Presidio a De Ferrari contro la Turchia: "L'attacco di Erdogan alle donne riguarda anche noi" - Genova 24
Manifestazione

Presidio a De Ferrari contro la Turchia: “L’attacco di Erdogan alle donne riguarda anche noi” fotogallery

Oggi la Turchia esce ufficialmente dalla convenzione di Istanbul: "Ma quel documento in Italia è spesso lettera morta"

Genova. Donne in piazza anche a Genova, come in molte città d’Italia e d’Europa, nel giorno in cui la Turchia esce ufficialmente dalla convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne e la violenza domestica. A convocare un presidio davanti al consolato turco in piazza De Ferrari è stato il collettivo Non una di meno con la partecipazione dei centri antiviolenza e del coordinamento Liguria Rainbow.

“Oggi è una giornata di lotta transnazionale che ci unisce alle compagne turche ma anche alle compagne di tutta Europa e di tutti i Paesi del mondo – spiega l’attivista Silvia Pittaluga -. Oggi la Turchia esce ufficialmente dalla convenzione di Istanbul. È chiaro che quello di Erdogan è un attacco violentissimo ai diritti di tutte le donne e delle persone Lgbtq+, ma è un attacco anche a noi in Italia”.

Dalla Turchia all’Italia, secondo le promotrici della manifestazione, il passo è breve: “Qui la convenzione di Istanbul resta troppo spesso lettera morta e noi pretendiamo che sia applicata. Mancano finanziamenti ai centri antiviolenza, perché le politiche applicate al contrasto alla violenza contro le donne sono assolutamente insufficienti, perché mancano ore di educazione all’affettività nelle scuole che sono il punto da cui partire per prevenire la violenza e per cambiare l’atteggiamento culturale, perché le donne troppo spesso non sono indipendenti economicamente e ne hanno bisogno per uscire dalla violenza. Per tutti questi motivi siamo qui oggi”.

“La violenza si manifesta in ogni ambito della nostra vita e in moltissime forme, di cui i femminicidi sono solo quella più visibile. Anche le molestie nello spazio pubblico sono violenza: vogliamo essere libere di camminare come, quando e dove vogliamo. Il nostro abbigliamento non è un invito a commentare”, attaccano le donne del collettivo.

La psicologa Ariela Iacometti, tra le coordinatrici di Non una di meno, ha ricordato che “sul concetto di identità di genere si gioca la partita più dura con la convergenza delle forze della destra politica, delle associazioni pro-vita e del vaticano, espressamente transfobiche e sessiste”. L’iniziativa è poi proseguita con una passeggiata transfemminista nel centro storico di Genova.

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