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Scontro sul green pass: ipotesi obbligo per palestre e discoteche, nei ristoranti solo al chiuso

Il Governo cerca la "via italiana" per applicare il modello francese. Toti favorevole, ma il centrodestra si spacca

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Genova. Sì al green pass obbligatorio per entrare in tutti i luoghi a rischio assembramento come palestre, discoteche, stadi, teatri, cinema, sale per eventi e congressi. Mentre, per quanto riguarda bar e ristoranti, il certificato verde potrebbe servire solo per mangiare e bere al chiuso. È questa l’ipotesi alla quale sta lavorando il Governo per evitare nuove restrizioni e al contempo incentivare fortemente le vaccinazioni mentre si registra pressoché ovunque una netta risalita dei contagi, soprattutto tra i giovani.

Si cerca dunque una “via italiana al green pass applicato in maniera estensiva in Francia, perché “l’obiettivo è non chiudere mai più”, come ha detto ieri la ministra agli Affari regionali Mariastella Gelmini. Ipotesi che ha visto subito l’entusiasmo del presidente ligure Giovanni Toti oltre che dell’infettivologo genovese Matteo Bassetti, ma non quello di tutte le forze politiche, a partire proprio da quelle di centrodestra come Fratelli d’Italia e Lega che invocano le libertà garantite dalla costituzione.

Di green pass per entrare in discoteca si discute ormai da settimane ma l’idea di riaprire i locali non è mai stata concretizzata e, soprattutto adesso che la situazione epidemiologica sta di nuovo cambiando, non sembra in cima alla lista delle priorità. Tuttavia, in un sistema simile a quello francese, anche le sale da ballo potrebbero tornare accessibili attraverso la certificazione verde.

Il problema più urgente riguarda però tutte quelle attività che rischiano di chiudere di nuovo in caso di passaggio in zona gialla o, peggio, arancione. Da un lato si sta lavorando a una modifica dei parametri per dare più peso alla situazione ospedaliera piuttosto che ai numeri del contagio tout court, dall’altro anche questo ritocco potrebbe non essere sufficiente. E allora, ecco il compromesso: si apre solo alle persone vaccinate, guarite o risultate negative nelle ultime 48 ore.

I ristoratori liguri – ma anche le altre categorie coinvolte – si sono già detti contrari senza mezzi termini parlando di “discriminazione” e “accanimento sulla categoria” visto che il vaccino non è obbligatorio. Alla fine la via di mezzo potrebbe essere trovata distinguendo tra tavoli all’aperto e al chiuso, oppure stabilendo un limite alla capienza superabile solo col ricorso al green pass. Compromessi che invece non sarebbero possibile per palestre, piscine e comunque per tutte quelle attività che non hanno a disposizione spazi all’aperto.

C’è poi il tema dei mezzi pubblici. La Francia ha deciso di applicare il green pass su treni e aerei, ma anche su bus e metropolitane. Meccanismo che sarebbe inapplicabile per esempio a Genova, dove non esistono sistemi di controllo automatici per salire sui mezzi. L’unica strada sarebbe affidare le verifiche ad autisti e altro personale viaggiante, ma i numeri non sono sufficienti e anche le procedure per salire a bordo si allungherebbero a dismisura.

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