Quantcast
Curiosità

Nella Repubblica di Genova esisteva un “green pass” per le navi di passaggio in porto

Il certificato era indispensabile per scaricare le merci e fare rotta verso il porto successivo: in questo modo fu evitata la peste del 1630

Generico luglio 2021

Genova. Mentre si annunciano in tutta Italia nuove proteste sul green pass esteso voluto dal governo Draghi (l’esecutivo però ha rinviato il decreto con l’elenco dei luoghi in cui sarà obbligatorio) c’è chi ricorda che uno strumento simile esisteva almeno 300 anni fa a Genova, sulle banchine di un porto che ancora primeggiava nel Mediterraneo.

Ovviamente non si chiamava green pass ma era una sorta di lasciapassare sanitario. Ogni volta che una nave arrivava in porto gli equipaggi dovevano sottoporsi a una visita sanitaria obbligatoria da parte delle guardie di sanità. Se era tutto in regola, gli ufficiali rilasciavano il certificato che era indispensabile per scaricare le merci e fare rotta verso il porto successivo, altrimenti erano obbligati a restare fermi per un periodo di quarantena.

E fu grazie soprattutto a misure del genere che la Liguria fu sostanzialmente risparmiata dalla peste del 1630, quella raccontata dal Manzoni. Anche se i genovesi furono i principali responsabili della diffusione del morbo in Europa durante il Medioevo, come raccontammo su questa testata all’inizio della pandemia quando le sensazioni in merito erano ben altre.

Generico luglio 2021

Quello nella foto, tratta da un sito di collezionismo, è un documento che risale al 1741. Sono ben visibili lo stemma della Repubblica e l’intestazione dei Conservatori di Sanità. “Da questa città – si legge – per grazia di Dio netta, sana, purgatissima, e remota da qualsivoglia sospettione di male contagioso, si parte” il signor San Gio Batta, con nave olandese, con suoi marinai, merci e serragli per recarsi a Livorno. Qua sotto un altro reperto simile, redatto qualche decennio dopo durante la Repubblica Ligure di matrice napoleonica.

Generico luglio 2021

A condividere le immagini è stato Mattia Enea Solari, un appassionato di storia genovese, ripreso dal linguista Fiorenzo Toso che spesso divulga documenti di questo tipo sul proprio profilo Facebook. Un’annotazione curiosa: il bollo della Repubblica, stampato in alto a sinistra, tradisce una certa somiglianza con l’odierno QR Code da scansionare sul green pass. Coincidenze?

Più informazioni
leggi anche
toti vaccino covid
Posizione
Toti: “Sì al green pass obbligatorio sui luoghi di lavoro se non avremo l’immunità di gregge”