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Le parole

Piazza Alimonda, il chitarrista dei Ministri: “Per parte della mia generazione uno spartiacque fra due mondi”

"Frequento Genova da anni e non avevo mai sentito il bisogno di vedere dove tutto fosse successo. Sarebbe stato un mondo diverso con un ragazzo in più? Sicuramente sì, probabilmente no", scrive Federico Dragogna

Generico luglio 2021

Genova. Pubblichiamo il post scritto sulla propria pagina Facebook da Federico – Fede – Dragogna, chitarrista e paroliere della rock band I Ministri. Il gruppo, che si è esibito a Genova pochi giorni fa, è legato per ragioni professionali, artistiche e amicali alla nostra città. E alla sua storia.

*Di Federico Dragogna
“Le prime tre piazze che mi vengono in mente: Piazza Fontana, Piazza Tienanmen, Piazza Leonardo. Solo una fa propriamente parte della mia vita (la terza, dove facevo le elementari), le altre due sono parte del mio tempo, e lo sono per ragioni scure – come spesso capita agli indirizzi che diventano celebri.

La quarta a cui penso è Piazza Alimonda: per una parte della mia generazione, uno spartiacque tra due mondi. Uno fatto di lotte e nemici riconoscibili, una sorta di secondo tempo di quello che tentarono di fare i nostri genitori, l’altro, quello in cui poi ci siamo arenati, fatto di una multiforme rassegnazione e di nemici insormontabili. Così grandi da non poter neppure essere abbracciati con un solo sguardo: noi come formiche che alla domanda “chi vi minaccia?” rispondono “piedi”.

Non ero mai stato in Piazza Alimonda. Mi accorgo, mentre scrivo, che una voce dentro di me la pronuncia: la A finale di Piazza che fa un cross-fade con quella iniziale di Alimonda, come fosse già parte di una canzone e non più solo un indirizzo.
Frequento Genova da anni e non avevo mai sentito il bisogno di vedere dove tutto fosse successo. Sarebbe stato un mondo diverso con un ragazzo in più?
Sicuramente sì, probabilmente no
.

La morte di Carlo riverberò oltre lo spazio della sua famiglia, della sua vita, della sua comunità e della sua città: non far parte di queste ultime non impediva di cucire in qualche modo quel lutto sulla propria bandiera, e molti – con alterna purezza d’animo – lo fecero. Piazza Alimonda è poco oltre la stazione Brignole, nel quartiere Foce, dove Genova sembra per un attimo Torino. Per un forestiero come me, è difficile capitarci.
Ci inciampo cercando un cavo per chitarra, lanciato da Google Maps verso un negozio di strumenti poco più in là.

Ad anticiparmelo è l’insegna di una sala da gioco: Alimonda Slot, nella via che si immette nella piazza da ovest. Piazza molto più piccola e dimessa di come mi aspettassi, quasi uno slargo: ha una forma trapezioidale ed è dominata da una chiesa parrocchiale che cerca di mettere ordine in quella asimmetria.
Non l’avevo mai vista la chiesa, nelle foto e nei filmati che pure avevamo tutti guardato con attenzione scientifica (mi diranno poi che la maggior parte delle riprese aveva la chiesa alle spalle).

Più o meno nel mezzo, un’aiuola triangolare ospita una palma e una piccola stele di pietra in ricordo di Carlo Giuliani, ragazzo.
Difficile notarla, giusto un mazzo di fiori a fianco ne tradisce la missione.
A pochi metri, cartelli stradalli accatastati l’uno sull’altro giacciono forse dimenticati, forse in attesa di entrare in servizio. Ai miei occhi, che hanno appena scoperto di essere in Piazza Alimonda, paiono una sorta di intervento d’artista, il contributo discutibile di un dadaista di passaggio.

In ogni caso, il contesto mi ricorda subito l’inizio de “La Spada Nella Roccia”: gli uomini che dimenticano, le erbacce e l’incuria che pian piano coprono le parole scritte nella pietra.

Cerco qualche notizia in più su quel piccolissimo monumento che ho davanti e scopro una nuova parola: cippo, cioè appunto una stele recante un’iscrizione commemorativa. La scopro perché citata da una consigliera della Lega, Francesca Corso, che da anni si sbraccia e si arrabatta per farlo togliere, quel cippo. Queste le sue parole: “Auspico che si possa giungere alla decisione della rimozione al cippo, che già da troppi anni è presente nella nostra città, a ricordo di un evento che andrebbe invece cancellato”.

E come si cancella un evento, mi verrebbe da chiederle? Cancellandolo dai libri e dalle pietre o cancellandolo direttamente dalla nostra memoria, come in Eternal Sunshine Of The Spotless Mind? Di certo, non si può nemmeno imputare a lei sola questa smania del cancellare, una soluzione che piace agli schieramenti più disparati per le ragioni e i monumenti più disparati. Del resto, un giorno, saremo cancellati tutti: da una giunta, da un’onda anomala, dai secoli. Ma questo è ancora il nostro tempo, questa è ancora la nostra storia.

È tutta storta, piena di zone d’ombra e angoli ciechi, di contraddizioni e tradimenti, di errori e ritardi, di paure e di fughe. Non la migliore delle storie, ma di certo non la peggiore. La conserviamo in ricordi sbiaditi come libri lasciati al sole e la rieditiamo in valori a maglie larghe da trasmettere ai nostri figli. Ma ha ancora una sua piccola parte materica, un suo peso reale e non diluibile nei pensieri: una parte di questo peso è quello di questo cippo, i pochi chili di un sasso addormentato in un’aiuola. In una piazza che, per mille ragioni pubbliche e private, abbiamo deciso di ricordare – se non vi dispiace”.

*L’autore è chitarrista, vocalist e paroliere de I Ministri

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