, come Mediterranea. Altre e altri ancora che, anche quando non li incroci quotidianamente, continui a sentire come una parte della tua storia e della tua vita. Perché Genova, per una generazione, è stata questo. La costruzione di una dimensione collettiva, un gigantesco spazio di convergenza in cui si sono incontrate storie, linguaggi e pratiche diverse. E a ripensarci, ogni volta, è come una frustata”.

Lo scrive su Facebook il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

“Capita a me, e non credo solo a me, di sentire pensando a quei giorni – prosegue il leader di Sinistra Italiana – ancora nelle narici l’odore dei gas al CS lanciati ovunque, di sentire elicotteri e il rumore dei manganelli sugli scudi. Di vedere i blindati lanciati sul corteo alla ricerca di corpi da abbattere. La violenza inaudita di quei giorni, l’assassinio di Carlo Giuliani, la macelleria messicana che fu tanto italiana alla scuola Diaz e la mattanza di Bolzaneto, furono scatenate con l’obbiettivo preciso di porre fine ad un movimento che da anni continuava a crescere, per dimensioni e per consenso”.

“Oggi, a vent’anni da quelle giornate sembra di leggere negli articoli che riempiono gli speciali un grande coro di indignazione ex post: “quei ragazzi avevano ragione”, “il movimento aveva capito prima di altri”. Ovviamente i riconoscimenti sono sempre benvenuti. Ma è bene riflettere almeno su due cose: la prima è che non fu così allora. È bene ricordare che il Parlamento Italiano negò e ha sempre negato in seguito l’istituzione di una commissione di inchiesta, che molti anche nel “campo democratico” cercarono di dipingere quel movimento come una pulsione antistorica e addirittura regressiva di fronte alle magnifiche sorti e progressive della Globalizzazione. E allora innanzitutto voglio dire grazie a chi allora e in buona parte ancora oggi scelse una parte, anche nel vivo di un conflitto duro e difficile”.

“La seconda riguarda appunto il conflitto. Perché quel movimento aveva ben chiaro che “l’altro mondo possibile” era altro perché rispondeva ad interessi, bisogni e rapporti di potere diversi da quelli dominanti. Perché in fondo la storia cammina grazie al conflitto.
Oggi, vent’anni dopo, la lezione è ancora quella. Davanti alla pandemia la retorica del “siamo tutti sulla stessa barca” torna ad occupare la scena. “Nulla sarà come prima” “ne usciremo migliori”. Che nulla sarà come prima è probabilmente vero. Su come ne usciremo è aperto, come sempre, uno scontro”

“Per questo Genova – conclude Fratoianni – è sempre con me, come quella foto. Non per nostalgia, che comunque non è una cosa brutta o di cui ci si debba vergognare. Ma perché oggi, come allora, il futuro è di chi lo costruisce, scegliendo da che parte stare.”

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