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Piace il Flauto magico “a stazioni” del Teatro della Tosse nel parco della Duchessa di Galliera fotogallery

Il fatto che sia "Un flauto magico" e non "Il flauto magico" rivela che l'opera mozartiana c'entra, ma non è tutto in questo spettacolo

Il flauto magico del teatro della tosse

Genova. Cosa ci fa la Regina della notte a letto con Pulcinella? E Tamino alle prese con le lezioni sul potere di Padre Ubu? Il Teatro della Tosse rende omaggio ai personaggi che Emanuele Luzzati ha amato e su cui ha lavorato più volte nella sua lunga carriera con “Un flauto magico“, in scena sino all’8 agosto nel parco di Villa Duchessa di Galliera a Voltri (ore 21, il giovedì alle 20, lunedì riposo).

Un debutto applauditissimo quello di martedì 20, tanto che gli attori sembravano quasi in imbarazzo nel rispondere all’ennesima chiamata. Lo spettacolo è stato apprezzato da adulti e bambini.

L’atmosfera del parco è perfetta per ospitare le scenografie meravigliose di Luzzati riprese da Emanuele Conte, che ha curato anche la regia e il testo (quest’ultimo insieme ad Alessandro Bergallo, Luigi Ferrando, Amedeo Romeo). Un inizio nel palco centrale, poi l’ormai consuetudine di uno sviluppo “a stazioni” come accade negli spettacoli estivi della Tosse, con il pubblico diviso in gruppi, per poi riunirlo nel gran finale di nuovo al centro del giardino all’italiana.

Il fatto che sia “Un flauto magico” e non “Il flauto magico” rivela che l’opera mozartiana c’entra, ma non è tutto in questo spettacolo che stimola invece parecchie riflessioni usando la metafora dei colori in contrapposizione con il bianco e nero. Spetta al dorato e luminoso Sarastro di Enrico Campanati, l’unico a non recitare in coppia con nessuno, guidare il pubblico nella parte più filosofica e concettuale del testo che calza a pennello in questi tempi in cui ognuno vede come un’entità diversa da sé “l’altro” che non la pensa come noi.

Ciò che accade nelle varie stazioni invece, sembra proprio sfatare la volontà iniziale dei bianchi e neri di dominare sul mondo a colori. Le coppie funzionano, chi più chi meno: La regina della notte (Susanna Gozzetti) si trova Pulcinella (Biagio Musella) nel letto e confida di essere stufa di essere vista come la cattiva della storia, mentre la maschera napoletana confessa perché ha avuto così tanto successo nel corso dei Secoli.

Tocca ad Alessandro Bergallo (La Morte) e a Pietro Fabbri (Il serpente Uroboro) il riassunto del Flauto Magico, quello originale, con momenti di pura ilarità giocando sul fatto che il flauto magico è un romanzo di iniziazione in cui muore solo il serpente.

È Isabella Rizzitello (La Gazza ladra) a mettere in gabbia Graziano Sirressi (Papageno) nella stazione più “bucolica” con gli attori a muoversi tra alberi e cespugli.

Riuscita la contrapposizione tra l’invadenza e la scaltrezza di Marco Taddei (Padre Ubu) e la timidezza e l’ingenuità di Marco Rivolta (Tamino), con un ribaltamento finale poco sorprendente se visto come va di solito nella realtà.

Mariella Speranza (Madre Ubu), tenta Ianua Coeli Linhart (Pamina), già pronta a uscire dal guscio del proprio ritratto e a girare il mondo.

Si ride, si sorride e si riflette, immersi nella bellezza. Apprezzatissimi anche i costumi, sempre di Emanuele Luzzati, reinterpretati da Daniéle Sulewic. Ben inserite nel contesto le luci di Matteo Selis.