Lo studio: "Con lombardi e piemontesi in smart working in Liguria il Pil crescerebbe del 15%" - Genova 24
Futuro

Lo studio: “Con lombardi e piemontesi in smart working in Liguria il Pil crescerebbe del 15%”

A Santa Margherita il forum Liguria 2030 organizzato da The European House - Ambrosetti

smart working mare liguria

Santa Margherita Ligure. Se tutti i piemontesi e i lombardi che trascorrono le vacanze in Liguria si stabilissero qui per lavorare in smart working, il Pil della regione crescerebbe del 15%. È la stima elaborata da The European House – Ambrosetti e presentata dall’amministratore delegato Valerio De Molli al Forum Liguria 2030 organizzato oggi all’ex abbazia della Cervara di Santa Margherita Ligure. Se tutti i lavoratori piemontesi e lombardi già abituati allo smart working si trasferissero in Liguria, la crescita prevista del Pil arriverebbe fino al 19%.

Si tratta di uno dei cinque progetti portanti individuati da Ambrosetti per il rilancio della Liguria. Le altre strategie prevedono di rendere il sistema dei porti liguri un modello di riferimento mondiale negli ambiti green e digitalizzazione, potenziare il sistema sanitario con la collaborazione dei privati per arrivare a un modello di assistenza predittiva, personalizzata e capillare, rendere la Liguria regione leader nella cybersecurity puntando su aziende già presenti (Ansaldo, Cisco, Leonardo) e puntare decisamente sulla transizione green.

Lo studio, anticipato ieri, conferma l’importanza delle infrastrutture per l’economia regionale. I ritardi sui tempi di realizzazione costano alla Liguria una mancata crescita del Pil dello 0,5%, pari a circa 700 milioni, stimata al 2023. Il sistema necessita di 16,5 miliardi di investimenti, previsti già prima del Covid. La nostra regione ha patito le conseguenze della pandemia meno che l’Italia nel suo complesso, ma la disoccupazione giovanile è aumentata più che in ogni altro territorio, con una variazione del tasso pari a 7,4 punti percentuali.

“Oggi abbiamo di fronte due nemici temibili: la burocrazia e la timidezza, che ha fatto tanti danni nel passato e che ancora oggi non fa partire la Gronda, una cosa intollerabile dopo quello che abbiamo vissuto. Su questo il modello Genova non ha fatto così tanta scuola come avremmo voluto e lo dico anche vedendo i provvedimenti legislativi di queste ore che spero possano essere migliorati. Ma abbiamo anche un’opportunità, che potrebbe diventare una catastrofe se non sapremo usarla”, ha commentato il presidente ligure Giovanni Toti.

“La crescita di tanti punti di Pil significa che alcuni cresceranno mentre altri deperiranno – prosegue Toti – perché il Covid li ha colpiti in modo ineluttabile. Dobbiamo saper trasportare il nostro sistema di garanzie, non di occupazione ma di occupabilità della persona, il nostro sistema di formazione professionale, tutto il nostro sistema economico verso il mondo del futuro. Dobbiamo saper trasformare il nostro modello economico e perché questo non sia accompagnato da una crisi sociale che non possiamo permetterci dopo il Covid, dobbiamo saper trasformare anche il nostro sistema di formazione professionale in modo che ogni cittadino viva questa trasformazione come un’opportunità e non come una minaccia. La storia ci insegna che dopo le grandi catastrofi c’è sempre un momento straordinario per l’umanità. Da qui dobbiamo ripartire un po’ più forti perché il Covid ha anche contribuito a temprare tutta la classe dirigente di questo paese. Credo che qui oggi ripartiamo bene perché lo facciamo dai numeri, che ci parlano di straordinarie opportunità che vogliamo cogliere senza perdere neppure un minuto”.

“Voglio fare oggi un ultimo appello, visto che qui c’è un pezzo di opinione pubblica qualificata della nostra regione e da qui parliamo all’Italia, con manager di importanti industrie e amministratori pubblici: non c’è una legge che possa essere un surrogato del fattore umano nel realizzare le cose – ha concluso Toti -. Il modello Genova era un Decreto legge, poi applicato con coraggio da tante persone. Non c’è una legge che riesca a dare coraggio alla mano che firma, che vuole assumersi i rischi d’impresa o amministrativi. Occorre tornare profondamente ad un’etica della responsabilità. Abbiamo un Paese pieno di persone a cui piace mettersi la spilletta sulla giacca ma quando c’è da prendersi una responsabilità mettendo una firma e dicendo ‘si fa così, lo deciso io e sono pronto a difenderlo’, spariscono sotto la scrivania. Questo male non lo guariremo con nessun processo legislativo ma solo con una grande assunzione di consapevolezza e responsabilità da parte della classe dirigente. Non esistono onori senza oneri, cerchiamo di non dimenticarlo – conclude – in un momento così importante per il paese”.

“La Liguria è in grave difficoltà dal punto di vista infrastrutturale – ha ammesso il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini intervenuto in videoconferenza -. La situazione sulle autostrade, in particolare a causa della necessità di metterle in sicurezza, è molto grave. Abbiamo cercato di intervenire. Aspi ha deciso di ridurre drasticamente le tariffe non solo nei luoghi di maggiore disagio ma a partire da ieri anche sul resto delle autostrade. Stiamo lavorando per riconoscere questi disagi e ridurli. Questa non è una situazione che si risolve in poche settimane, pochi mesi, bisogna operare su diversi fronti ed è quello che il governo sta facendo, in primo luogo coi commissariamenti”. Il ministro ha confermato che sarà a Genova il 14 agosto per la posa della prima pietra del nuovo parco sotto il ponte San Giorgio.

Il Pnrr rappresenta anche per la Liguria una grande occasione di rilancio. “Abbiamo previsto all’interno di un tavolo territoriale la presenza dei sindaci e dei presidenti delle Province e delle Regioni. Abbiamo il dovere di correre per spendere i 230 miliardi del Pnrr, per fare questo la collaborazione e la sinergia con Regioni e Province è la chiave per non incorrere in contenziosi che ci allontanerebbero da traguardo, che è spendere risorse entro 2026”, ha detto la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini che poi si è soffermata sulla parte relativa agli investimenti nella sanità: “Si deve andare verso una valorizzazione della medicina del territorio -. Ci sono 7 miliardi a disposizione su questo versante che devono vedere un gioco di squadra con Regioni, Agenas, gli assessori alla sanità per potenziare la telemedicina”.

Al forum partecipano Matteo Bassetti (Direttore dell’Unità Operativa Clinica Malattie Infettive, Ospedale San Martino di Genova); Giuseppe Bono (Amministratore Delegato, Fincantieri); Roberto Cingolani (Ministro della Transizione Ecologica); Valerio De Molli (Managing Partner & CEO, The European House – Ambrosetti); Fabrizio Di Amato (Presidente, Maire Tecnimont); David Foo (Assistant CEO, Maritime and Port Authority, Singapore); Mariastella Gelmini (Ministro per gli Affari regionali); Enrico Giovannini (Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili); Antonio Gozzi (Presidente e Amministratore Delegato, Duferco Italia Holding); Francesco Guido (Amministratore Delegato, Banca Carige); Beniamino Maltese (Executive Vice President, Gruppo Costa); Gianmatteo Manghi (Amministratore Delegato, CISCO Italia); Jens Meier (CEO, Hamburg Port Authority); Giovanni Murano (Presidente, ESSO Italiana); Mario Nava (Direttore Generale, Structural Reform Support, Commissione Europea); Ugo Salerno (Presidente e Amministratore Delegato, RINA); Paolo Emilio Signorini (Presidente, Autorità di Sistema Portuale Mar Ligure Occidentale); Jordi Torrent (Head of Strategy, Port of Barcelona); Giovanni Toti (Presidente, Regione Liguria); Carlos Vogeler (former Executive Director, World Tourism Organisation); Margaret Whoriskey (Head of Tech and Digital Healthcare Innovation, Scottish Government).

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