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Polemica

La Liguria chiude il 2020 in attivo di 300 milioni ma l’opposizione attacca Toti: “La sanità è bloccata”

Ok al rendiconto finanziario, la minoranza all'attacco: "Il pareggio in sanità è solo transitorio perché ottenuto con la riduzione dei costi"

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Genova. Via libera in Consiglio regionale al rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2020, promosso alcuni giorni fa dalla Corte dei conti nonostante alcune criticità. L’anno si è chiuso con un avanzo di 303 milioni e 566mila euro, circa 100 milioni in più rispetto all’anno precedente, e col raggiungimento del pareggio per quanto riguarda la sanità. All’attacco, invece, l’opposizione, che proprio sulla sanità e sulla gestione della pandemia di Covid ha mosso le principali accuse alla giunta Toti.

Le entrate accertate ammontano a 5 miliardi e 617 milioni di euro, le spese impegnate a 5 miliardi e 514 milioni, le entrate a 5 miliardi e 592 milioni, i pagamenti a 5 miliardi e 607 milioni. Il fondo di cassa al 31 dicembre è di 294 milioni e 660mila euro.

“Nonostante il contesto emergenziale, la Liguria ha rispettato i vincoli economici realizzando un pareggio di bilancio e anche l’avanzo richiesto, che per il 2020 ha impedito di utilizzare risorse per 26 milioni – ha rilevato Lilli Lauro, consigliera di Cambiamo con Toti e relatrice di maggioranza -. Abbiamo realizzato investimenti diretti o indiretti da completare entro i prossimi 5 anni per un importo pari al fondo non trasferito dallo Stato che per il 2020 per la nostra regione ammonta a 28,2 milioni a cui dobbiamo aggiungere 21 milioni di investimenti autofinanziati. Il totale dell’impegnato per investimenti, quindi, risulta 305 milioni al quale vanno aggiunti circa 123 milioni di fondo pluriennale vincolato in conto capitale che rappresenta lo sforzo della regione per il futuro”.

Il disavanzo da debito autorizzato e non contratto per investimenti degli anni precedenti registra un significativo miglioramento rispetto all’esercizio precedente e passa da 57,3 a 29,8 milioni di euro, con una diminuzione di 27,5 milioni di euro, cui si aggiungono 21 milioni di investimenti autofinanziati, per effetto degli esiti positivi della gestione di competenza. Il servizio svolto da Trenitalia nel 2020 ha comportato l’impiego di 17,8 milioni di euro di risorse autonome regionali, e la gestione del trasporto su gomma ha richiesto 15,8 milioni. La spesa sul settore socio-sanitario è stata rilevante, nonostante i vincoli di finanza pubblica: la Regione ha stanziato ed erogato oltre 27,5 milioni di euro di risorse proprie, di cui 15,5 destinate al fondo di solidarietà per le persone con gravi disabilità e 12 milioni circa alle politiche sociali.

“Il pareggio di bilancio in sanità è soltanto congiunturale e transitorio ed è stato raggiunto per due cause: da un lato l’incremento delle entrate dovuto all’aumento straordinario del fondo sanitario corrente e ai maggiori finanziamenti una tantum per fare fronte all’epidemia, dall’altro alla riduzione dei costi imputabile alla contrazione delle prestazioni erogate per le patologie diverse da quelle legate all’epidemia – ha detto il consigliere Enrico Ioculano (Pd) -. Esami e prestazioni sanitarie non legate al Covid, infatti, sono di fatto bloccate: chi vuole prenotare una visita non riesce a fissare un appuntamento e questo costringe le persone a rivolgersi al privato. Anche nel 2021 si raggiungerà il pareggio di bilancio, ma solo grazie all’aumento delle entrate e al taglio dei costi. Oggi, invece di crogiolarsi su un pareggio di bilancio momentaneo, il presidente di Regione dovrebbe dirci cosa fare per mettere in equilibrio il bilancio nei prossimi anni, quando riprenderà a correre la mobilità anche grazie ai bisogni arretrati la cui mancata soddisfazione è forse la causa primaria del pareggio conclamato”.

“Questo non è il bilancio dei liguri – ha accusato il consigliere Ferruccio Sansa -. È il bilancio della maggioranza, dei partiti, della politica. Non è un documento che custodisce la Liguria di ieri, protegge quella di oggi e disegna quella di domani. È un insieme di misure che non sono legate una all’altra da un’idea della nostra terra, ma sembrerebbe piuttosto dal tentativo di mettere insieme una rete di interessi, consenso, insomma di potere. Con il Covid – ha proseguito Sansa chiamando in causa la giunta – avete dato forse la spallata definitiva per smantellare il sistema sanitario pubblico, uno degli orgogli della nostra Regione e dell’Italia: prima l’affidamento, anche ai privati suoi finanziatori, di buona parte della campagna vaccinale. Poi adesso si annuncia il ricorso ai privati per superare i ritardi della chirurgia. Ci sono ancora più motivi di inquietudine oggi che il Covid ha drenato risorse per aggiuntive per altri 147 milioni. Come saranno curati i liguri ora che dovremo recuperare decine di migliaia di esami, centinaia di interventi? Adesso che dovremo pagare il conto di un anno in cui la prevenzione è stata messa da parte e bisogna chiedersi se possano bastare i 24 milioni previsti dal programma Restart”.

“L’esercizio 2020 ancora una volta mette il dito nella piaga della sanità: poco attrattiva, presenta costantemente saldi negativi per quanto concerne la mobilità – sanità – ha aggiunto il capogruppo del M5s Fabio Tosi -. Tradotto: i pazienti liguri si fanno curare altrove, con dispendio notevole di denari. E sono oltre 51 milioni di euro. Sono anni che denunciamo la fuga di pazienti verso altre regioni. Di questo piano di efficientamento e dall’esame della documentazione che abbiamo potuto consultare non si conoscono né gli obiettivi, né la loro quantificazione, né l’analisi degli scostamenti né l’impatto sulla erogazione del servizio. D’altro canto, sarebbe davvero poco auspicabile che il pareggio venisse raggiunto abbassando ulteriormente la qualità delle prestazioni, già di per sé non ottimali. Dalla lettura complessiva di tutti gli elementi a disposizione non si intravvede un’inversione di tendenza, sia per quanto concerne l’organizzazione del servizi, dove ancora, ad esempio, non si comprendono i reali benefici dell’istituzione di Alisa, sia per quanto concerne gli investimenti. L’esercizio 2020 è fallimentare, benché oggi in Aula la maggioranza abbia snocciolato cifre e si sia data pacche sulle spalle”.

“Il giudizio su questo settore è mediocre e lo dice la Corte dei conti nelle sue valutazioni e lo confermano anche i giudizi negativi di alcune associazioni che guardano il processo sanitario. E’ evidente che la Liguria, pur avendo delle eccellenze, è rimasta ferma in questo settore rispetto ad altre regioni”, ha aggiunto il consigliere Gianni Pastorino di Linea Condivisa.

“Siamo pronti a istituire per gli anni 2021, 2022 e 2023 un fondo integrativo aggiuntivo corrente destinato alle aziende ed enti del servizio sanitario regionale e finalizzato a dare attuazione al piano di risposta al fabbisogno sanitario post Covid-19 e a sostenere la spesa sanitaria corrente per gli esercizi 2021, 2022 e 2023 – ha sottolineato in una nota il presidente Giovanni Toti -. Nel 2021 verranno anche destinati 3,9 milioni per investimenti di Asl 1 e Asl 3. Mi pare di poter dire che gli sforzi messi in campo per sostenere la lotta al Covid dal punto di vista sanitario e dal punto di vista del superamento della crisi economica stanno cominciando a dare i frutti sperati. Non bisogna abbassare la guardia, per questo continueremo con la campagna vaccinale e contemporaneamente cercheremo di cogliere le opportunità che il Pnrr ci sta offrendo. A tale proposito si sta operando affinché, come richiesto dal Governo, le richieste sul Pnrr non si limitino alle infrastrutture che, per quanto necessarie, devono essere prima di tutto qualificate quali contenitori di idee, di progetti di sviluppo, di occasioni di start up. Solo in questo modo, puntando sulla tecnologia, sulla ricerca e sperimentazione riusciremo a costruire nuove opportunità per le nuove generazioni”.

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