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Personaggio

Ilaria Cucchi: “Dal G8 a S.M. Capua Vetere, l’impressione è che nulla sia cambiato”

La sorella di Stefano Cucchi a margine di un convegno ha citato anche la vicenda della morte di Emanuele Scalabrin

Genova. “Sono passati vent’anni dai fatti di Genova, quasi 12 dalla morte di Stefano, sembra di aver fatto enormi passi avanti ma a volte si ha l’amara sensazione che nulla sia cambiato. Se pochi mesi fa ci sono stati i fatti del carcere di Santa Maria Capua Vetere e se, quando ci troviamo di fronte a magistrati seri, cosa assai rara, che hanno voglia di fare, vediamo che il loro lavoro viene ostacolato, si ha la sensazione di aver sacrificato le proprie energie per nulla”.

Lo ha detto, a margine di un convegno per il ventennale del G8, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, e presidente dell’Associazione Stefano Cucchi Onlus.

“Continuo a insistere: è importante guardare a questi temi, non dimenticare quanto accaduto, e ricordare che, anche se ci sono tanti magistrati che non hanno voglia di fare il loro lavoro ce ne sono molti, purtroppo la minoranza, che lo vogliono fare e che danno un messaggio molto forte ai cittadini che credono nelle istituzioni. Riguardo ai fatti di Genova – conclude – non posso non fare collegamenti con quanto è avvenuto anche nei nostri processi, e mi riferisco ai depistaggi, a quella sensazione di impotenza di fronte a qualcosa di molto più grande di noi che si nutre di un senso di impunità”.

Ilaria Cucchi ha citato anche la vicenda dell’albenganese Emanuele Scalbrin. “Oggi siamo qui anche per ricordare Emanuele, la sua morte e quanto accaduto dopo. Esprimo la mia solidarietà alla sua famiglia e devo dire che ciò che è accaduto a Emanuele Scalabrin mi ricorda, per alcuni aspetti, quanto accaduto a Stefano e alla sua famiglia”.

“La tutela dei diritti inviolabili di chi è sottoposto a restrizione della libertà personale: verità e giustizia per Emanuele Scalbrin”, è il pensiero che ha dedicato al giovane di 33 anni morto nella caserma dei carabinieri di Albenga nel dicembre del 2020.

“Nel caso di Emanuele leggo che in una perizia è stato affermato che non sarebbe morto per le percosse ma per una malattia pregressa dovuta al suo stato di tossicodipendenza – dice – e di fronte a queste parole il mio pensiero non può che andare a quanto venne scritto a pochi giorni dalla morte di mio fratello, che sono costate anni e anni di processi a vuoto. Le persone che oggi sono sul banco degli imputati per depistaggi scrissero, poco dopo la morte di Stefano e prima ancora dell’autopsia, che era morto per tossicodipendenza. È estremamente complicato recuperare un concetto tanto semplice quanto fondamentale – conclude Cucchi – quello dei diritti umani, che sono uguali per chiunque, anche e soprattutto se si stratta dei diritti degli ultimi”.

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